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Tiedoli - Borgotaro   1 Marzo 2005 02

Immagini di repertorio

L'alpino Primo Rinaldi, 
uno degli ultimi reduci 
della campagna di Russia, ci ha lasciato

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso 
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Primo Rinaldi (1911-2005)
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Primo Rinaldi durante l'ultimo grande appuntamento alpino a Borgotaro
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Primo Rinaldi (1911-2005)
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Primo Rinaldi tra il capogruppo Domenico Gavaini e il reduce Ercole Bazzani
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Primo Rinaldi con un gruppo di amici alpini: mentre riceve l'ultima pubblicazione di Mauro Azzi 
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Mauro Azzi 
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Testi e foto di Mauro Delgrosso 
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Primo Rinaldi, alpino della classe 1911, reduce della campagna di Russia, ci ha lasciato; la comunità di Tiedoli perde una grande figura umana, la nostra storia perde un importante testimone oculare dei tragici eventi che avvennero nella seconda guerra mondiale.

Solo sabato pomeriggio l'ho fotografato a casa sua; ho ascoltato con attenzione, con sincera ammirazione, i suoi ricordi, : ieri mattina, Primo Rinaldi, uno degli ultimi reduci della campagna di Russia, ci ha lasciato, si é spento per sempre. Il suo corpo era ormai troppo consumato.
Mi dispiace, mi sento veramente triste, per la sua scomparsa: il suo volto, la sua espressione, le sue battute acute e intelligenti, erano diventate per me, come per molti, una costante, tutte le volte che si capitava a Tiedoli.
Aveva 94 anni nel corpo, meno di quaranta nella mente. Mille anni nella sua saggezza, nella sua esperienza di vita.
Sabato pomeriggio, appena quattro giorni fa, ci aveva accolto a casa sua, a Tiedoli: con grande ospitalità, con grande signorilità, con grande umanità. Con il suo cappello da alpino in testa, reggendosi in piedi sulle sue gambe malferme, salutando con gesti lenti, misurati; parlando con tutti. Pianificava scherzosamente la sua discesa a Parma, per l'adunata nazionale di maggio. Sul tavolo, per tutti, una "boccia" di vino e un po' di fette di "busilan". Fuori casa c'erano parecchi gradi sotto zero, dentro tutto il calore dei suoi familiari, dei suoi amici.
In quell'occasione Mauro Azzi, autore di un'importante opera storica sugli Alpini di Parma, insieme a tanti altri amici alpini, lo é andato a trovare: per donargli il libro, per ascoltarlo, per rendergli il giusto onore.
Per alcuni indimenticabili minuti, Primo ci ha raccontato alcune delle sue vicende di guerra, spinto dalla volontà di farlo. Molti reduci, dopo anni di silenzio, dopo anni di ricordi sepolti, hanno ricominciato a raccontare le loro vicende: forse hanno sofferto, ingiustamente, di uno strano senso di colpa per essere stati tra i pochi che si erano salvati dall'immane tragedia del fronte russo, forse le atrocità che videro, che subirono, hanno popolato per anni i loro peggiori incubi, non permettendogli di ricordare, non aiutandoli ad esprimersi. Ora che il tempo per i racconti si fa sempre più stretto, sentono il disperato bisogno di lasciare delle tracce, delle testimonianze. 
Le memorie delle ferite, la paura, il freddo talmente forte che bloccava anche le emorragie; la fatica disumana delle marce nella neve, sferzati dalle tormente, precipitati in fondo ai canali che si aprivano nella pianura russa; le imboscate, le lotte impari con i carri armati, sempre a caccia di italiani da mitragliare; i morti che si accumulavano tragicamente intorno a lui, sopra di lui; l'eroismo dei commilitoni alpini, il loro senso di solidarietà; il senso del sacrificio eroico estremo, contrapposto alla crudeltà incolore dei nemici, alla crudeltà inspiegabile degli alleati tedeschi, intenti solo a salvarsi: in fondo la solita crudeltà spietata della guerra.
Il racconto di sabato é culminato con la descrizione della sua salvezza; in mezzo a tutto quel disastro, con due proiettili in corpo, finalmente una fortuna insperata, casuale: Primo riuscì a prendere quell'ultimo treno, quell'ultima tradotta verso la salvezza, verso un provvidenziale ospedale da campo.
Nell'estate del 1942 partirono quasi 63.000 soldati delle truppe alpine: nella primavera del 1943 fecero ritorno a casa in meno di 11.000. Oltre 100.000 italiani persero la vita nella campagna di Russia.
Occorre ricordare che Primo apparteneva alla Divisione Alpina Julia, accorpato al 8° Reggimento Alpini Battaglione Tolmezzo: quello che pagò forse il più alto tributo di sangue, nel tentativo riuscito di rompere l'accerchiamento e di coprire la ritirata delle truppe dell'ARMIR.

Dopo il suo ultimo racconto, dopo la sua ultima testimonianza pubblica, se ne é andato per sempre Primo Rinaldi, un dignitoso e silenzioso protagonista della vita, della sopravvivenza, che riuscì a non farsi travolgere dagli eventi. E' scomparso un testimone importante della nostra recente e tragica storia.

Il suo funerale, il funerale di questo piccolo e silenzioso eroe della vita, ci sarà domani, giovedì mattina alle 10, con partenza dall'ospedale di Borgotaro.
Un appello per chi é lontano, per chi non ci potrà essere: pensate ad una preghiera, ad un pensiero, anche di un solo secondo, anche di sfuggita; fatelo per non dimenticare le tragedie della storia, per smettere di essere miopi; fatelo per voi stessi, per il vostro futuro; fatelo perché lo dobbiamo a tutti coloro che, come Primo, con i loro sacrifici, senza mai lamentarsi, ci hanno consegnato la dignità di una nazione, dopo il disastro di una guerra. E che, giorno dopo giorno, si stanno spegnendo, in mezzo all'indifferenza di un popolo che ha sempre di più la memoria corta.