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Valtaro 1 Novembre 2009 02

Immagini delle ultime raccolte

Ultimi funghi di stagione, primi pensieri

 

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Foto di Silvana Gavaini, testi di Mauro Delgrosso 
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Foto di Silvana Gavaini, testi di Mauro Delgrosso
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    Valtaro

 

Ultimi funghi di stagione, primi pensieri: possiamo proseguire con questo sistema di gestione della raccolta del fungo IGP, con questi metodi di regolamentazione degli accessi nei boschi dei cercatori di funghi? Io penso di no.

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Ultimi funghi, primi pensieri. 

Dopo un’annata “fungina” eccezionale, come quella di quest’anno, che ha mosso, in pochi giorni, in poche ore, migliaia di cercatori e di appassionati, i pregi e i difetti del “sistema fungo” sono di nuovo venuti a galla, sempre più evidenti.

Il fungo porcino, il nostro IGP, è una gran bella risorsa, rara, unica; in gran parte inespressa, alla fine incompresa nella sua interezza. I motivi di questa situazione, pericolosa, sono tanti; principalmente da ricercare in una mancanza di una vera presa di coscienza delle potenzialità di questo prezioso prodotto spontaneo, frutto di millenni di cultura rurale. Perché di questo si tratta: di un prodotto unico, spontaneo, legato strettamente, indissolubilmente al suo territorio.

Mi permetto di fare il punto su alcuni aspetti, come giornalista locale, come proprietario di boschi e soprattutto come appassionato di funghi. Per far riflettere tutti i valtaresi e tutti gli appassionati sull’elemento più distintivo della Valtaro.

Partiamo dai numeri, quelli assoluti: decine di migliaia di cercatori, che arrivano da ogni angolo d’Italia, che invadono, tutti insieme, quasi contemporaneamente, i boschi della Valtaro, concentrati nei pochi fine settimana di nascita: si stima che in poco più di un mese, transitano quasi centocinquantamila cercatori, di vario livello, oltretutto solo metà dei quali paganti. 

I più contagiati dalla febbre da fungo, arrivano prima dell’alba, si fiondano nei boschi, vestiti come Rambo, super eccitati; hanno alle spalle sempre più di cento chilometri; pagano un permesso giornaliero, sempre senza battere ciglio; spesso si portano via un bel cofano di funghi, con il semplice metodo dello svuotamento progressivo del cesto, per non superare i tre fatidici chilogrammi permessi e controllabili; tutto questo senza mettere piede nei locali, nei bar della zona, senza neanche fare tappa dal distributore. Senza alzare lo sguardo dal sottobosco. Figurarsi acquistare qualcosa. Al massimo mangiano un panino, nel tardo pomeriggio, quando sono esausti.

Personalmente, ho visto con i miei occhi molti fuoristrada pieni di funghi; sui vari forum e luoghi di incontri telematici c’è gente che si vanta di aver raccolto 50, 60 e fin 70 kg di funghi! 

Ammettiamo che le foto pubblicate siano un po’ sistemate, che molti degli “autodenuncianti” esageri, ma una decina di chilogrammi a testa non li escluderei per nessuno, almeno per quelli più bravi. Quindi, uno di questi cercatori lascia in Valtaro al massimo 25/30 euro di valore, tra biglietto, caffè e panino, portandosene via, mediamente, se si mantengono le sole quote consentite di raccolta, non meno di 120 euro in alta stagione, e 60 euro in bassa, quando il prezzo sul mercato scende per la forte offerta. 

Molti di questi cercatori, per loro ammissione, per rifarsi del viaggio, raccolgono più del consentito, scaricano il “malloppo” in vari ristoranti lombardi, rifornendo anche, ovviamente a pagamento, come tradizione spesso tutta milanese, parenti e amici. Alla fine, per ogni euro speso, il cercatore di funghi, che sfrutta il nostro territorio per il suo piacere, ne porta via almeno due: quando mai un posto, a vocazione turistica, o presunta tale, permette ad un turista di tornare a casa con dei soldi, dopo essersi goduto la vacanza? Riflettiamo bene.

Si tratta comunque sempre di soggetti che non acquistano nulla. Ma non è finita; nei casi più semplici, quelli normali, per arrivare nei luoghi di "predazione" del bosco usano e abusano, a volte correndo come dei matti, le strade forestali, tutte di difficile manutenzione; in compenso, lasciano una buona serie di rifiuti, ben sparsi. 

Nei casi più complessi, si tuffano, eccitati dalla ricerca estrema, in qualche dirupo, si ribaltano giù per i burroni con le loro auto; si rompono e si fracassano sempre qualche osso. Il pronto soccorso dell'Ospedale è sempre super impegnato, togliendo risorse ad altri pazienti; ogni intervento di soccorso con l’elicottero, quasi sempre indispensabile, costa qualche decina di migliaia di euro (senza far pagare nulla!); senza poi contare il tempo impiegato da decine di volontari, i rischi, i mezzi di soccorso sfruttati al massimo e il materiale sanitario impiegato. Hai voglia poi di fare raccolte di fondi e di cercare donazioni. 

Non ci vuole certo un genio dell’economia per capire, a questo punto, che il cercatore medio, che viene in Valtaro, occasionalmente per togliersi lo sfizio di trovare i funghi più belli del mondo, con il metodo attuale, non porta ricchezza, ma anzi, genera solo un forte depauperamento delle nostre risorse naturali, e quindi economiche.

