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Alfredo
Peri, assessore regionale alla mobilità, ha illustrato
le novità e gli investimenti relativi alla tratta ferroviaria "Pontremolese".
Buone iniziative che si mescolano, e forse si annullano, nella
consueta confusione gestionale delle nostre ferrovie. Come sempre a
scapito di migliaia di pendolari valtaresi.
Un'unica consolazione: nel
resto d'Italia, le cose vanno decisamente peggio. |

Pontremolese: più
investimenti regionali (un terzo dell'intero capitolo di bilancio), maggiore
frequenza di treni (in pratica uno ogni ora verso Parma), nuovi treni,
maggiore sicurezza. E' quanto di positivo é emerso dall'incontro pubblico,
organizzato in Comunità Montana; che ha visto la presenza di Alfredo Peri,
assessore regionale alla mobilità, insieme a vari tecnici regionali e del
gruppo Ferrovie dello Stato.
Si tratta dell'ennesimo tassello, dell'ulteriore passo, nel verso positivo,
di una politica, portata avanti, faticosamente, in prima persona dalla
Comunità Montana e da Carlo Berni; un percorso amministrativo tortuoso,
vista la posizione geografica che coinvolge tre regioni e molteplici
strutture operative (spesso con compiti e distinzioni incomprensibili per i
viaggiatori), vista la presenza di un binario unico; una strategia di forte
attenzione alla tratta ferroviaria; partita appena dopo una tragedia
ferroviaria sfiorata, a Fornovo
nel 2006, orientata ai temi
della sicurezza, nonché al tentativo di venire incontro alle esigenze dei
tantissimi pendolari, che utilizzano la ferrovia tutti i giorni, per recarsi
a lavorare e a studiare. E che, vista la preoccupante crisi occupazionale in
atto in montagna, diventerà sempre più un'importante valvola di sfogo.
Tassello che però,
vista la collocazione geografica di confine, con le conseguenti limitazioni
extra regionali, dovute a visioni diverse e a problemi oggettivi, non ha
accontentato tutti, anche in maniera più che legittima. Ad esempio, gli
abitanti di Ostia Parmense, che si sono trovati un cambio di orario che li
penalizza fortemente nel rientro da Parma. Così come il servizio verso La
Spezia, che penalizzerebbe studenti e nuove aree di espansione territoriale.
I dirigenti
ferroviari, diligentemente (ormai ci devono essere abituati), hanno
illustrato i loro sforzi nella direzione di una razionalizzazione e di un
potenziamento del servizio: si sono però trovati di fronte, come
tradizione, un vero muro di sbarramento, una mole di critiche, sempre
civili, però fermamente specifiche e circostanziate dei pendolari. Critiche
e appunti a cui ormai si é fatta l'abitudine, negli anni.
Come nel caso dell'efficienza presunta, e confutata energicamente dagli
utilizzatori, dai viaggiatori, di alcune tipologie di "nuovi"
treni (leggi Minuetto). Che scaldano d'estate e raffreddano d'inverno,
costringendo i passeggeri di fatto a riscaldarsi "a contatto"
(beato chi capita vicino a qualche bella ragazza!). Che hanno un sistema di
diffusione sonora che non viene usato per informare. Che, vista la
conformazione, si trovano sempre in una condizione di mancanza di spazi
adeguati, con le resse nelle fermate di pianura, con tutti i posti a sedere
occupati. Con la pulizia che resta un vero miraggio.
La mancanza cronica di informazioni, di spiegazioni, di indicazioni é
diventato un altro fattore ricorrente, un vero compagno di viaggio: é un
fenomeno che irrita e fa perdere una marea di tempo; e così, ecco il
racconto di un florilegio di display non funzionanti, di frasi
incomprensibili lette sui monitor (del tipo: password errata!), altoparlanti
spenti, personale ammutolito, anche poco preparato e sempre poco predisposto
al dialogo. Numeri verdi che sono a conoscenza di informazioni sullo stato
dei treni che il personale viaggiante, di fatto, ignora. Convogli che si
rincorrono, masse di viaggiatori trasferiti in tempi record da un treno
all'altro, senza apparenti giustificazioni; salvo poi vederseli arrivare in
contemporanea alla stazione di Parma.
