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Nino
Sergi, Segretario
Generale dell'organizzazione umanitaria internazionale InterSOS, é
giunto, reduce da una missione a Bagdad, a Borgotaro.
Grazie a Damaso Feci, per
anni importante funzionario ONU, Sergi é venuto in Valtaro per
attivare un progetto culturale finalizzato a promuovere, attraverso
una pubblicazione di qualità, le opere del pittore borgotarese Mario
Previ.
Un'occasione
unica per
incontrare e cercare di conoscere una delle personalità più
importanti a livello mondiale nel settore degli interventi umanitari
a favore delle popolazioni colpite da calamità e da guerre.
Un'occasione per tornare con i piedi per terra, per ricordare cos'è
realmente una guerra. |
Basta cercare su un
motore di ricerca la parola "Intersos" o "Nino Sergi" per
capire chi abbiamo davanti, per comprendere la fortuna di poter comunicare
con lui; Nino Sergi, appena reduce dall'inferno dell'Iraq, rubando un po' di
ore alle poche vacanze che si concede, é venuto a Borgotaro per conoscere
di persona il pittore Mario Previ e per promuovere, insieme all'Associazione
A. Emmanueli e all'Amministrazione Comunale, un catalogo di opere
dell'artista borgotarese. Fin qui non ci sarebbe niente di strano, niente di
particolare. Quasi niente: se non fosse per il fatto che il libro servirà
per finanziare le attività di InterSOS e per essere adottato in alcune
scuole afgane, dove é particolarmente attiva l'organizzazione umanitaria.
Pensate, le immagini, le visioni interpretative uniche, cristiane,
particolarmente semantiche e ricercate, totalmente valtaresi, serviranno per
cercare di aprire uno spiraglio di pace, di serenità. di bellezza nella
vita di un popolo in perenne guerra, in perenne tragedia. Un pezzo
importante del cuore antico del nostro Appennino, delle sue tradizioni di
pace, trapiantato in Afganistan e forse in tante altre parti del mondo.
L'arte e la cultura visti come elementi catalizzanti per i processi di pace.
Come sempre: "il bello salverà il mondo". Banale, ma
profondamente vero.
Nino Sergi è
"capitato in Valtaro grazie a al borgotarese Damaso Feci, affezionato
cultore della nostra tradizione, da sempre attaccato al suo "Burgu",
anche se per decenni é stato un importante funzionario dell'ONU (nei
prossimi giorni pubblicherò un pezzo, frutto di una mattinata passata
insieme); Damaso attualmente é residente a Ginevra e collabora attivamente
con InterSOS.
Ma chi sono persone
come Damaso e Nino? Cosa rappresentano per la nostra società, per il nostro
mondo?
Sono gli ultimi forti, veri eroi romantici di uno confronto perenne,
antico come il mondo, come l'uomo: quello tra il bene e il male, tra
l'intelligenza e la brutalità, tra la civiltà e la barbarie. Un duello che
accettiamo di vedere solo nei grandi colossal americani (vedasi la saga del
"Signore degli Anelli"). Una battaglia perenne che si presenta
sempre davanti ai nostri occhi, e che noi sempre sembriamo rifiutare,
sembriamo banalizzare, come se la cosa non ci riguardasse. Ci commoviamo per
gli agnelli macellati a Pasqua, per le foche e ci dimentichiamo che quando
parte un missile da un aereo, spesso, una casa e famiglia viene
polverizzata.
Gli operatori delle
missioni umanitari sono eroi disarmati, eroi pazienti, pratici,
disincantatamente realisti, pronti ad affrontare epopee inenarrabili,
battaglie impari e sconvolgenti. Pronti ad affrontare l'orrore di migliaia
di lamenti, di migliaia di occhi pieni di lacrime, di migliaia di tombe.
Pronti a portare un fantasma di solidarietà, là dove c'é solo la presenza
reale della disperazione.
C'é un terremoto, una catastrofe, e loro, dopo poche ore, sono presenti,
sono pronti. C'é una guerra, ci sono popolazioni innocenti che soffrono e
queste organizzazioni si attivano, immediatamente; senza guardare razza,
religione, credo politico. Vedono un essere umano che soffre e questi si
danno da fare, in modo pratico, in modo immediato. Sminano, medicano,
educano, ricostruiscono.
