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Borgotaro - Sala Imbriani      30 aprile 2004 02

Immagini della conferenza

Pino Cacucci, incanta nella presentazione
della sua ulti opera: "Oltretorrente"
 

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

 
Lo scrittore Pino Cacucci
 

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Pino Cacucci

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Parma, 1922 e dintorni (immagini prese dal web)
Testi e foto di Mauro Delgrosso
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Pino Cacucci: per un giorno il grande scrittore é stato a Borgotaro;  la scoperta di un piacevole e bravissimo autore, di una grande personalità; uno che con i suoi bellissimi libri riesce ancora a far riflettere.
"Oltretorrente", è il suo ultimo importantissimo capolavoro letterario, ambientato nell'agosto 1922, durante la vittoriosa insurrezione parmigiana, guidata da Guido Picelli, contro le squadre armate inviate da Mussolini.
La memoria e l'immaginazione di alcune esistenze contrapposte, di sentimenti estremi e di grandi rabbie, nate dalle conseguenze tragiche della Prima Guerra Mondiale e alimentate dall'inizio di quel processo storico che ci porterà nel baratro del secondo conflitto mondiale. L'idea della militanza, della resistenza, dell'impegno civile, della non indifferenza ai fatti.


Pino Cacucci é stato nei giorni scorsi a Borgotaro: ospite dell'Amministrazione Comunale, della Società di Mutuo Soccorso Imbriani e dell'Istituto Zappa-Fermi. L'autore, di fama internazionale, durante un'intera giornata di lavori, ha presentato la sua ultima opera: "Oltretorrente". 
Si tratta di una "semplice" epopea barricadera, una storia di uomini che si trovano ad essere contro; una vicenda, scritta in maniera splendida, una volta tanto tutta italiana, tutta parmigiana; purtroppo un angolo di storia recente un po' dimenticato, soprattutto negli ultimi tempi. Come sempre, la nostra memoria, la memoria degli italiani, si dimostra corta e irriconoscente; come sempre.
Eppure, a due passi da noi, nell'agosto del 1922, nella Parma dei poveri, dei lavoratori, c'è stata una grande, eroica ed epica battaglia. Tra la gente dell'Oltretorrente", della "Parma Vecchia", decisa a resistere all'assedio delle squadre armate, inviate da Mussolini e capitanate da Farinacci prima e dal Ras Italo Balbo poi. 
Io, come penso tanti altri, ero all'oscuro di queste vicende, importantissime per la nostra società civile, per l'identità del nostro territorio.
Sono sicuro che se fossimo stati in America, negli Stati Uniti, da una vicenda come questa, sarebbero già nati almeno una decina di film; oggi sarebbe un po' la nostra "Fort Alamo" (però una volta tanto vincente!), con tanto di David Crockett al posto di Guido Picelli e Italo Balbo nei panni di del Generale Santana. 
Una schiera di un migliaio di eroi popolari, con all'interno moltissime donne, mal armati e mal in arnese: combattono rabbiosamente e resistono a diecimila camice nere, sostenute dal governo e dalle istituzioni. Niente male come trama.
E invece no, in Italia, si tende a cancellare tutto, a chiudere e blindare gli armadi, a seppellire la memoria con i soliti e tanti eroi morti, da una parte e dall'altra. A far dimenticare gli orrori della guerra, delle atrocità della guerra. Balbo, come anche Picelli, si affrontarono con onore in questa battaglia impari; entrambi sopraviveranno, per morire su altri fronti: il parmigiano in Spagna dopo aver vissuto la disillusione della sanguinaria Russia Sovietica, il "Ras" ucciso dalla contraerea italiana, probabilmente dietro un infame ordine di Mussolini. Due italiani, due strani eroi, emersi dal basso, con tanti altri al loro fianco.
Ci voleva la penna di Cacucci (motore primo, con i suoi scritti, di alcuni importanti film) per scavare nella memoria, per far emergere le figure dimenticate delle barricate parmigiane e di chi vi stava dietro: le tante infaticabili e anonime donne, i preti, gli anarchici, i tanti ex combattenti e reduci della carneficina che passerà alla storia con il nome di Prima Guerra Mondiale. E anche di chi stava davanti, o di chi non ci é voluto andare davanti: a Parma, in pochissimi, si resero disponibili a cercare di dare l'assalto ai quartieri poveri. Anche chi era apertamente sostenitore del fascismo, si guardò bene dal farsi coinvolgere. L'Oltretorrente rappresentava una zona franca, una zona dove in tanti sbarcavano il lunario, da generazioni, con enormi fatiche e tribolazioni: figli di emigranti, di mercenari.
Gente che si guadagnava duramente da vivere, sostenuta dalla solidarietà del sacrifico comune; che sapeva farsi rispettare: anche nei teatri, Regio compreso, dove rappresentava, dai loggioni, un terribile banco di prova per gli attori e i cantanti. Gente strana, sanguigna, viva.
La città era, come tanti luoghi d'Italia, reduce dalla grande fatica della guerra; affrontava la difficile incognita della depressione economica. C'era altro a cui pensare. Disperati contro disperati, popolo contro popolo. Italiani contro italiani. 
Pensate che "Oltretorrente" é un libro scritto tanto bene, tanto coinvolgente, da potersi trasformare in una trama di film, senza colpo ferire, senza nessuna fatica. Leggi e intanto ti accorgi che vedi, che ascolti.
Le descrizioni sono perfette, accurate; tanto ben fatte che, nei giorni scorsi, mi sono preso la briga di fare un salto nella "Parma Vecchia", in un momento libero: ho ripercorso, insieme a quello che ho letto, alcuni quartieri, alcune ombre. Ho cercato di rivedere qualche fantasma. Le barricate, se guardi bene, ci sono ancora, tutte. Sono rimaste nello spirito e nei mattoni dei muri della città. Anche in qualche viso, in qualche espressione, soprattutto anziana. Peccato non aver avuto dietro la macchina fotografica...
I tempi dello svolgimento del racconto sono ritmati, chiari, sequenziali e logici anche nella complessità degli accadimenti; i profili dei personaggi sono diretti, immediatamente coinvolgenti, toccanti senza essere inutilmente melensi o corrotti. Bella la contrapposizione tra Picelli e Balbo, anche nelle ultime pagine, nell'incontro in Parlamento.
Due uomini, due grandi personalità circondate da un'Italia allo sfacelo (da un parte le lotte interne della sinistra agonizzante e passiva, dall'altra il più bieco Fascismo e l'odio e l'invidia di Mussolini per Balbo); due destini classicamente tragici.
Il libro é veramente bellissimo, una  lettura non perdibile, per chiunque, qualunque cosa pensi.

