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Valtaro 5 Febbraio 2009 02

Immagini dell'incontro

Pontremolese: bene. 
Anzi, come sempre, male. 

 

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Foto e testi di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Foto e testi di Mauro Delgrosso
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

Valtaro

 

Alfredo Peri, assessore regionale alla mobilità, ha illustrato le novità e gli investimenti relativi alla tratta ferroviaria "Pontremolese". Buone iniziative che si mescolano, e forse si annullano, nella consueta confusione gestionale delle nostre ferrovie. Come sempre a scapito di migliaia di pendolari valtaresi.
Un'unica consolazione: nel resto d'Italia, le cose vanno decisamente peggio. 

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Pontremolese: più investimenti regionali (un terzo dell'intero capitolo di bilancio), maggiore frequenza di treni (in pratica uno ogni ora verso Parma), nuovi treni, maggiore sicurezza. E' quanto di positivo é emerso dall'incontro pubblico, organizzato in Comunità Montana; che ha visto la presenza di Alfredo Peri, assessore regionale alla mobilità, insieme a vari tecnici regionali e del gruppo Ferrovie dello Stato. 

Si tratta dell'ennesimo tassello, dell'ulteriore passo, nel verso positivo, di una politica, portata avanti, faticosamente, in prima persona dalla Comunità Montana e da Carlo Berni; un percorso amministrativo tortuoso, vista la posizione geografica che coinvolge tre regioni e molteplici strutture operative (spesso con compiti e distinzioni incomprensibili per i viaggiatori), vista la presenza di un binario unico; una strategia di forte attenzione alla tratta ferroviaria; partita appena dopo una tragedia ferroviaria sfiorata, a
Fornovo nel 2006, orientata ai temi della sicurezza, nonché al tentativo di venire incontro alle esigenze dei tantissimi pendolari, che utilizzano la ferrovia tutti i giorni, per recarsi a lavorare e a studiare. E che, vista la preoccupante crisi occupazionale in atto in montagna, diventerà sempre più un'importante valvola di sfogo.

Tassello che però, vista la collocazione geografica di confine, con le conseguenti limitazioni extra regionali, dovute a visioni diverse e a problemi oggettivi, non ha accontentato tutti, anche in maniera più che legittima. Ad esempio, gli abitanti di Ostia Parmense, che si sono trovati un cambio di orario che li penalizza fortemente nel rientro da Parma. Così come il servizio verso La Spezia, che penalizzerebbe studenti e nuove aree di espansione territoriale.

I dirigenti ferroviari, diligentemente (ormai ci devono essere abituati), hanno illustrato i loro sforzi nella direzione di una razionalizzazione e di un potenziamento del servizio: si sono però trovati di fronte, come tradizione, un vero muro di sbarramento, una mole di critiche, sempre civili, però fermamente specifiche e circostanziate dei pendolari. Critiche e appunti a cui ormai si é fatta l'abitudine, negli anni.

Come nel caso dell'efficienza presunta, e confutata energicamente dagli utilizzatori, dai viaggiatori, di alcune tipologie di "nuovi" treni (leggi Minuetto). Che scaldano d'estate e raffreddano d'inverno, costringendo i passeggeri di fatto a riscaldarsi "a contatto" (beato chi capita vicino a qualche bella ragazza!). Che hanno un sistema di diffusione sonora che non viene usato per informare. Che, vista la conformazione, si trovano sempre in una condizione di mancanza di spazi adeguati, con le resse nelle fermate di pianura, con tutti i posti a sedere occupati. Con la pulizia che resta un vero miraggio.

La mancanza cronica di informazioni, di spiegazioni, di indicazioni é diventato un altro fattore ricorrente, un vero compagno di viaggio: é un fenomeno che irrita e fa perdere una marea di tempo; e così, ecco il racconto di un florilegio di display non funzionanti, di frasi incomprensibili lette sui monitor (del tipo: password errata!), altoparlanti spenti, personale ammutolito, anche poco preparato e sempre poco predisposto al dialogo. Numeri verdi che sono a conoscenza di informazioni sullo stato dei treni che il personale viaggiante, di fatto, ignora. Convogli che si rincorrono, masse di viaggiatori trasferiti in tempi record da un treno all'altro, senza apparenti giustificazioni; salvo poi vederseli arrivare in contemporanea alla stazione di Parma. 

