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Borgotaro - Boschi di faggio   13 Settembre 2005 02

Immagini dai boschi

Un pomeriggio nei boschi:
un'occasione per riflettere

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso 
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

   
Testi e foto di Mauro Delgrosso 
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Un tramonto luminoso, appena sotto Molinatico, con splendida "vista su funghi": un'ottima occasione per un momento di riflessione, per mettere a fuoco la situazione sul "fungo porcino" in Valtaro.

Questa volta, per questo articolo, ho pubblicato poche foto di funghi: non per mancanza di immagini e di ambientazioni; ci mancherebbe, i boschi sono pieni zeppi di funghi, di ogni varietà. Poche foto per dare spazio alle parole, alle riflessioni. Le riflessioni, fatte a pochi passi dal crinale di Molinatico, alla luce del tramonto, in mezzo ai faggi: riordinate dopo tante parole, tante interviste, tante dichiarazioni.

Bisogna cercare di avere coraggio, di guardarci intorno e avere coraggio; forse scomodando qualcuno che sta vivendo di rendita e che non si vuole rendere conto dei pericoli che stiamo correndo. Forse qualcuno si arrabbierà un po' per quello che scrivo, ma la sostanza delle cose, non intervenendo, non cambierà certo. 
Vengo al nocciolo del problema: il futuro del fungo porcino e di quanto di importante e unico vi sta ruotando intorno.  
In questi ultimi anni, cogliendo una tradizione e una cultura millenaria, ancora in grado di suscitare emozioni uniche, si é costruito molto e intelligentemente su questo prodotto spontaneo dei nostri boschi; é nato un marchio IGP unico al mondo, é nata una Fiera ad Albareto inimmaginabile per numeri e importanza, tornado indietro nel tempo solo di un paio di decenni; Borgotaro ha fatto diventare la Sagra di settembre un appuntamento, di grande attrazione; soprattutto sono nate decine di belle aziende, con molti dipendenti, che hanno investito nel settore; migliaia, sottolineo migliaia, di cercatori arrivano in valle ogni giorno di raccolta; é nato un indotto turistico importante, incentrato sulla Strada Enogastronomica.

A questo punto, qui in Valtaro, bisogna tirarsi su le maniche, ancora di più; il "Pubblico" deve intervenire nel suo settore senza fare esperimenti strampalati,  senza sprecare risorse vitali, senza perdere tempo prezioso; senza farsi usurpare nulla da qualche "guru", intento solo a speculare cinicamente sulle fortune costruite da altri; il "Privato" deve fare la sua parte, investendo nel modo giusto, formandosi, professionalizzandosi al massimo, per affrontare un mercato che non lascia più spazio alle improvvisazioni. Le due entità devono intervenire fino in fondo, in modo sinergico, giocando finalmente in squadra.

Il Pubblico, composto dagli Enti, dalle Istituzioni Locali, dal consorzio IGP, dalla Strada, devono tutelare il marchio del Fungo IGP; bisogna anche tutelare e migliorare il territorio in cui nasce, in cui cresce; lo si deve fare con i denti, strenuamente, costantemente, senza guardare in faccia a nessuno. Tolleranza zero, nella difesa dell'unicità del nostro prodotto. Bisogna punire ogni abuso, in modo inflessibile: non é possibile vedere sulle bancarelle dei mercati delle grandi città il nome "fungo di Borgotaro" su ogni cassetta di funghi che Dio ha fatto crescere. Qualche buon esempio sanzionatorio, di quelli che finiscono al telegiornale della sera, sarebbe utile e salutare. Il Marchio IGP va protetto, va tutelato e difeso.
Bisogna controllare anche l'operato dei nostri commercianti, aiutarli a vendere la merce con onestà, aiutarli a capire che il nostro Fungo é diverso, che é realmente migliore; che può essere venduto con altri prodotti, anche globali, senza mai però mescolarlo. Senza però mai confonderlo: diversamente si farebbe il gioco dei commercianti globali, quelli che da comodi fornitori, in poco tempo, si trasformano in concorrenti spietati e sleali; si farebbe la fine del mercato tessile, schiacciato, non dalla concorrenza, ma dall'ottusità strategica e dall'ingordigia commerciale degli operatori, che non hanno saputo tutelare nel modo giusto il marchio "Made in Italy". Pensate a cosa stanno passando gli ambulanti, categoria un tempo notoriamente florida, con i banchi dei cinesi.

