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Borgotaro - Museo delle Mura    Luglio 2003 (9 maggio 2003) 02

Immagini della commemorazione

La commemorazione del 25° anniversario
 dell'uccisone di Aldo Moro -
la presenza di Mino Martinazzoli

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso


Aldo Moro (1916 - 1978)

Claudio Barilli e Mino Martinazzoli

Aldo Moro, il 9 maggio 1978, il giorno del ritrovamento del suo cadavere

Mino Martinazzoli

Mino Martinazzoli

Mino Martinazzoli

Claudio Barilli

Pier Luigi Ferrari

Claudio Barilli

Salvatore Oppo

Alcuni presenti

Salvatore Oppo

Il tavolo dei relatori

Alcuni presenti

Il tavolo dei relatori
Testi e foto di Mauro Delgrosso

 

Ci ho pensato a lungo, due mesi esatti: parlarne, non parlarne? E' politica, é ideologia? Conviene? Susciterà polemiche? Riportare quanto letto nell'incontro da un amico intelligente, Claudio Barilli, schierato politicamente, oppure, visto il periodo estivo, continuare a parlare solo di feste, funghi e belle persone? Magari i lettori del portale non avranno tanta voglia di leggere parole un po' pesanti, pensieri tristi ed evocare pensieri dolorosi. Perdonatemi, ho deciso.

Alla fine i ricordi di quei tempi, da me vissuti in modo quasi incosciente per la mia giovane età, mi hanno portato a parlarne. Perdonate questo salto indietro, e quanto tragicamente riaffiora.

Ormai é storia, anche se a noi vicina, é storia del nostro paese. Vicende dolorose per la società, ancora avvolte nel mistero, almeno per molti aspetti. La visita di Mino Martinazzoli, le sue parole e quelle di Claudio hanno risvegliato in me memorie che forse avevo volutamente rimosso.

In quei giorni lontani ero a Milano: ricordo il pomeriggio caldo e, come sempre, un po' inquinato, l'atmosfera di una vecchia casa d'epoca del centro, dai soffitti altissimi e dai pavimenti in rovere scricchiolante; il pianto disperato e improvviso della madre della mia bellissima compagna di banco (si chiamava Ida) nell'annunciarci la cosa, proprio mentre facevamo i compiti di francese. Di colpo, come in un film di fantascienza, la città si  fermò, le persone sembravano non capire quanto stesse accadendo. Non capivo granché, ma il mio ritorno a casa, a piedi, fu da incubo. Forse in quel giorno, in quel tragitto solitario e claustrofobico, divenni improvvisamente adulto, almeno per un bel pezzo.
Il giorno dopo, a scuola, anche se sottovoce, non si parlava d'altro: un mio compagno aveva il papà carabiniere. Lo vidi, lo abbracciai e lui si mise a piangere: aveva paura che la stessa cosa che era accaduta alla scorta di Aldo Moro, potesse succedere a suo padre, da un momento all'altro. Da allora non ho più smesso di avere vera ammirazione per tutti quelli che vengono definiti "i servitori dello Stato".
Assemblea d'istituto, giornali, TV, le copertine di Panorama e dell'Espresso piene del sangue degli uomini trucidati, manifestazioni, camionette della "Celere" dappertutto.
Il centro di Milano completamente presidiato, con anche centinaia di soldati armati. Come in un film, uno di quelli dal finale tragico, con le atmosfere sud-americane, in cui non pensi mai di poter essere il protagonista e non desideri fare neanche la comparsa. Cominci improvvisamente ad avere paura, per te e per le persone a cui vuoi bene.
Questi i miei ricordi, tragici e concitati. Questo il mio ricordo del rapimento e dell'uccisone di Aldo Moro. Un capitolo della nostra storia recente che ha improntato il carattere di una generazione; che penso non debba essere dimenticato, soprattutto per la barbarie che lo contraddistinse e lo segnò per sempre. Che sicuramente ci segnò per sempre, almeno per quello che mi riguarda. Forse é uno dei tanti motivi per cui odio molte città e il modo brutale con cui, troppo spesso, si é costretti a viverci.