E poi le stazioni, sempre peggio, anche dopo alcuni lavori: sale d'aspetto chiuse quando fa freddo, bagni rotti o inagibili, opere dalla discutibile ergonomia; scale poco protette dalle intemperie e fabbricate con materiali che si rompono (come nel caso
delle rotture da neve!); e poi ancora ascensori, come nel caso di Borgotaro, sempre fermi, che rendono, scandalosamente, impossibile l'accesso ai diversamente abili.

In pratica, di fronte agli sforzi "alti", alle scelte tecniche e alle trovate dei progettisti, ci si trova sempre di fronte ai soliti disarmanti problemi "bassi", tipicamente italiani. Si hanno i soldi ma non si riesce a trovare un interlocutore in grado di poter affrontare i problemi. In grado di spendere: siamo al vero paradosso!

E' il frutto di anni di malgoverno nazionale dei trasporti pubblici. Dovuto ad un sistema ormai al collasso, privo di un vero ministro dei trasporti, di fatto confuso nella gestione delle infrastrutture, per stessa ammissione di Peri. Il quale, a fine convegno, con un sfogo personale, ha affermato che, nei suoi otto anni di attività regionale, "non é mai riuscito ad incontrare un ministro che sia stato in grado di poter intervenire, a livello nazionale; sia con il centro destra che con il centro sinistra, tutti ugualmente disattenti, distratti dalle grandi opere."

La mancanza di una visione complessiva del problema dei trasporti, avvelenata dai problemi locali e da un sistema ferroviario ormai obsoleto, completano un quadro veramente poco rassicurante. Composto di attività che di fatto "pezzano" in continuazione situazioni di degrado e di cattivo servizio. Che si confrontano con una struttura, quella ferroviaria italiana, di fatto, secondo  le sue parole, confermate dai tecnici presenti, "tecnicamente ed economicamente fallita". 

A questo c'é da pensare che, rispetto ad altre zone, siamo un po' più fortunati, che c'é più attenzione; anche perché Peri é di Collecchio, e perché prende il treno per Parma e per Bologna spessissimo. 

Mi permetto, a questo punto, di fare una riflessione. Su quanto, questo sistema di trasporti, sempre così degradato, costa in termini economici alla nostra montagna e alla nostra gente. Non mi permetto invece di pensare ai danni in termini sociali... sarebbe troppo deprimente.

Ad esempio in termini di salute, sia per gli aspetti fisici (avere l'aria condizionata d'inverno, fa ammalare le persone!), sia mentali. Visto che tutti parlano di costi, di mancanza di fondi, visto che tutti "razionalizzano", ci siamo mai chiesti quanto influisce, sul reddito locale complessivo, tutto questo? In termini di costi diretti, di medicine e cure; ma anche di mancato reddito per le migliaia di ore perse, ma anche di mancata carriera, e quindi la conseguente impossibilità a migliorare le proprie possibilità economiche, per l'impossibilità di gestire al meglio le proprie risorse temporali e relazionali. Senza contare i disagi familiari di chi ha figli o anziani da curare, da far seguire a terzi, spesso a pagamento.

Provate a fare due conti, spiccioli, su 1500 pendolari, giornalieri. Provate.

Tanti altri articoli sui guai della Pontremolese:

www.valtaro.it/guai_pontremolese_2008/index.htm

www.valtaro.it/pensilina_rotta/index.htm

ttp://www.valtaro.it/treni2006/index.htm

http://www.valtaro.it/trenitalia2006/index.htm

http://www.valtaro.it/treni2005/index.htm

http://www.valtaro.it/trenitalia/index.htm

 

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