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 Borgotaro - Sala Consiliare del Comune      13 aprile 2004 02

Immagini dell'incontro

Nino Sergi,
 Segretario Generale dell'Associazione
 umanitaria InterSOS, a Borgotaro

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.


Nino Sergi

Salvatore Oppo, Nino Sergi, Antonio Boschi (giornalista RAI) e Damaso Feci

Nino Sergi

Nino Sergi e Damaso Feci nella sede di Valtaro.it

Nino Sergi, il pittore Mario Previ e Damaso Feci

Giacomo Bernardi e Salvatore Oppo

Damaso Feci, per anni un importante funzionario delle Nazioni Unite

Damaso Feci

Nino Sergi

Giacomo Bernardi

Franco Brugnoli e Angelo Franchi

Un momento della presentazione

Il pittore Mario Previ

Nino Sergi

Nino Sergi

Nino Sergi e Mario Previ

Nino Sergi e Paolo Spagnoli

Nino Sergi

Un momento della presentazione

Nino Sergi e Salvatore Oppo

Un momento della presentazione

Un momento della presentazione
Testi e foto di Mauro Delgrosso
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Nino Sergi, Segretario Generale dell'organizzazione umanitaria internazionale InterSOS, é giunto, reduce da una missione a Bagdad, a Borgotaro.
Grazie a Damaso Feci, per anni importante funzionario ONU, Sergi é venuto in Valtaro per attivare un progetto culturale finalizzato a promuovere, attraverso una pubblicazione di qualità, le opere del pittore borgotarese Mario Previ.
Un'occasione unica per incontrare e cercare di conoscere una delle personalità più importanti a livello mondiale nel settore degli interventi umanitari a favore delle popolazioni colpite da calamità e da guerre. Un'occasione per tornare con i piedi per terra, per ricordare cos'è realmente una guerra.

Basta cercare su un motore di ricerca la parola "Intersos" o "Nino Sergi" per capire chi abbiamo davanti, per comprendere la fortuna di poter comunicare con lui; Nino Sergi, appena reduce dall'inferno dell'Iraq, rubando un po' di ore alle poche vacanze che si concede, é venuto a Borgotaro per conoscere di persona il pittore Mario Previ e per promuovere, insieme all'Associazione A. Emmanueli e all'Amministrazione Comunale, un catalogo di opere dell'artista borgotarese. Fin qui non ci sarebbe niente di strano, niente di particolare. Quasi niente: se non fosse per il fatto che il libro servirà per finanziare le attività di InterSOS e per essere adottato in alcune scuole afgane, dove é particolarmente attiva l'organizzazione umanitaria. Pensate, le immagini, le visioni interpretative uniche, cristiane, particolarmente semantiche e ricercate, totalmente valtaresi, serviranno per cercare di aprire uno spiraglio di pace, di serenità. di bellezza nella vita di un popolo in perenne guerra, in perenne tragedia. Un pezzo importante del cuore antico del nostro Appennino, delle sue tradizioni di pace, trapiantato in Afganistan e forse in tante altre parti del mondo. L'arte e la cultura visti come elementi catalizzanti per i processi di pace. Come sempre: "il bello salverà il mondo". Banale, ma profondamente vero.

Nino Sergi è "capitato in Valtaro grazie a al borgotarese Damaso Feci, affezionato cultore della nostra tradizione, da sempre attaccato al suo "Burgu", anche se per decenni é stato un importante funzionario dell'ONU (nei prossimi giorni pubblicherò un pezzo, frutto di una mattinata passata insieme); Damaso attualmente é residente a Ginevra e collabora attivamente con InterSOS.

Ma chi sono persone come Damaso e Nino? Cosa rappresentano per la nostra società, per il nostro mondo?
Sono gli ultimi forti, veri eroi romantici di  uno confronto perenne, antico come il mondo, come l'uomo: quello tra il bene e il male, tra l'intelligenza e la brutalità, tra la civiltà e la barbarie. Un duello che accettiamo di vedere solo nei grandi colossal americani (vedasi la saga del "Signore degli Anelli"). Una battaglia perenne che si presenta sempre davanti ai nostri occhi, e che noi sempre sembriamo rifiutare, sembriamo banalizzare, come se la cosa non ci riguardasse. Ci commoviamo per gli agnelli macellati a Pasqua, per le foche e ci dimentichiamo che quando parte un missile da un aereo, spesso, una casa  e famiglia viene polverizzata.

