|
|
Click per ingrandire
Foto Mauro
Delgrosso e testi di
testi di Paolo Giliotti
Attenzione: il materiale
fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale
Valtaro.it; é
espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o
modificata, e per qualsiasi motivo.
|
|
|
Paolo Giliotti
|
|
|
|
|
|
Foto di Mauro
Delgrosso e testi di Paolo
Giliotti
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale
Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.
|
|
|
Paolo
Giliotti, in seguito alla mancata candidatura, nelle
liste del PD alle elezioni di aprile, di personaggi politici locali di
spicco, quali Pierluigi Ferrari, si toglie qualche sassolino dalle
scarpe. Tutto da leggere: come sempre, un discorso diretto, senza
tanti peli sulla lingua.
Questa vicenda, l'ennesima "mazzata"della
storia politica locale, insegna tre cose: la prima, che uniti si può
fare qualcosa, sparsi, come siamo, non contiamo proprio un bel nulla.
La seconda che personaggi di spicco, come Pierluigi Ferrari,
dovrebbero interrogarsi del perché, nonostante il loro
"sbattimento", non sono accolti in modo plebiscitario in
certi ambienti; la terza é che, in tutti gli schieramenti, alla fine,
non sono cambiati i direttori d'orchestra e
neppure i suonatori: c'é la certezza che, in questo modo, la
musica sarà sempre la stessa. |

Testo di Paolo Giliotti
Mentre noi stiamo aspettando il 13 e 14 aprile credendo di poter decidere le sorti del parlamento italiano, in questi giorni, altri ne stanno già decidendo la composizione per un buon 95%.
Una legge elettorale che grida vendetta ci ha tolto un diritto sacrosanto sancito dalla nostra costituzione di scegliere liberamente con il voto chi dovrà rappresentarci in Parlamento, tutti ci raccontano che va cambiata ma nessuno trova il modo di renderla meno ingiusta e di coinvolgerci in qualche modo nelle decisioni, persino chi l'ha scritta e votata oggi fa l'indiano tanto che questa legge sembra non avere padri.
Non ho più l'età delle illusioni e dei facili entusiasmi, però la costituzione del PD di Veltroni qualche speranza ed un po' di
entusiasmo me li aveva fatti ritrovare, se non altro per le assemblee numerosissime e partecipate, composte anche da molte facce nuove, che a partire dalle primarie ad arrivare alle consultazioni di una settimana fa, mi avevano ben impressionato e fatto intravedere un certo riavvicinamento alla politica da parte della tanto celebrata ed invocata società civile.
Oggi, a biglie ferme, e dopo le nomine a Parlamentari della Motta e della Soliani e la candidatura di Marcora alla Camera cosa è rimasto di tutto questo?
Cosa è rimasto del nuovo Partito che doveva rinsaldare la base con i vertici della politica?
Cosa rimarrà dell'entusiasmo che si era creato nelle varie assemblee?
Possibile che bisogna scomodare un sacco di persone per chiedergli delle indicazioni per poi non tenerne conto? Nemmeno di una?
Le assemblee sparse per la provincia hanno fatto delle scelte, possibile che tutte debbano essere disattese in nome degli
equilibri nazionali e di corrente? Dove sta la novità?
Un partito che elegge fino ad un certo livello e poi procede con le nomine, che manda i commissari quando le cose non vanno secondo le esigenze del capo e poi rimanda
un altro commissario del commissario per assicurarsi che tutto vada bene, c'era già, non era necessario farne un altro.
E' evidente che oggi c'è la necessità di occupare le prime pagine dei giornali, di partecipare a tutte le risse televisive, prese in prestito dal mondo del calcio, di usare gli spot e le candidature ad effetto dell'operaio scampato al rogo, dell'impiegata del call-center, o di quella del supermarket e così via, per poi rinominare gli uscenti pensando di passare inosservati, possibile che non esista una via di mezzo che tenga conto anche dei territori e delle esperienze politiche positive che possono generare consenso e creare anche nuova classe dirigente?
Finiti gli spot e fatte le elezioni chi ci ritroviamo in parlamento? Non vorrei che succedesse come alla fine della guerra e l'inizio del boom economico, quando la gente buttava tutti i mobili in legno massiccio e posseduti da generazioni per riempirsi la casa di mobili di formica.
In ogni caso proporrei alle menti nazionali di mandare a tutti una bella lettera dove li invitano a piazzarsi davanti alla televisione ed a leggere i giornali, senza mandarli a fare del folklore nel marasma delle assemblee con l'illusione che serva a qualcosa.
Il centro sinistra nella nostra provincia ha la fortuna di amministrare la maggioranza degli enti locali, comuni, provincia,(tra l'altro il sondaggio del Sole 24 ore indica Bernazzoli come il più gradito d'Italia) comunità montane, il consenso di questi amministratori non è virtuale non è in base a sondaggi, ma si misura in voti che li hanno eletti e messi al posto dove si trovano, perchè non devono avere voce oltretutto dopo averli fatti esprimere?
Se i numeri dicono che sono dieci i sicuri eletti, bene tieniti i dieci, ma perchè non dare una chance inserendone almeno uno, all'undicesimo posto, che possa giocarsela, se veramente si ritiene possa avere un largo
consenso?
Niente di tutto questo. Non credo che questa sia la strada per riavvicinare la gente alla politica e soprattutto riappacificare gli elettori con la "casta" che rischia, autoreferenziandosi, di scavare sempre di più il solco che la divide dal resto del mondo.
Peccato sarà per la prossima volta.... o per il prossimo partito, ora torno sul divano davanti al televisore per non perdermi il prossimo spot. Ci vediamo il 15 aprile.
Paolo Giliotti
|
|