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Valtaro - Il fiume Taro    Luglio 2003 02

Immagini

Il Fiume Taro, assetato

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso


La "diga"

La "diga"

La "diga"

Piscine naturali

Piscine naturali

Piscine naturali

Il mitico "Groppo" di Bedonia

Il mitico "Groppo" di Bedonia

Il mitico "Groppo" di Bedonia

Uno scorcio a Piane di Carniglia

Uno scorcio a Piane di Carniglia

Piscine naturali

Il greto quasi asciutto del Gotra

Il greto quasi asciutto del Gotra

Il greto quasi asciutto del Gotra

Il greto asciutto dell'Ingegna

Il Taro ad Isola di Compiano

Pesci che cercano ossigeno in corrente

Il ponte di Maria Luigia in loc. Pelosa

Il ponte di Maria Luigia in loc. Pelosa

Il ponte di Maria Luigia in loc. Pelosa

Il fiume Taro a Piane di Carniglia

Il fiume Taro a Gotra

Il fiume Taro tra Bertorella e Sugremaro

Piscine naturali

Il greto asciutto del Tarodine

Il greto asciutto del Tarodine
Testi e foto di Mauro Delgrosso

 

Continua a non piovere e il Taro comincia a soffrire. Le sue forme di vita cominciano ad agonizzare; non basta: tanti suoi affluenti stanno cominciando a morire, forse anche aiutati da qualche uso poco appropriato delle loro risorse idriche; in Tarodine, ad esempio, in certe ore del giorno sembra non scorrere neanche un filo d'acqua: ieri ho visitato la parte alta del torrente e l'acqua non mancava.
Il caldo record ha fatto affluire una moltitudine di bagnanti sulle rive del fiume: é bello vederli fare il bagno nelle sue acque; tutti però hanno notato come il livello delle acque sia paurosamente calato. Tante piscine naturali si stanno trasformando in pozze stagnanti.
Mi si é chiuso il cuore più di una volta: nel passeggiare lungo il fiume ho potuto vedere migliaia di pesciolini e di girini morti; intrappolati nelle pozze che sono evaporate al sole; sono rimasti come fotografati in negativo, solo con la pelle, per sempre impressi nel fango secco.
A migliaia.
Se penso a quando ero piccolo, certe situazioni sembrano da racconto di fantascienza: non parlo di tanto tempo fa, io ho 37 anni e da bambino, in estate, passavo tutta la giornata al fiume e nei suoi affluenti; vi assicuro che l'acqua non mancava mai. Tutti i canali erano pieni di vita, pieni di piante verdi, di laghetti. Rane, rospi, bisce d'acqua: e ovviamente miriadi di pesciolini. Alcune specie non si trovano neanche più: le stregge (in dialetto erano chiamate le "strie"), i barbi, i "botti", i gamberi d'acqua dolce. Quasi scomparsi dappertutto, insieme all'acqua, il loro elemento naturale. Mi domando: cosa sta succedendo? Ormai il fenomeno si sta facendo veramente preoccupante, evidente e sensibile a livello planetario; gli effetti della siccità stanno diventando cronici e letali anche per l'ecosistema della Valtaro.
Strani discorsi di sfruttamento delle acque locali si continuano a sentire; si dice per portare acqua in pianura (a fabbriche soprattutto), per fare centrali elettriche: forse c'é da diffidare quando troppi "benefattori" sono disposti a darci una mano; magari finanziando dei grandi progetti di razionalizzazione idrica. La storia ha sempre lasciato dei dolorosi ricordi sulla gente di montagna. Anche in queste ore é arrivato in redazione un allarmato comunicato stampa; é di un'associazione ecologista per un intervento fatto sulla Gelana, a Bedonia.  Mi domando: con che acqua si vogliono fare questi benedetti progetti di sfruttamento? A chi toccherà restare senza? Quali zone dovranno morire?
In questi giorni l'acqua (per la prima volta da che io mi ricordi) degli acquedotti di Borgotaro é razionata, la notte cessa l'erogazione. Al mattino, quando ci si alza, si assiste ad una sinfonia di rumori che accompagnano il ritorno nei tubi di un liquido marrone, non definibile come "acqua potabile", che ci accompagna per tutto il giorno e per cui si deve comunque pagare una salatissima bolletta.
Per una zona che vuole vivere di turismo, ricca di piccole sorgenti, non é il massimo: forse, prima di preoccuparci di spedire l'acqua in pianura bisognerebbe soddisfare i bisogni locali, cercare di preservare in modo coscienzioso un bene così prezioso e soprattutto cercare di non violentare un sistema già purtroppo compromesso da fenomeni globali, dove purtroppo non possiamo intervenire.
Come ho già scritto, il nostro fiume, il Taro, quello che ha generato la nostra Valle, quello che le dona il nome e la vita, ci chiede aiuto: cerchiamo di non fare i sordi e di agire, come agirebbe un buon padre di famiglia.
Ma un padre di famiglia tradizionale, di quelli con i piedi ben piantati per terra, di quelli di estrazione nostrana, contadina, un po' diffidente.
Non di quelli che vogliono fare i manager con i soldi e le fatiche degli altri. Magari sperperando in pochi mesi l'eredità sacra che i nostri vecchi, con enormi fatiche, ci hanno lasciato e tramandato nei millenni.