Gli operatori delle missioni umanitari sono eroi disarmati, eroi pazienti, pratici, disincantatamente realisti, pronti ad affrontare epopee inenarrabili, battaglie impari e sconvolgenti. Pronti ad affrontare l'orrore di migliaia di lamenti, di migliaia di occhi pieni di lacrime, di migliaia di tombe. Pronti a portare un fantasma di solidarietà, là dove c'é solo la presenza reale della disperazione.
C'é un terremoto, una catastrofe, e loro, dopo poche ore, sono presenti, sono pronti. C'é una guerra, ci sono popolazioni innocenti che soffrono e queste organizzazioni si attivano, immediatamente; senza guardare razza, religione, credo politico. Vedono un essere umano che soffre e questi si danno da fare, in modo pratico, in modo immediato. Sminano, medicano, educano, ricostruiscono.
A volte muoiono nel farlo. Sempre rischiano la vita, senza avere un'arma in mano. E fortunatamente non stanno mai zitti, parlano, comunicano. Questi straordinari personaggi si incontrano sempre in modo fugace, sempre di corsa:  non si può pensare di capire certe personalità in così poco tempo; ma si può apprezzare l'impegno di una vita, basato su fatti concreti, dedicato ad una giusta causa.

E' per questo motivo, per la loro incrollabile fede nell'amore per l'uomo e nel riconoscimento dei diritti degli esseri umani, che la loro parola va ascoltata, che la loro testimonianza va diffusa; che vanno aiutati. E' soprattutto per gente come questa, se possiamo pensare ad un futuro civile e pacifico. Quelle militari, purtroppo, restano delle forze indispensabili; di cui avere il massimo rispetto, la massima considerazione e per cui avere sempre un forte senso di fratellanza e solidarietà; ma da usarsi solo in casi estremi, solo quando non c'è più realmente nulla da fare. Anche loro muoiono, anche loro si vedono costretti ad uccidere: i politici hanno l'obbligo di tenerli lontani dalla barbarie. Realmente.
Ascolto Nino, come incantato, come ipnotizzato: é facile vedere il TG mentre si magia un piatto di pasta, sentire le notizie degli orrori alla radio, in mezzo al traffico, guardare le immagini su internet: ormai ci abbiamo fatto il callo.
Vi assicuro che invece è un vero peso insopportabile sentire la voce tranquilla e apparentemente serena di un uomo che ti racconta cosa succede ai corpi di tre bimbi, di tre bimbi iracheni, intenti a giocare e che esplodono in mille pezzi per effetto di un ordigno inesploso; é terribile sentire e capire quante balle gli organi di informazione hanno raccontato, e continuano a raccontare, sulle vicende in Iraq; é atroce sentire quanto non si sappia sulle tribolazioni inferte alle popolazioni di quei luoghi. E' terribile capire che anche questa maledetta guerra  é stata scatenata senza particolari logiche, senza neanche pensare ad un "dopo" e alle reali conseguenze a cui saremmo arrivati. Che troppi potenti, anche se fingono bene, hanno il totale disprezzo della vita umana, dei diritti dell'uomo; é mai possibile che la voce di persone, impegnate da anni a mettere a posto i casini del mondo, non siano mai e poi mai ascoltate? E' mai possibile buttarsi in una una guerra (chiamiamola con il suo vero nome) fuori da ogni regola di diritto, fuori da ogni organismo internazionale? E mai possibile, bestemmiare davanti agli occhi di Dio, chiamandola "missione umanitaria, di pace"?
Mi domando come mai noi, paese che ospita il Vaticano e il Santo Padre, paese votato, sulla carta, alla pace e al rispetto dei diritti dell'uomo, reduce appena ieri (pochi decenni) da una guerra devastante e terribile, di cui portiamo ancora degli indelebili segni, delle tremende cicatrici, ci siamo cacciati in un tale casino, aumentando di fatto le tribolazioni di una popolazione inerme. Non era meglio inviare solo aiuti umanitari e non militari? Non era meglio essere più cauti? Ora la frittata é fatta: come uscirne?
La storia, come sempre non sembra insegnarci niente, siamo i soliti Italiani dalla memoria corta: la nostra penisola é disseminata di croci, piantate sulle tombe causate dalla voglia di qualche politico a voler partecipare a qualche "inevitabile guerra già vinta", a qualche "comodo tavolo dei vincitori". Basti pensare alle tragedie dell'Armir, della Grecia, del Nord Africa.
Non sarebbe stato meglio starne fuori e cercare invece di collaborare con l'ONU? L'ex URSS é stata piegata con la Coca Cola, la pizza e con la TV satellite, non con i missili: se avessimo avuto la sventura di ascoltare i militari, a quest'ora saremmo tutti solo un cumulo di macerie, radioattive.
Se solo potessimo tornare indietro, se solo avessimo ascoltato gente come Nino o Damaso.
Forse, in queste ore, una madre, a Genova, a due passi da noi, non sarebbe costretta a piangere l'immagine di un figlio ucciso dalla barbarie del fanatismo. Forse 19 giovani italiani, fedeli servitori dello Stato, non avrebbero trovato la loro disgraziata fine a Nassiryah. Forse...

per info dirette:
www.intersos.org