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Antonia
Arslan, con "La
Masseria delle Allodole",
ha vinto
la XV° edizione del premio letterario PEN. Un
romanzo costruito attingendo dalla memoria personale, un
tributo alla verità storica sul popolo Armeno, scomparso
tra l'indifferenza generale, inghiottito dalle atrocità
della guerra. Nonostante il brutto tempo
improvviso, anche quest'anno un'organizzazione perfetta,
nel solito perfetto scenario compianese.
In questa
edizione, che ha visto la consueta regia attenta di
Lucio Lami, la narrativa
é stata la padrona incontrastata: anche le altre opere
giunte in finale scavano, pensano, ricostruiscono
esistenze e situazioni. Rivolgono attenzione estrema
allo scorrere della storia, sia collettiva che dei
singoli.
Una
novità,
per i lettori di Valtaro.it, felice e piacevole:
i pensieri sulla manifestazione di Martina Fortunati,
studentessa dello Zappa-Fermi e coinvolta
dall'organizzazione del premio P.E.N., per la prima volta,
in qualità di "assistente di campo". |

Premio P.E.N:
anche quest'anno, anche in questa ultima edizione, ha rappresentato
un'altra grande e insostituibile occasione per scoprire, per
imparare a conoscere noi e il mondo; facendolo nel modo migliore, attraverso la
letteratura, attraverso la cultura.
Non parlerò dei libri e dello stile dei relativi scrittori: la mia
evidente incompetenza sarebbe insopportabile. So solo che la
vincitrice ha scritto un libro per me bellissimo, importante per far
riflettere sulla sorte del popolo Armeno, trucidato all'inizio del
secolo scorso nell'indifferenza generale; so solo che i suoi occhi
dolci, il suo bel modo di fare, i suoi modi garbatamente
intelligenti, si leggono perfettamente nel libro, dalla prima
all'ultima tragica pagina.
Tutti noi, qui in Valtaro soprattutto, dovremmo essere eternamente
grati a manifestazioni come il Premio P.E.N. e, ovviamente, a chi si
prende la briga di organizzarlo. Vai a Compiano, nei giorni
del premio, e ti trovi circondato da scrittori, letterati,
intellettuali veri; per una volta tanto senza troppe intromissioni,
senza contaminazioni e mediazioni tecnologiche non volute; sono
gentili, comprensivi; ti aiutano ad entrare in una dimensione più
profonda del tuo io, del tuo pensiero.
Ti aprono porte mentali, ti aiutano a non prendere abbagli, ti
incitano a continuare lungo una faticosa strada di sapere, di
conoscenza; ti fanno intravedere percorsi anche scomodi, anche a
volte pericolosamente in controtendenza. Scopri che questa strana
gente, gli scrittori, nelle loro spesso utopiche parole, si
affacciano su orizzonti ampi, non limitati da vincoli meschini;
vedono lontano e con grande anticipo per tutti; interpretando il
passato, intuendo il futuro della storia. I potenti della terra li
temono, forse perché sanno che hanno quasi sempre ragione, perché
sono sempre capaci di scrivere che il "re é nudo".
Purtroppo spesso, anzi quasi sempre, restano inascoltati; meglio,
non letti!
Dal 2002 Lucio Lami è il presidente del P.E.N. Club italiano dopo
aver ricoperto la carica di vice presidente per 14 anni e aver
fondato il Premio letterario giunto alla quindicesima edizione. E',
insieme alla moglie il motore inarrestabile di questo fenomeno
unico, irripetibile per i nostri tempi.
Per capire l'importanza del premio, del suo modo di esistere, basta
scorrere l'albo dei premiati: Susanna Tamaro fu la prima vincitrice,
seguita da Antonio Tabacchi, Paolo Maurensig, Ferdinando Camon,
Luciano Erba, Vivian Lamarque, Raffaele La Capria, Francesco
Biamonti, Mario Rigoni Stern, Alberto Arbasino, Giuseppe Pontiggia,
Andrea Zanzotto, Carlo Sgorlon e, l’anno scorso, Giovanni Sartori.
Nomi e figure che si associano a pensieri forti, ad anime forti.
Il borgo medioevale di Compiano, con tutte le sue pietre intrise di
storia, di suggestioni evocative, si trasforma per due giorni in una
terra fantastica, quasi onirica. Un luogo, uno spazio d’incontro,
dove la frontiera tra scrittore e lettore viene meno, dove, se si è
attenti, si respira e si percepisce la stessa aria della genialità
creativa degli autori. Per 48 ore, senza dover infrangere nessuna
barriera, senza dover aver un permesso, è possibile nutrire la
propria mente e la propria anima con un’esperienza unica. Assistere
allo spoglio, nella piazzetta, con la tensione palpabile ma
attentamente corretta degli autori, con le battute di spirito, con i
momenti di introspezione, di ricordo. Capire che dietro ad un grande
scritto c’è sempre una grande personalità, una grande esistenza.
L’unica legge consentita, riconosciuta da tutti quelli che ci sono,
è quella imposta dalla bellezza della letteratura, dal
coinvolgimento della poesia; in poche parole la legge dell’arte e
degli artisti.
