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Trovati, da
Angelo Testa, alcuni rottami di un aereo, alle sorgenti del torrente
Lecora: potrebbe trattarsi dei resti di un
incidente aereo accaduto nel 1964, che causò la morte di due uomini.
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Angelo Testa é un
super appassionato di funghi: in estate, in autunno, la sua seconda casa é
il bosco. E' il figlio di Mauro, 72 anni ben portati, una ex guardia
forestale, uno che con i funghi ci convive da una vita (ha la sua partita
IVA agricola e vende direttamente i porcini dei boschi di Albareto su
prenotazione 0525 999176); é il padre di Luca, 9 anni, una specie
di folletto della macchia: inutile dirlo, tutti bravi cercatori di porcini,
tutti sempre felici di passare una giornata sotto l'ombra dei boschi di
faggio o di castagno.
Angelo, nei giorni scorsi, mentre era per funghi in prossimità del crinale
con la Toscana, alle sorgenti del torrente Lecora, ha visto qualcosa di
strano in un canalone di sassi: qualcosa che aveva una forma strana.
Incuriosito ha cercato di scavare un po' con le mani. Un grosso cilindro,
dei tubi, delle fascette. Non c'era dubbio: si trattava dei pezzi di un
grosso motore. E chi ce lo aveva portato fin li, al confine con Toscana,
tra "X" e XI", i due antichi termini di confine tra regioni?
Un pezzo di motore in mezzo ad un bosco, in un punto inaccessibile: poteva
essere arrivato solo dall'aria. Un pezzo di aereo. Une dei tanti che si sono
schiantati sull'Appennino, nel tentativo di superare qualche crinale.
La memoria ha portato subito al 25 aprile del 1964, quando un aereo da
turismo si schiantò proprio in questa zona: morirono due persone, Nicola
Vitale ed Elio Pampanini. Dalle ricostruzioni dell'epoca sembra che i due
sopravvissero all'impatto, salvati forse dalla neve ancora presente in
marzo. Pampanini trascinò il Vitale fino ad un certo punto, in prossimità di
un laghetto sul torrente Lecora: viste le sue ferite, lo sistemò e lo
protesse con degli indumenti, proseguendo, nel greto del torrente in parte
ancora ghiacciato, verso valle. Sfortuna volle che il Pampanini morì,
probabilmente scivolò e annegò nelle acque fredde. Lo ritrovarono dopo
parecchi giorni, immerso nell'acqua. Così come ritrovarono morto anche
Vitale, appoggiato ad un tronco di faggio, dove lo aveva lasciato l'amico.
Sulla vicenda si scatenarono, come spesso accade, decine di leggende: dalla
presenza di un carico di lingotti d'oro che fecero la fortuna di qualche
albaretese, alla sparizione di valige di documenti, all'intervento di
militari, per parecchio tempo, che cercarono nei boschi della zona tracce
dell'incidente.
In ogni modo, Angelo, Mauro e Luca, tre generazioni della famiglia Testa, in
questi giorni, vista anche la prossimità della Fiera del Fungo di Albareto,
per cercare qualcosa di curioso, hanno deciso di recuperare una parte dei
relitti trovati, i due cilindri appunto. Anche per cercare di comprendere se
si tratta di un pezzo del velivolo caduto nel 1964 oppure di un altro aereo.
Dalla classificazione dei codici di una delle fascette trovate in zona,
cercando velocemente sui siti di appassionati di residuati bellici, non si
può escludere che si tratti di un aereo da guerra americano. Alcuni
componenti potrebbero essere originali, ma potrebbero anche essere stati
riutilizzati, per delle manutenzioni. Come potremmo essere di fronte ad una
specie di "cimitero" di aerei, vista la zona di intenso passaggio, in
direzione di La Spezia e degli aeroporti militari. Sicuramente, cercando con
maggior cura, con l'aiuto di strumenti di indagine, le sorprese non
mancherebbero.
Un altro fatto curioso é la mancanza di riferimenti sui registri dei
disastri aerei internazionali, particolarmente accurati: dell'incidente del
25 marzo 1964, alle sorgenti della Lecora, non sembra essercene traccia.
La pulizia dei pezzi ritrovati, nei prossimi giorni, porterà sicuramente,
grazie all'aiuto di qualche esperto, a capirne sicuramente di più. E a
comprendere se si tratta di una traccia militare o civile.

www.funghiefate.com
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