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Sergio
Giliotti compie 80 anni, festeggiato dai suo tanti
amici e dai parenti: la sua é una storia epica, che lo vede ricoprire
tanti ruoli determinanti nella ricostruzione dell'Italia del dopo
guerra. Da partigiano adolescente a importantissimo manager bancario.
Partendo sempre dalla sua Belforte. |
Sergio Giliotti ha
compiuto ottanta anni: a festeggiarlo, nel Circolo ACLI della sua Belforte,
i suoi amici, i suoi tanti parenti. I suoi compagni delle battute di caccia:
quelli dell'Associazione Venatoria, da lui coraggiosamente fondata, insieme
ad altri tre "belfortesi" DOC, e abilmente presieduta da dieci
anni, fin dalla nascita.
La storia di Sergio é quella di un uomo sempre impegnato in prima persona,
di uno che non si é mai tirato indietro.
A diciotto anni
aveva imbracciato le armi, era nei partigiani, nel secondo battaglione Julia,
operante in vari punti della Valtaro.
Appena finita la guerra, mette via il mitra e si
rimette sui libri: non perde tempo e ad ottobre del 1945, prende la
maturitą scientifica. Quindi di corsa a Genova, per iscriversi alla
facoltą di Economia e Commercio; per diventare, pochi anni dopo, uno dei
migliori laureati del dopoguerra; una nuova mente, una nuova personalitą
impegnata nel ricostruire l'Italia devastata dalla guerra totale. Mai
distante dalla sua terra, da Belforte: "appena potevo, tornavo a casa,
per tagliare il fieno, per arare, per fare la legna. Mi piaceva in modo
incredibile rendermi utile ai miei, a i miei campi". Mai distante
dai suoi ideali, dalle sue convinzioni profonde: nell'immediato dopoguerra é tra i fondatori dell'APC, l'Associazione Partigiani
Cattolici, di cui é tuttora presidente provinciale e vicepresidente
nazionale.
Spinto da consigli e da pressioni familiari, Sergio entra nella
Banca Emiliana: "all'inizio non ero tanto convinto, volevo fare la
libera professione, volevo fare il commercialista". Una rapidissima
carriera che lo porta a dirigere delle importanti filiali, prima a Parma,
poi a Fidenza e quindi il grande salto a Bologna, nell'Istituto di Credito
Agrario Regionale, subito in qualitą di vice presidente. Nel tempo diventa
presidente; in questo modo ha
l'opportunitą di frequentare personalitą del mondo bancario del calibro di Carlo Azeglio
Ciampi (il nostro Presidente, per intenderci) e di Antonio Fazio.
Parlare con lui,
ascoltarlo, é come scoprire una miniera di preziose informazioni. Le sue memorie, le sue impressioni sono lucidissime,
attente; ad esempio in merito a Fazio (ex Governatore della Banca d'Italia,
dimessosi recentemente per uno scandalo), ha tutto sommato un buon ricordo:
"visto da vicino era un ottimo tecnico; peccato che in soli sei mesi abbia
cancellato quaranta anni di onorato lavoro".
Per lui, partigiano convinto e difensore della libertą, il 1945 e il
dopoguerra della ricostruzione sono appena dietro l'angolo dei ricordi. Nei
suoi ragionamenti emerge, in modo discreto e rispettoso, la decisione,
spinta dalla fede cristiana e dal credo politico, di distinguere il suo
operato nella resistenza da altre fazioni politiche. E' veramente prezioso
scoprire certe posizioni storiche attraverso le testimonianze dirette,
attraverso le parole di chi ha vissuto certi momenti in prima persona.
Per il presente, anzi per il futuro, Sergio Gliotti sta lavorando
all'approfondimento in alcune parti e al completamento di un suo libro sulla
"sua" Brigata Julia; c'é anche la collaborazione con altri
studiosi per la stesura di un libro di ricerche storiche su Belforte e sul
suo castello, costruito da Parma: "la storia di questi luoghi, ritenuti
marginali, anche se interessante e ricca di spunti, é tutta da studiare, da
ricercare e documentare. Almeno dall'anno mille in poi!, almeno dai
Longobardi, da cui tante famiglie locali discendono. Il castello, di cui
restano ancora in piedi tanti ruderi, letteralmente smontato nel '800 dagli
abitanti per farsi le case, non fu mai conquistato con le armi; per queste
sue peculiaritą difensive fu anche prigione discreta e silenziosa di
personaggi famosi e scomodi; probabilmente anche di Barbara Sanseverino,
importantissima e sfortunata figura storica, rinchiusa ingiustamente nella
fortezza inaccessibile, prima di essere decapitata per ordine di Ranuccio
Farnese, nel centro del capoluogo provinciale nel 1612: la storia di Parma
é passata tante volte da qui, senza forse accorgersene troppo!"
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