Gli scrittori, e lo si capisce bene frequentando il P.E.N.,
intuiscono prima degli altri, pensano e poi scoprono. Usano il dono
antico del sapere, del pensiero nel modo giusto; cercano, scrivendo,
di farlo usare anche agli altri. Si rifugiano nei libri, fuggono da
una realtà che é empia e miope; tacitandosi un po' la coscienza:
scrivono, sperando che il loro messaggio di pace venga letto, venga
almeno intuito.
A Compiano, da quindici anni, anche dopo quindici edizioni, avviene
sempre il miracolo: puoi incontrare di persona le parole scritte,
puoi incontrare gli autori. Puoi nutrirti del loro sapere, della
loro intelligenza. Puoi decidere di essere superficiale, solo
epidermico, passivamente attento: in un mondo di televisione, di
virtuale estremo e é già tanto, tantissimo. O puoi decidere di
attaccarti a loro, di farti trasferire per alcune ore tutto il
possibile. Puoi cercare di arricchirti, una volta tanto in modo vero
e diretto.
Ed ora,
come anticipato, un'altra scoperta del P.E.N.; le bellissime parole,
le impressioni, da dentro il P.E.N., di Martina Fortunati; coinvolta
in questa manifestazione per la prima volta.
Credo,
non senza un po’ di amarezza, che l’esperienza termini proprio sulla
metamorfosi. Penso ci sia un istante silenzioso in cui
dall’esperienza si passa all’avventura importante. Passato quel
momento, resta uno spazio vuoto, imbarazzato quasi. Successivamente
questo “non-tempo” si frantuma in ricordi. Lascio asciugare i
capelli, la sera di un sabato che non è stato qualunque. Raccolgo i
miei ricordi spezzettati e scrivo questo articolo. Non sarò
obiettiva, forse. Non mi va. Il racconto “dopo-la-fine” non può
certo essere ridotto a cronaca e, del resto, ho conosciuto scrittori
non giornalisti.
Cinque ragazze in tailleur nero, hostess improvvisate della
letteratura. Avanti e indietro tra ciotoli e artisti; coordinate da
una rigidità che, scioltasi in un abbraccio finale, non dimenticava
mai di dire “grazie”.
Qualche battuta e un po’ di stanchezza, non potevamo immaginare che
il guadagno spicciolo fosse così poco importante.
Il dottor Lami inizia il discorso con un verbo: “cercare”. A mio
parere tutto ciò che di umano nasce è frutto di una ricerca, più o
meno consapevole. Il Premio in sé sarà stato sottoposto ad un
cercare non breve e non facile. Ritrovare una letteratura
completamente nuda non è cosa da poco. Per quanto mi riguarda… è
così bello stupirsi! Ho trovato quattro “amiche”, che paiono essere
le migliori colleghe che io possa incontrare, non solo perché le
prime. Ho scoperto le note di Tournier invadermi il corpo e la mente
e portarmi via da lì…non ho mai sofferto così tanto, non potendo
entrare in chiesa. Un pittore straordinario che “scarabocchia”, in
albergo, la mattina.
Ho incontrato una persona insolita, di quelle che guardi con
interesse dal primo istante non capendo il motivo. Di quelle che un
giorno, dopo tanto tempo, scopri il significato nascosto, aprendo un
cassetto con una foto e… “ecco a chi assomigliava…” però hai già
scordato il nome. Era uno scrittore, arrivava solo e pranzava con lo
“staff”, parlava poco al microfono e commentava il suo libro al bar.
Pipa in bocca e saluto distratto. Tanta voglia di ascoltare
attentamente, chiunque avesse qualcosa da dire.
Non ho sentito quel sapore dolciastro della corsa meccanica ai
punti, ai soldi, ai numeri. Non c’era nessuno che ignorasse le
parole per esaltare le immagini.
Gli unici abbellimenti, esaltati, lì erano quelli della carta e
dell’inchiostro. L’impressione, è quella di un incontro ordinario ed
antico tra artisti. Il prodotto era una grande semplicità e
serenità, credo, anche se nessuno ha sorriso a comando.
Ho imparato che c’è ancora qualcosa di non adatto e nemmeno
adattabile alla veloce ed apparente luminosità di riflettori puntati
negli occhi.
Forse ho trovato la fiducia che avevo perso rispetto ad una
“professione” che amo. Essere e fare lo scrittore erano per me due
realtà inconciliabili… oppure no?
Martina Fortunati
I finalisti
della XV° edizione sono stati:
ANTONIA
ARSLAN -
Vincitrice
La Masseria delle Allodole - 358 voti
(Rizzoli)
ALBERTO ONGARO
La Taverna del Doge Loredan - 306 voti
(Piemme)
MAURIZIO MAGGIARI
Il viaggiatore notturno - 305 voti
(Feltrinelli)
ERALDO AFFINATI
Secoli di gioventù - 292 voti
(Mondadori)
ALESSANDRO PIPERNO
Con le peggiori intenzioni - 224 voti
(Mondadori)
per
informazioni su alcune edizioni precedenti e per comprendere i meccanismi del
PEN:
www.valtaro.it/pen2003/index.htm
www.valtaro.it/pen2004/index.htm
per
informazioni dirette sul P.E.N. Club
www.penclubitalia.org/index.html
e sul Premio
P.E.N.
www.penclubitalia.org/pag_premio.htm |