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Alessandro Bocci,
capogruppo di "proposta per Borgotaro"
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Un ricordo
del Sen. Francesco Marchini Camia, a cinquanta anni
dalla sua morte, nelle parole di Alessandro Bocci. Tanti temi,
affrontati nel dopoguerra, sono ancora oggi i piena attualità. |

In ricordo del Sen. Marchini Camia -
di Alessandro Bocci
Ricorre in questi giorni il cinquantesimo anniversario della scomparsa del sen. Francesco Marchini Camia.
Di formazione cattolica, fu sindaco di Borgotaro dal 1920 fino all'avvento del fascismo e poi anche successivamente, per un breve periodo, dopo il termine della guerra. Nel '41, con lettera di monsignor Montini, gli venne comunicato che Papa Pio XII lo aveva nominato “Cameriere d'Onore di Spada e Cappa”, una delle più alte funzioni onorifiche della Corte pontificia dell'epoca. Partecipò alla Resistenza con il nome di battaglia di “Villa”. Fu inoltre sindaco del comune di Valmozzola. Su indicazione dell'on. Giuseppe Micheli, fu senatore per la Democrazia Cristiana nel collegio di Borgotaro-Salsomaggiore dal 1948 fino alla scomparsa avvenuta nel 1960.
Si batté per il ripristino della chiesa di san Rocco, in quegli anni utilizzata come deposito di carbone, e per la salvaguardia del Castello e del Teatro, poi destinati alla demolizione.
Il suo fu un impegno politico a tutto campo in favore di quella Montagna che amava così profondamente; ricordiamo i suoi numerosi interventi in favore della realizzazione degli allacci telefonici, degli acquedotti, delle linee elettriche, dell'edilizia scolastica, del patrimonio forestale, della strada di fondovalle, di quelle del Bratello e del Tomarlo.
Crediamo che la figura del sen. Marchini Camia sia di straordinaria attualità.
In un intervento a Palazzo Madama, nel '52, sostenne che le condizioni economiche e sociali dell'Appennino tosco-emiliano non differivano da quelle dell'Appennino calabrese, che egli aveva appena visitato, ritenendo sommamente ingiusto che i finanziamenti governativi privilegiassero in maniera così forte, quasi esaustiva, le aree deboli del Sud, trascurando invece quelle settentrionali. In altre circostanze, chiederà che la Montagna del Nord potesse essere ammessa ai benefici della Cassa del Mezzogiorno.
Sappiamo quali linee di politica economica siano state seguite dai governi che si sono susseguiti in tutti questi anni. Oggi la spoliazione delle quattro regioni più produttive del paese, Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte, ammonta a cinquanta miliardi di euro all'anno; si tratta in altri termini di centomila miliardi delle vecchie lire. E' evidente che un simile saccheggio colpisce mortalmente le aree marginali, come la nostra, inserite in contesti regionali avanzati.
Diciamo queste cose per dovere di coscienza e per richiamare quel senso di giustizia territoriale che permeava l'agire politico del sen. Marchini Camia.
Le diciamo per augurarci che il vittimismo di un certo ceto politico, che non vuole rinunciare ai proventi della spoliazione, non riesca a soffocare, nel momento dell'approvazione dei decreti attuativi, la corretta accezione di federalismo fiscale, che dovrà prevedere il permanere all'interno delle regioni produttive di quote consistenti di gettito Iva ed Irpef.
Le diciamo nella speranza che la regione Emilia Romagna la smetta di privilegiare le aree del litorale adriatico e si accorga più compiutamente delle zone interne dell'Appennino.
Le diciamo, infine, perché il ricordo di quella grande personalità e di quella magnifica figura che fu il sen. Marchini Camia susciti in tutte le forze politiche il desiderio di operare lungo la strada da lui così intelligentemente tracciata.
Alessandro Bocci


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