A volte muoiono nel farlo. Sempre rischiano la vita, senza avere un'arma in
mano. E fortunatamente non stanno mai zitti, parlano, comunicano. Questi
straordinari personaggi si incontrano sempre in modo fugace, sempre di
corsa: non si può pensare di capire certe personalità in così poco
tempo; ma si può apprezzare l'impegno di una vita, basato su fatti
concreti, dedicato ad una giusta causa.
E' per questo
motivo, per la loro incrollabile fede nell'amore per l'uomo e nel
riconoscimento dei diritti degli esseri umani, che la loro parola va
ascoltata, che la loro testimonianza va diffusa; che vanno aiutati. E'
soprattutto per gente come questa, se possiamo pensare ad un futuro civile e
pacifico. Quelle militari, purtroppo, restano delle forze indispensabili; di
cui avere il massimo rispetto, la massima considerazione e per cui avere
sempre un forte senso di fratellanza e solidarietà; ma da usarsi solo in
casi estremi, solo quando non c'è più realmente nulla da fare. Anche loro
muoiono, anche loro si vedono costretti ad uccidere: i politici hanno
l'obbligo di tenerli lontani dalla barbarie. Realmente.
Ascolto Nino, come incantato, come ipnotizzato: é facile vedere il TG
mentre si magia un piatto di pasta, sentire le notizie degli orrori alla
radio, in mezzo al traffico, guardare le immagini su internet: ormai ci
abbiamo fatto il callo.
Vi assicuro che invece è un vero peso insopportabile sentire la voce
tranquilla e apparentemente serena di un uomo che ti racconta cosa succede
ai corpi di tre bimbi, di tre bimbi iracheni, intenti a giocare e che
esplodono in mille pezzi per effetto di un ordigno inesploso; é terribile
sentire e capire quante balle gli organi di informazione hanno raccontato, e
continuano a raccontare, sulle vicende in Iraq; é atroce sentire quanto non
si sappia sulle tribolazioni inferte alle popolazioni di quei luoghi. E'
terribile capire che anche questa maledetta guerra é stata scatenata
senza particolari logiche, senza neanche pensare ad un "dopo" e
alle reali conseguenze a cui saremmo arrivati. Che troppi potenti, anche se
fingono bene, hanno il totale disprezzo della vita umana, dei diritti
dell'uomo; é mai possibile che la voce di persone, impegnate da anni a
mettere a posto i casini del mondo, non siano mai e poi mai ascoltate? E'
mai possibile buttarsi in una una guerra (chiamiamola con il suo vero nome)
fuori da ogni regola di diritto, fuori da ogni organismo internazionale? E
mai possibile, bestemmiare davanti agli occhi di Dio, chiamandola
"missione umanitaria, di pace"?
Mi domando come mai noi, paese che ospita il Vaticano e il Santo Padre,
paese votato, sulla carta, alla pace e al rispetto dei diritti dell'uomo,
reduce appena ieri (pochi decenni) da una guerra devastante e terribile, di
cui portiamo ancora degli indelebili segni, delle tremende cicatrici, ci
siamo cacciati in un tale casino, aumentando di fatto le tribolazioni di una
popolazione inerme. Non era meglio inviare solo aiuti umanitari e non
militari? Non era meglio essere più cauti? Ora la frittata é fatta: come
uscirne?
La storia, come sempre non sembra insegnarci niente, siamo i soliti Italiani
dalla memoria corta: la nostra penisola é disseminata di croci, piantate
sulle tombe causate dalla voglia di qualche politico a voler partecipare a
qualche "inevitabile guerra già vinta", a qualche "comodo
tavolo dei vincitori". Basti pensare alle tragedie dell'Armir, della
Grecia, del Nord Africa.
Non sarebbe stato meglio starne fuori e cercare invece di collaborare con
l'ONU? L'ex URSS é stata piegata con la Coca Cola, la pizza e con la TV
satellite, non con i missili: se avessimo avuto la sventura di ascoltare i
militari, a quest'ora saremmo tutti solo un cumulo di macerie, radioattive.
Se solo potessimo tornare indietro, se solo avessimo ascoltato gente come
Nino o Damaso.
Forse, in queste ore, una madre, a Genova, a due passi da noi, non sarebbe
costretta a piangere l'immagine di un figlio ucciso dalla barbarie del
fanatismo. Forse 19 giovani italiani, fedeli servitori dello Stato, non
avrebbero trovato la loro disgraziata fine a Nassiryah. Forse...
per info dirette:
www.intersos.org
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