Il bilancio, a mio modo di vedere, segna un rosso pauroso, tenuto in piedi solo dal fatto che i biglietti venduti aiutano la sopravvivenza delle Comunalie e di chi ancora opera nei boschi, di fatto costretti a mandar giù questa situazione assurda, per non perdere anche questi pochi soldi, questi ricavi "facili", di fatto una inconsistente mancetta di sostentamento. Comunalie che, consce dell’utilità dei mezzi di soccorso, delle strutture di volontariato, si tolgono risorse importanti per far donazioni, per acquistare mezzi e attrezzature, quasi tutte per interventi “boschivi”.

Io, per il prossimo anno, per cercare di iniziare a riequilibrare questa situazione, propongo alcune modifiche sostanziali e radicali dello stato attuale, dal mio punto di vista assolutamente intollerabile. 

Prima di tutto aumenterei in maniera sostanziale il prezzo del biglietto, in funzione del “mercato”, in funzione della spontaneità della crescita: in un anno buono, con tanta richiesta, nei giorni di maggior afflusso, quando c’è nascita, occorre maggiorare al massimo il prezzo del permesso. Soprattutto in relaziona al fatto che nessuno vuole introdurre il “numero chiuso”, il “numero massimo” di cercatori sostenibili. Non ci si deve fermare se a Bologna o in Comunità Montana faranno fatica a capire e ad adattarsi, faranno storie per stampare i biglietti; sarebbe il minimo fare permessi di alta, media e bassa stagione, mi sembrerebbe la cosa più sensata, come in ogni luogo di afflusso turistico. Sarebbe anche un metodo automatico per ridurre l’impatto ambientale, riducendo di fatto i numeri.

Anche un sistema per avere rispetto dei cercatori: si paga tanto solo quando la probabilità di raccolta è alta. Sicuramente, il prezzo minimo dovrebbe essere sempre collegato al valore prevedibile di raccolta: puoi raccogliere tre chili di funghi? Il loro prezzo è di 35 euro al chilogrammo? Il permesso non può costare meno del valore di un solo chilo di funghi! Non si tratta di un bene di prima necessità, se lo vuoi, se ti vuoi divertire, devi pagare. Altro discorso per i permessi stagionali, per gli affezionati, da vendere con molto anticipo, e a numero chiuso: uno che condivide il rischio della stagione, che potrebbe essere senza crescita, potrebbe essere compensato con uno sconto, con la possibilità di andare per funghi per tutta la stagione.

Occorre pensare che raccogliere troppo, senza controlli, senza multe quando necessario, oltre ad essere un reato, è un sorta di ulteriore impoverimento della Valtaro. Non posso togliere, ad un raccoglitore locale, ad un commerciante locale, la materia prima della sua attività senza controlli. C’è gente che ci campa sui funghi IGP, che ci si paga il riscaldamento, l’università dei figli, le gomme da neve; ci sono commercianti che pagano stipendi e tasse; i raccoglitori, in regola o meno, rappresentano, insieme agli agricoltori, uno degli ultimi presidi veri e consistenti della montagna. I controlli sui cercatori vanno fatti, potenziati, senza guardare in faccia a nessuno, senza nessuna concessione. Avete mai lasciato l’auto in sosta vietata in una città turistica? Qualcuno è stato indulgente perché eravate dei montanari e non sapevate, o facevate finta di non sapere, le regole? Senza contare che con maggiori controlli, maggiore diventa la probabilità di far trovare funghi ai meno esperti, ai cercatori meno accaniti. Ai veri potenziali turisti.

Ma non solo: le strade di accesso ai boschi dovrebbero essere bloccate, non si dovrebbe permettere di invadere la natura con migliaia di auto e suv, soprattutto non si dovrebbe permettere di fare la scorta di funghi, rimanendo impuniti quando si subiscono i controlli della Forestale o delle Guardie Ecologiche. Possibile che anche nelle giornate riservate ai soli residenti e proprietari debba esserci l’invasione di cercatori? Un venerdì pomeriggio, giorno vietato, ai Vighini di Borgotaro, ho contato ben 74 fuoristrada; presumo molti dei quali di non residenti: erano senza autorizzazione e con targhe non di Parma. Tutti rigorosamente infilati in mezzo agli alberi, ben nascosti. Un po’ di strada a piedi porta a tre risultati: non usi il mezzo come un comodo deposito, non rovini le strade correndo da una fungaia all’altra e, soprattutto, ti fai del bene al fisico, camminando un po’, osservando un po’ la natura che ti circonda.

Ma non ci sarebbe solo da intervenire sui “foresti”. Ci sarebbe tanto da fare tanto anche sugli "indigeni". 

A esempio, per dirne una, bisognerebbe anche sensibilizzare gli operatori turistici locali e fare in modo di dare il permesso gratis a tutti i turisti che soggiornano, almeno una notte, in Valtaro; dovrebbero essere loro a pagare il permesso, magari agevolato, dovrebbero essere loro a fare un investimento pubblicitario, in modo da incentivare tutti quelli che si fermano a dormire; trasformandoli così da sfruttatori in veri turisti, in grado di arricchire veramente il territorio, di passare una vacanza vera a contatto con la natura. Premiare tutti coloro che vedono nel fungo un piacere, non una risorsa da depredare, da portare via. Ma questo è tutto un altro discorso, forse il più difficile da affrontare. Per tanti motivi. Prima di tutto culturali.

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