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Borgotaro - Belforte  4 Febbraio 2006 02

Immagini della festa al Circolo ACLI di Belforte

Sergio Giliotti compie ottanta anni 

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso 
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I fondatori dell'Associazione Venatoria
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Sergio Giliotti
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Foto di gruppo
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Testi e foto di Mauro Delgrosso 
Tutti i diritti sono riservati, proprietą esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Sergio Giliotti compie 80 anni, festeggiato dai suo tanti amici e dai parenti: la sua é una storia epica, che lo vede ricoprire tanti ruoli determinanti nella ricostruzione dell'Italia del dopo guerra. Da partigiano adolescente a importantissimo manager bancario. Partendo sempre dalla sua Belforte.

Sergio Giliotti ha compiuto ottanta anni: a festeggiarlo, nel Circolo ACLI della sua Belforte, i suoi amici, i suoi tanti parenti. I suoi compagni delle battute di caccia: quelli dell'Associazione Venatoria, da lui coraggiosamente fondata, insieme ad altri tre "belfortesi" DOC, e abilmente presieduta da dieci anni, fin dalla nascita. 
La storia di Sergio é quella di un uomo sempre impegnato in prima persona, di uno che non si é mai tirato indietro. 
A diciotto anni aveva imbracciato le armi, era nei partigiani, nel secondo battaglione Julia, operante in vari punti della Valtaro. 
Appena finita la guerra, mette via il mitra e si rimette sui libri: non perde tempo e ad ottobre del 1945, prende la maturitą scientifica. Quindi di corsa a Genova, per iscriversi alla facoltą di Economia e Commercio; per diventare, pochi anni dopo, uno dei migliori laureati del dopoguerra; una nuova mente, una nuova personalitą impegnata nel ricostruire l'Italia devastata dalla guerra totale. Mai distante dalla sua terra, da Belforte: "appena potevo, tornavo a casa, per tagliare il fieno, per arare, per fare la legna. Mi piaceva in modo incredibile rendermi utile ai miei, a i miei campi". Mai distante dai suoi ideali, dalle sue convinzioni profonde: nell'immediato dopoguerra é tra i fondatori dell'APC, l'Associazione Partigiani Cattolici, di cui é tuttora presidente provinciale e vicepresidente nazionale. 
Spinto da consigli e da pressioni familiari, Sergio entra nella Banca Emiliana: "all'inizio non ero tanto convinto, volevo fare la libera professione, volevo fare il commercialista". Una rapidissima carriera che lo porta a dirigere delle importanti filiali, prima a Parma, poi a Fidenza e quindi il grande salto a Bologna, nell'Istituto di Credito Agrario Regionale, subito in qualitą di vice presidente. Nel tempo diventa presidente; in questo modo ha l'opportunitą di frequentare personalitą del mondo bancario del calibro di Carlo Azeglio Ciampi (il nostro Presidente, per intenderci) e di Antonio Fazio.

Parlare con lui, ascoltarlo, é come scoprire una miniera di preziose informazioni. Le sue memorie, le sue impressioni sono lucidissime, attente; ad esempio in merito a Fazio (ex Governatore della Banca d'Italia, dimessosi recentemente per uno scandalo), ha tutto sommato un buon ricordo: "visto da vicino era un ottimo tecnico; peccato che in soli sei mesi abbia cancellato quaranta anni di onorato lavoro".
Per lui, partigiano convinto e difensore della libertą, il 1945 e il dopoguerra della ricostruzione sono appena dietro l'angolo dei ricordi. Nei suoi ragionamenti emerge, in modo discreto e rispettoso, la decisione, spinta dalla fede cristiana e dal credo politico, di distinguere il suo operato nella resistenza da altre fazioni politiche. E' veramente prezioso scoprire certe posizioni storiche attraverso le testimonianze dirette, attraverso le parole di chi ha vissuto certi momenti in prima persona.

Per il presente, anzi per il futuro, Sergio Gliotti sta lavorando all'approfondimento in alcune parti e al completamento di un suo libro sulla "sua" Brigata Julia; c'é anche la collaborazione con altri studiosi per la stesura di un libro di ricerche storiche su Belforte e sul suo castello, costruito da Parma: "la storia di questi luoghi, ritenuti marginali, anche se interessante e ricca di spunti, é tutta da studiare, da ricercare e documentare. Almeno dall'anno mille in poi!, almeno dai Longobardi, da cui tante famiglie locali discendono. Il castello, di cui restano ancora in piedi tanti ruderi, letteralmente smontato nel '800 dagli abitanti per farsi le case, non fu mai conquistato con le armi; per queste sue peculiaritą difensive fu anche prigione discreta e silenziosa di personaggi famosi e scomodi; probabilmente anche di Barbara Sanseverino, importantissima e sfortunata figura storica, rinchiusa ingiustamente nella fortezza inaccessibile, prima di essere decapitata per ordine di Ranuccio Farnese, nel centro del capoluogo provinciale nel 1612: la storia di Parma é passata tante volte da qui, senza forse accorgersene troppo!"