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Primo
Rinaldi, alpino della classe 1911, reduce
della campagna di Russia, ci ha lasciato; la comunità di Tiedoli
perde una grande figura umana, la nostra storia perde un importante
testimone oculare dei tragici eventi che avvennero nella seconda
guerra mondiale. |
Solo sabato
pomeriggio l'ho fotografato a casa sua; ho ascoltato con attenzione, con
sincera ammirazione, i suoi ricordi, : ieri mattina, Primo Rinaldi, uno
degli ultimi reduci della campagna di Russia, ci ha lasciato, si é spento
per sempre. Il suo corpo era ormai troppo consumato.
Mi dispiace, mi sento veramente triste, per la sua scomparsa: il suo volto,
la sua espressione, le sue battute acute e intelligenti, erano diventate per
me, come per molti, una costante, tutte le volte che si capitava a Tiedoli.
Aveva 94 anni nel corpo, meno di quaranta nella mente. Mille anni nella sua
saggezza, nella sua esperienza di vita.
Sabato pomeriggio, appena quattro giorni fa, ci aveva accolto a casa sua, a
Tiedoli: con grande ospitalità, con grande signorilità, con grande
umanità. Con il suo cappello da alpino in testa, reggendosi in piedi sulle
sue gambe malferme, salutando con gesti lenti, misurati; parlando con tutti.
Pianificava scherzosamente la sua discesa a Parma, per l'adunata nazionale
di maggio. Sul tavolo, per tutti, una "boccia" di vino e un po' di
fette di "busilan". Fuori casa c'erano parecchi gradi sotto zero,
dentro tutto il calore dei suoi familiari, dei suoi amici.
In quell'occasione Mauro Azzi, autore di un'importante opera storica sugli
Alpini di Parma, insieme a tanti altri amici alpini, lo é andato a trovare:
per donargli il libro, per ascoltarlo, per rendergli il giusto onore.
Per alcuni indimenticabili minuti, Primo ci ha raccontato alcune delle sue
vicende di guerra, spinto dalla volontà di farlo. Molti reduci, dopo anni
di silenzio, dopo anni di ricordi sepolti, hanno ricominciato a raccontare
le loro vicende: forse hanno sofferto, ingiustamente, di uno strano senso di
colpa per essere stati tra i pochi che si erano salvati dall'immane tragedia
del fronte russo, forse le atrocità che videro, che subirono, hanno
popolato per anni i loro peggiori incubi, non permettendogli di ricordare,
non aiutandoli ad esprimersi. Ora che il tempo per i racconti si fa sempre
più stretto, sentono il disperato bisogno di lasciare delle tracce, delle
testimonianze.
Le memorie delle ferite, la paura, il freddo talmente forte che bloccava
anche le emorragie; la fatica disumana delle marce nella neve, sferzati
dalle tormente, precipitati in fondo ai canali che si aprivano nella pianura
russa; le imboscate, le lotte impari con i carri armati, sempre a caccia di
italiani da mitragliare; i morti che si accumulavano tragicamente intorno a
lui, sopra di lui; l'eroismo dei commilitoni alpini, il loro senso di
solidarietà; il senso del sacrificio eroico estremo, contrapposto alla
crudeltà incolore dei nemici, alla crudeltà inspiegabile degli alleati
tedeschi, intenti solo a salvarsi: in fondo la solita crudeltà spietata
della guerra.
Il racconto di sabato é culminato con la descrizione della sua salvezza; in
mezzo a tutto quel disastro, con due proiettili in corpo, finalmente una
fortuna insperata, casuale: Primo riuscì a prendere quell'ultimo treno,
quell'ultima tradotta verso la salvezza, verso un provvidenziale ospedale da
campo.
Nell'estate del 1942 partirono quasi 63.000 soldati delle truppe alpine:
nella primavera del 1943 fecero ritorno a casa in meno di 11.000. Oltre
100.000 italiani persero la vita nella campagna di Russia.
Occorre ricordare che Primo apparteneva alla Divisione Alpina Julia,
accorpato al 8° Reggimento Alpini Battaglione Tolmezzo: quello che pagò
forse il più alto tributo di sangue, nel tentativo riuscito di rompere
l'accerchiamento e di coprire la ritirata delle truppe dell'ARMIR.
Dopo il suo ultimo
racconto, dopo la sua ultima testimonianza pubblica, se ne é andato per
sempre Primo Rinaldi, un dignitoso e silenzioso protagonista della vita,
della sopravvivenza, che riuscì a non farsi travolgere dagli eventi. E'
scomparso un testimone importante della nostra recente e tragica storia.
Il suo funerale, il funerale di questo piccolo e silenzioso eroe della vita,
ci sarà domani, giovedì mattina alle 10, con partenza dall'ospedale di
Borgotaro.
Un appello per chi é lontano, per chi non ci potrà essere: pensate ad una
preghiera, ad un pensiero, anche di un solo secondo, anche di sfuggita;
fatelo per non dimenticare le tragedie della storia, per smettere di essere
miopi; fatelo per voi stessi, per il vostro futuro; fatelo perché lo
dobbiamo a tutti coloro che, come Primo, con i loro sacrifici, senza mai
lamentarsi, ci hanno consegnato la dignità di una nazione, dopo il disastro
di una guerra. E che, giorno dopo giorno, si stanno spegnendo, in mezzo
all'indifferenza di un popolo che ha sempre di più la memoria corta.
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