Pino Cacucci é stato a Borgotaro un giorno intero: prima a scuola, allo Zappa-Fermi, per una lezione conferenza; il suo ruolo professionale di traduttore, oltre che di grande scrittore, ha affascinato gli studenti. Poi, dopo essere "scomparso" per alcune ore, insieme a Renzo Costella (fonti ben attendibili dicono che si sia trattato di una profonda digressione cultural-enogastronomica), é riapparso in paese. E qui, in tanti, abbiamo potuto scoprire il suo grande lato umano, la sua disponibilità; la ricchezza e allo stesso tempo la professionale semplicità del suo modo di porsi di fronte alle persone. 
Nel tardo pomeriggio é passato nel mio ufficio, portato da Giuliana Anelli e da Renzo: é uno veramente simpatico, subito, a pelle. Un aperitivo da Beppe (il vecchio "Gatto"), una merenda veloce al Vecchio Borgo: si scopre sempre più che é una persona piacevole, discretamente curiosa della vita degli altri. Lo studio un po': é un attento osservatore dei profili umani; forse in grado, in brevissimo tempo, di capire cosa hai dentro di importante, soprattutto per la trama di un libro. Osserva i particolari, le intrinseche semplicità delle idee degli uomini, del filo conduttore delle vite umane.

Arriva la serata all'Imbriani: un grande momento di cultura, di arte. Di comunicazione vera: non urlata, non imposta, realmente indipendente e libera nelle idee; si parla di politica, di sinistra, di fascismo, di persecuzioni, di foibe, di prima guerra mondiale e di massacri. Di resistenza e di impegno. 
Pensieri e opinioni, analisi storiche e politiche. Una bella serata di piacevole cultura. Semplicemente trasmessa, in fondo scritta.

Un altro grande incontro per Borgotaro, grazie all'intelligenza di un gruppo di persone che amano la cultura, quella vera, e che sono in grado di farla apprezzare a tanti, nel modo migliore.
 

Poche note: 
Pino Cacucci è nato nel 1955 ad Alessandria, cresciuto a Chiavari (Ge), e trasferitosi a Bologna nel 1975 per frequentare il Dams. All'inizio degli anni ottanta ha trascorso lunghi periodi a Parigi e a Barcellona, a cui sono seguiti i primi viaggi in Messico e in Centroamerica, dove ha poi risieduto per alcuni anni. All’attività narrativa affianca un intenso lavoro di traduttore. Dai suoi libri "Puerto Escondido" e "San Isidro Futbòl" sono stati tratti i film "Puerto escondido" (Regia di Gabriele Salvatores) e "Viva San Isidro" (con Diego Abbantantuono)

Per approfondimenti, é opportuno un "salto" sul sito della Feltrinelli