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La
"Danza Macabra" del pittore internazionale Tony Munzlinger in
mostra al Castello di Compiano fino al 6 agosto: un percorso visuale
assolutamente suggestivo, per la particolarità dei temi trattati e
per la qualità artistica assoluta. Da non perdere.
Antonius "Tony" Munzlinger,
incredibile e veramente eclettico artista di fama internazionale, ha
stabilito da alcuni anni la sua residenza a Strela di Compiano, in uno
splendido casale ristrutturato. |
Una mostra visuale
coinvolgente, non solo ferma agli aspetti artistici, sempre di massimo
livello; una raccolta e un percorso sicuramente diversi dall'abitudine, per
qualità della ricerca e quantità di espressioni; che vi colpirà nel
profondo: la "Danza Macabra" di Tony Munzlinger fa riflettere, fa
pensare. Ferisce volutamente e cinicamente l'occhio e la coscienza del
visitatore: per la sua essenziale, scheletrica, e atroce capacità
comunicativa.
Regala un'interpretazione solo apparentemente ironica del nostro mondo di
fronte al tema della morte, qui rappresentata in mille modi, in mille
posture interpretate sempre da nordici scheletri dagli occhi azzurri; in
realtà sembra di essere di fronte a tante persecuzioni visive improvvise,
sempre pungenti; sembra di vedere, con l'autore, tanti fantasmi che ci
irridono e ci perseguitano, purtroppo mai pietosi e silenti, come vorrebbe
invece una cultura più mediterranea, forse cristiana, della morte; emerge
una commistione naturale e sempre negata tra morte e vita, che sprofonda nel
naturale grottesco in cui ci rifugiamo tutti i giorni, negando spesso
l'evidenza.
Per un occhio semplice, disattento, questa grande espressione artistica
sembra voler essere alla fine solo divertente, sembra voler solo scherzare
con il tema della morte. A mio modesto avviso, rivendendo anche alcune
espressioni degli sguardi dei visitatori, si ha invece l'impressione di un
autore in fondo perseguitato da questo tema, che, allo stesso tempo, si
trasforma in un quasi obbligato persecutore; una specie di moderno frate
trappista controriformato, magari con il suo bravo teschietto in cintola,
che recita il suo personale e prolungato "memento mori"; l'autore
sembra in cerca di una forma di esorcizzazione personale, a volte
volutamente in cerca della condivisione pubblica, con un comportamento
artistico a metà tra il guascone e il sacro tributo ad un evento
ineluttabile nella vita di ogni essere vivente.
Assolutamente da non
perdere, vista la meritata caratura internazionale dell'artista e la grande
qualità delle opere esposte.
Aperta fino al 6 agosto.
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