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Vincenzo
Caci, capace e attento professore di materie
giuridiche allo Zappa-Fermi di Borgotaro, intellettuale siciliano DOC con forti
legami anche con l’Emilia, attivo con successo da anni nel mondo del
giornalismo e della comunicazione mediatica, si é aggiudicato nei
giorni scorsi, a New York, il prestigioso premio "WORDS OF SALT". |
Vincenzo Caci,
capace e attento professore di materie giuridiche allo Zappa-Fermi di
Borgotaro, intellettuale siciliano DOC, ora con forti legami anche con l'Emilia-Romagna, attivo con
successo da anni nel mondo del giornalismo, del teatro e della comunicazione mediatica,
si é aggiudicato nei giorni scorsi, a New York, il prestigioso premio "WORDS
OF SALT".
Il concorso, organizzato dalla Fondazione Arezzo Wave Italia e la fondazione
americana "Salt Queen Foundation", e realizzato in collaborazione con la
Tuscan Association of New York e la Scuola di Narrazioni "Arturo Bandini",
prevede la partecipazione di scrittori impegnati, con racconti brevi,
intorno al tema curioso e sicuramente inedito del sale; in tutte le sue
forme, comprese quelle sociali, culturali e artistiche.
Hanno concorso 173 autori, con pezzi di vario genere, scelti da una serie di
giurati internazionali e secondo criteri rigorosi.
Come premio Vincenzo Caci si è potuto godere una vacanza a New York ed ha
ricevuto un’opera artistica di elevato valore,
creata appositamente dall'ideatrice del premio, l'artista Bettina Werner.
Appena giunto a Borgotaro, in qualità di professore, Vincenzo Caci, ha
fatto conoscere il nome dello Zappa-Fermi nel mondo.
Non male come "biglietto da visita"!
Ecco il testo, vincitore del prestigioso premio, ovviamente scritto da Vincenzo Caci
MATTEO 5,13
Usciva da casa presto, tutte le mattine. Vestiva sempre rigorosamente di
scuro con camicia bianca, cravatta ed, immancabile, un fazzolettino nel
taschino dell'identico colore della camicia. Portava con sé una borsa in cui
trovava posto un libro, un quaderno, immacolati fogli di carta, qualche
penna, diverse matite.
Il suo primo appuntamento era con l'edicola per comprare due quotidiani,
quello della sua città ed uno nazionale. Proseguiva a piedi verso l'unico
caffé di Palermo che frequentava, passando per i Quattro Canti dove era
d'obbligo entrare nella libreria di Via Maqueda. Il cameriere del caffé gli
riservava sempre lo stesso tavolo in fondo alla sala, dove lui, il principe
Giuseppe Tomasi di Lampedusa quasi estraniandosi dall'ambiente che lo
circondava, prendeva il caffé, leggeva i giornali oppure l'ultimo libro
comprato. Schivo lo definivano gli amici più cari, una persona riservata
tutti gli altri.
Da alcuni mesi il principe aveva apportato una novità alle sue abitudini.
Apriva un quaderno su cui scriveva.
Quando terminava si alzava con discrezione ed usciva, accennando un saluto
con la testa all'indirizzo del cameriere. La routine quotidiana si
concludeva con il rientro a casa un'ora prima del pranzo.
Qualche volta nel ritornare alla sua abitazione sentiva il bisogno di
entrare in chiesa. Gli bastavano soltanto pochi minuti, non di più. Si
rammaricava del fatto che nelle chiese della sua città non avvertisse quasi
mai odore d'incenso. Ricordava benissimo che una volta in Lettonia entrando
in una chiesa ortodossa si sentì inebriato da quel forte profumo e gli
piacque.
