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Continua a non
piovere e il Taro comincia a soffrire. Le sue forme di vita cominciano ad
agonizzare; non basta: tanti suoi affluenti stanno cominciando a morire,
forse anche aiutati da qualche uso poco appropriato delle loro risorse
idriche; in Tarodine, ad esempio, in certe ore del giorno sembra non
scorrere neanche un filo d'acqua: ieri ho visitato la parte alta del
torrente e l'acqua non mancava.
Il caldo record ha fatto affluire una moltitudine di bagnanti sulle rive del
fiume: é bello vederli fare il bagno nelle sue acque; tutti però hanno
notato come il livello delle acque sia paurosamente calato. Tante piscine
naturali si stanno trasformando in pozze stagnanti.
Mi si é chiuso il cuore più di una volta: nel passeggiare lungo il fiume ho
potuto vedere migliaia di pesciolini e di girini morti; intrappolati nelle
pozze che sono evaporate al sole; sono rimasti come fotografati in negativo,
solo con la pelle, per sempre impressi nel fango secco.
A migliaia.
Se penso a quando ero piccolo, certe situazioni sembrano da racconto di
fantascienza: non parlo di tanto tempo fa, io ho 37 anni e da bambino, in
estate, passavo tutta la giornata al fiume e nei suoi affluenti; vi assicuro
che l'acqua non mancava mai. Tutti i canali erano pieni di vita, pieni di
piante verdi, di laghetti. Rane, rospi, bisce d'acqua: e ovviamente miriadi
di pesciolini. Alcune specie non si trovano neanche più: le stregge (in
dialetto erano chiamate le "strie"), i barbi, i "botti", i gamberi d'acqua
dolce. Quasi scomparsi dappertutto, insieme all'acqua, il loro elemento
naturale. Mi domando: cosa sta succedendo? Ormai il fenomeno si sta facendo
veramente preoccupante, evidente e sensibile a livello planetario; gli
effetti della siccità stanno diventando cronici e letali anche per
l'ecosistema della Valtaro.
Strani discorsi di sfruttamento delle acque
locali si continuano a sentire; si dice per portare acqua in pianura (a
fabbriche soprattutto), per fare centrali elettriche: forse
c'é da diffidare quando troppi "benefattori" sono disposti a darci una mano;
magari finanziando dei grandi progetti di razionalizzazione idrica. La
storia ha sempre lasciato dei dolorosi ricordi sulla gente di montagna.
Anche in queste ore é arrivato in redazione un allarmato comunicato stampa;
é di un'associazione
ecologista per un intervento fatto sulla Gelana, a Bedonia. Mi domando: con
che acqua si vogliono fare questi benedetti progetti di sfruttamento? A chi
toccherà restare senza? Quali zone dovranno morire?
In questi giorni l'acqua (per la prima volta da che io mi ricordi) degli
acquedotti di Borgotaro é razionata, la notte cessa l'erogazione. Al
mattino, quando ci si alza, si assiste ad una sinfonia di rumori che
accompagnano il ritorno nei tubi di un liquido marrone, non definibile come
"acqua potabile", che ci accompagna per tutto il giorno e per cui si deve comunque pagare una salatissima bolletta.
Per una zona che vuole vivere di turismo, ricca di piccole sorgenti, non é il
massimo: forse, prima di preoccuparci di spedire l'acqua in pianura
bisognerebbe soddisfare i bisogni locali, cercare di preservare in modo
coscienzioso un bene così prezioso e soprattutto cercare di non violentare
un sistema già purtroppo compromesso da fenomeni globali, dove purtroppo non
possiamo intervenire.
Come ho già scritto, il nostro fiume, il Taro, quello che ha generato la
nostra Valle, quello che le dona il nome e la vita, ci chiede aiuto:
cerchiamo di non fare i sordi e di agire, come agirebbe un buon padre di
famiglia.
Ma un padre di famiglia tradizionale, di quelli con i piedi ben piantati per
terra, di quelli di estrazione nostrana, contadina, un po' diffidente.
Non di quelli che vogliono fare i manager con i soldi e le fatiche degli
altri. Magari sperperando in pochi mesi l'eredità sacra che i nostri vecchi,
con enormi fatiche, ci hanno lasciato e tramandato nei millenni.
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