I nostri boschi vanno preservati, curati meglio, coltivati. Durante tutto l'anno nessuno si ricorda di loro: a settembre si verifica una vera e propria invasione, con migliaia di cercatori che calpestano, raccolgono, estirpano dall'alba al tramonto. Così non si può andare avanti, il nostro sistema boschivo é messo a dura prova: fuoristrada colmi di funghi (il limite di raccolta per ogni cercatore é di 3 Kg!), personaggi (anche locali) che non si fanno scrupolo di devastare il sottobosco per raccogliere funghi di dimensioni microscopiche, per mostrare le "prede" al bar. Parlo per esperienza personale, per quello che vedo fare nei mie boschi e per cui non posso intervenire. Per cui resto impotente. Parlo per la rabbia che mi coglie dentro tutte le volte che qualche deficiente "violenta" l'ambiente; quella stessa rabbia che qualche giorno mi farà reagire in modo poco civile... 
Anche qui occorrono controlli, inflessibili, accurati, capillari; sul peso, sulle dimensioni, sul contenuto dei mezzi di trasporto; sul metodo di ricerca e di raccolta. Occorre ridurre l'accesso motorizzato alle zone di raccolta: le scene di travaso del cavagno, come fosse la raccolta del pomodoro, devono finire. Questa avidità, più consona a qualche film sulla ricerca dell'oro, deve essere controllata: anche per dare la possibilità reale a tutti quelli che pagano un permesso di raccolta, di tornare a casa soddisfatti. Magari per far lavorare qualche giovane locale, che può diventare una buona guida per i cercatori di funghi.
Bisogna anche limitare il numero di permessi venduti, contingentare la raccolta, non permetterla prima di certi periodi. Come si fa per tutte le forme di sfruttamento della natura: caccia e pesca insegnano. Nelle zone di raccolta mancano cartelli, indicazioni, segnalazioni: sulle leggi e le norme da rispettare scrupolosamente, sul tipo di assistenza micologica che si può richiedere, sul luogo in cui ci si trova e sui controlli che si possono subire. Indicazioni chiare su diritti e doveri. C'é tanto da fare, in fretta.

Il Consorzio del Fungo IGP, a cui va dato il grande merito di aver creato un marchio unico, dovrebbe poi avviare una politica di raccolta e trasformazione immediata del prodotto locale: ormai i tempi sono maturi per la creazione di un centro di raccolta, di una specie di borsa del fungo, in grado di reperire sul mercato locale e di trasformare, in tempi rapidi, il fungo. Per preservare qualità, immagine e valore commerciale. Si devono fare investimenti: su strutture e soprattutto su persone e professionalità certe, evitando di confondere i ruoli professionali; il tempo del vizio tutto italiano dell'improvvisazione é finito, superato nei fatti: altri consorzi, ben più importanti e ricchi del nostro, stanno soffrendo alcune scelte sbagliate: per documentarsi, basta guardare il prezzo del Parmigiano, scandalosamente basso e inadeguato ai costi di produzione! 
Il fungo deve essere valorizzare ancor più, certificandone inflessibilmente la provenienza, garantendone i metodi di trasformazione  e quelli di conservazione. Garantendo soprattutto un prezzo minimo di acquisto ai raccoglitori. Garantendo una corretta trasformazione e somministrazione ad opera dei ristoratori che lo trattano; soprattutto quando questo accade distante dai luoghi tradizionali di raccolta, nelle grandi città: dove la nostra cultura gastronomica é sconosciuta. Questo potrebbe essere fatto in sinergia con le aziende private, con i commercianti. 
In futuro non si deve assistere al solito crollo del prezzo,causato dalla normale "sovrapproduzione"; proprio come é accaduto nei giorni scorsi: non si può pretendere che commercianti e ristoratori diventino il sistema di compensazione del prezzo. Non sono certo degli enti di beneficenza e una volta esaurita la loro potenzialità di trasformazione, non possono certo buttare via quanto acquistano. La vecchia regola economica dell'equilibrio tra domanda e offerta funziona ancora: con troppi funghi il prezzo é in caduta libera, in picchiata. Salvo poi impennarsi improvvisamente ad ogni calo di crescita. Un sistema pericoloso, che potrebbe favorire ancor più l'immissione sul nostro mercato locale di prodotti esteri, di bassa qualità e basso prezzo. Con evidenti effetti catastrofici.

Il marchio c'é, il prodotto c'é, la cultura anche. C'é anche tanto da fare; lo sappiamo tutti, inutile nasconderlo: i nostri monti, i nostri boschi, la nostra storia, ci stanno dando un grande dono, un'opportunità reale, un talento naturale unico. 
Non sprechiamolo.




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