Il pomeriggio rivedeva gli appunti scritti al caffé. Si era prefisso di
portare a termine il romanzo che stava scrivendo, le cui bozze permetteva di
leggere soltanto ai più fidati: la moglie ed i due ragazzi che frequentavano
la sua casa. Un capitolo agli occhi del principe non sembrava mai del tutto
chiuso com'era nelle sue intenzioni, mancava di qualcosa il dialogo tra il
personaggio centrale del romanzo, il principe Fabrizio Salina, e l'emissario
piemontese di Casa Savoia. Casualmente prese il libro dalla sua biblioteca
che apriva a caso ogni qual volta si sentiva in difficoltà nella vita. Quel
libro era la Bibbia, che apriva senza guardare e puntando il dito
casualmente. Era una pratica, che aveva ai suoi occhi un sapore esoterico
pur non avendone mai fatta menzione al cugino Casimiro Piccolo l'esperto di
famiglia in cose arcane, insegnatagli da don Pino il giovane prete della
Chiesa della Magione con cui il principe amava intrattenersi per via del
bagaglio culturale del
sacerdote.I suoi occhi puntarono il passo segnato dal dito: "Voi siete il
sale della terra; ma se il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si potrà
rendere salato? A null'altro serve che ad essere gettato via e calpestato
dagli uomini". Su un foglio di carta segnò con la penna " Vangelo Secondo
Matteo 5,13" ed aggiunse "ci vediamo domani". Piegò il foglio e chiamò il
maggiordomo: " Per il prete mio amico della Magione, da recapitare subito".
Quella frase "voi siete il sale della terra" ossessionò la sua mente fino a
tarda sera.
Il mattino successivo appena uscito di casa il principe Tomasi mutò le sue
abitudini ed andò dritto alla chiesa Magione in cerca di don Pino.
I suoi incontri col parroco avvenivano nel modesto chiostro annesso alla
chiesa dove era possibile assaporare uno straordinario silenzio pur essendo
all'interno di uno dei quartieri popolari della città." Matteo 5,13...
francamente sono rimasto sorpreso dal vostro biglietto- disse don Pino-
comunque – entrando subito nel merito- con questa frase Gesù equipara i
discepoli al sale della terra e alla luce del mondo, perché essi portano al
mondo la felicità, sapore ad ogni realtà umana. L'accostamento al sale va
inteso in senso molteplice perché esso non solo condisce ma rende puro,
raffina e preserva dalla decomposizione e dal disfacimento. Anticamente il
sale era usato anche per il sacrificio, alcuni riferimenti in tal senso li
troviamo nell'antico testamento. Ritornando al nostro passo il concetto dei
discepoli equivale a quello del sale per tutti gli alimenti ovvero sono
insostituibili. Qui è posto l'accento sulla possibilità di fallire, in tal
caso il sale può diventare senza
gusto. Più avanti – continuò don Pino- sempre in Matteo incontriamo un altro
passo nel quale l'apostolo asserisce che i cristiani sono il sale della
terra quando compiono opere di misericordia ".Il principe rimase
impressionato dalla spiegazione del prete ed andò via ringraziandolo. Comprò
i giornali e si diresse al caffé dove si fece portare un bicchiere d'acqua e
solo dopo mezz'ora dal suo arrivo ordinò il caffé. Dalla borsa estrasse le
bozze del suo romanzo. Ora sapeva con certezza come avrebbe chiuso il
dialogo tra don Fabrizio e Chevalley. Riprese il periodo e munito di penna
apportò una serie di correzioni, leggendolo poi a bassa voce: "Noi fummo i
Gattopardi, i Leoni; quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti,
le iene; e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore, continueremo a
crederci il sale della terra". Andava bene. Chiuse il quaderno e lo ripose
nella borsa. Andò via dal caffé com'era solito fare, accennando un timido
saluto al cameriere.
Per altre info su
Vincenzo Caci e sulle sue molteplici attività culturali, nonché sul premio
e sull'ideatrice Bettina Werner:
http://www.bettina-werner.com/sqf/caci.html
http://www.bettina-werner.com/wordsofsaltpress/2005.htm
http://www.arezzowave.com/fawi/notizie.php?ID=2624
http://www.bettina-werner.com/sqf/flash/intro.swf
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