E poi le stazioni, sempre peggio, anche dopo alcuni lavori: sale d'aspetto
chiuse quando fa freddo, bagni rotti o inagibili, opere dalla discutibile
ergonomia; scale poco protette dalle intemperie e fabbricate con materiali
che si rompono (come nel caso delle
rotture da neve!); e poi
ancora ascensori, come nel caso di Borgotaro, sempre fermi, che rendono,
scandalosamente, impossibile l'accesso ai diversamente abili.
In pratica, di
fronte agli sforzi "alti", alle scelte tecniche e alle trovate dei
progettisti, ci si trova sempre di fronte ai soliti disarmanti problemi
"bassi", tipicamente italiani. Si hanno i soldi ma non si riesce a
trovare un interlocutore in grado di poter affrontare i problemi. In grado
di spendere: siamo al vero paradosso!
E' il frutto di anni di malgoverno nazionale dei trasporti pubblici. Dovuto
ad un sistema ormai al collasso, privo di un vero ministro dei trasporti, di
fatto confuso nella gestione delle infrastrutture, per stessa ammissione di
Peri. Il quale, a fine convegno, con un sfogo personale, ha affermato che,
nei suoi otto anni di attività regionale, "non é mai riuscito ad
incontrare un ministro che sia stato in grado di poter intervenire, a
livello nazionale; sia con il centro destra che con il centro sinistra,
tutti ugualmente disattenti, distratti dalle grandi opere."
La mancanza di una visione complessiva del problema dei trasporti,
avvelenata dai problemi locali e da un sistema ferroviario ormai obsoleto,
completano un quadro veramente poco rassicurante. Composto di attività che
di fatto "pezzano" in continuazione situazioni di degrado e di
cattivo servizio. Che si confrontano con una struttura, quella ferroviaria
italiana, di fatto, secondo le sue parole, confermate dai tecnici
presenti, "tecnicamente ed economicamente fallita".
A questo c'é da pensare che, rispetto ad altre zone, siamo un po' più
fortunati, che c'é più attenzione; anche perché Peri é di Collecchio, e
perché prende il treno per Parma e per Bologna spessissimo.
Mi permetto, a questo punto, di fare una riflessione. Su quanto, questo
sistema di trasporti, sempre così degradato, costa in termini economici
alla nostra montagna e alla nostra gente. Non mi permetto invece di pensare
ai danni in termini sociali... sarebbe troppo deprimente.
Ad esempio in termini di salute, sia per gli aspetti fisici (avere l'aria
condizionata d'inverno, fa ammalare le persone!), sia mentali. Visto che
tutti parlano di costi, di mancanza di fondi, visto che tutti
"razionalizzano", ci siamo mai chiesti quanto influisce, sul
reddito locale complessivo, tutto questo? In termini di costi diretti, di
medicine e cure; ma anche di mancato reddito per le migliaia di ore perse,
ma anche di mancata carriera, e quindi la conseguente impossibilità a
migliorare le proprie possibilità economiche, per l'impossibilità di
gestire al meglio le proprie risorse temporali e relazionali. Senza contare
i disagi familiari di chi ha figli o anziani da curare, da far seguire a
terzi, spesso a pagamento.
Provate a fare due conti, spiccioli, su 1500 pendolari, giornalieri.
Provate.
Tanti altri articoli
sui guai della Pontremolese:
www.valtaro.it/guai_pontremolese_2008/index.htm
www.valtaro.it/pensilina_rotta/index.htm
ttp://www.valtaro.it/treni2006/index.htm
http://www.valtaro.it/trenitalia2006/index.htm
http://www.valtaro.it/treni2005/index.htm
http://www.valtaro.it/trenitalia/index.htm
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