Di seguito viene riportato il discorso letto da Claudio Barilli, durante l'incontro pubblico svoltosi al Museo delle Mura, il 9 maggio 2003, alla presenza dell'Onorevole Nino Martinazzoli, compagno di partito e amico di Aldo Moro.

Cari amici, On. Martinazzoli,

è con emozione e commozione che stiamo vivendo questo momento che oggi abbiamo organizzato per commemorare Aldo Moro. Nella storia della Repubblica Italiana molti, purtroppo, sono stati i fatti criminosi ed eclatanti e i gruppi che li hanno compiuti tramando contro l'ordine costituito dello stato democratico; e molti sono i personaggi politici, sindacalisti, intellettuali, giornalisti e magistrati che hanno pagato, anche con la vita, il loro impegno nella società civile.
Credo però che il rapimento di Aldo Moro, con l'uccisione della sua scorta, la prigionia e l'uccisione di Aldo Moro il 9 maggio 1978 sia stato il fatto più clamoroso e inquietante , e, ancora oggi, carico di interrogativi del percorso sulla strada della democrazia del nostro Paese.
Quel momento rappresentò per il nostro Paese e per le istituzioni una forte presa di coscienza del pericolo che l'ordine costituito stava correndo e venne finalmente a unire tutte le forze parlamentari, anche quelle che fino ad allora avevano tenuto, sull'operato delle Brigate Rosse, posizioni ambigue. Lo stato e il Paese reagirono e il terrorismo venne isolato a livello politico e successivamente distrutto grazie anche all'operato di un altro martire, il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, che come sappiamo, pure lui è rimasto sul campo della difesa della legalità a Palermo il 2 settembre 1982.
Moro ha lasciato la sua vita sul campo per il grande ruolo nella vita politica italiana quando, tra l'altro ricopriva l'incarico di presidente della Democrazia Cristiana, appena finito di tessere l'accordo per la formazione del governo di solidarietà nazionale con l'appoggio esterno del Partito Comunista. Su questo passaggio c'è da porsi un interrogativo: la scelta di colpire lo Stato uccidendo Aldo Moro fu dettato, nella psicologia malata dei vertici delle Brigate Rosse, dalla consapevolezza che Moro rappresentava una delle massime autorità politiche, o per il patrimonio del pensiero politico dello statista cattolico teso anche ad avvicinare fra loro forze da sempre opposte che collaborando potevano riportare il paese in una situazione più tranquilla, ricomponendo i conflitti sociali molto forti alla luce della grande crisi economica di quegli anni e alle rivolte nelle università del 1977? 
Credo che in questa qualità straordinaria di Aldo Moro di lavorare sui temi futuri, anticipando i tempi, sia riposto il grande tesoro dell'eredità di Aldo Moro. Eventi storici quali la caduta del muro di Berlino e dei regimi nei Paesi dell'Est, la crisi e la caduta dei partiti tradizionali all'inizio degli anni '90 ( aspetti messi in particolare evidenza nelle lettere dalla prigionia ), la formazione di governi fra le forze moderate del centro e la sinistra credo che possano entrare nelle proiezioni future del pensiero di Aldo Moro. Il nostro Paese per così  come è adesso, deve molto a Aldo Moro.
Un martire. Questo è Aldo Moro. Il momento dell'assalto in via Fani con l'uccisione di tutti i suoi fedeli uomini. Cinquantacinque giorni infernali di isolamento nelle mani di pazzi mitomani di fantapolitica. L'assurdo processo che ha messo a nudo in Aldo Moro i dubbi che sono i dubbi di un uomo che ha avuto l'onere, nelle sue responsabilità politiche, tante volte di trovarsi a decidere in situazioni difficili nello scenario della politica italiana fatta soprattutto di democrazia cristiana. I dubbi di un uomo ben consapevole del suo probabile destino, portato alla disperazione. Un martire, barbaramente ucciso, strappato alla propria famiglia, ai suoi amici, al suo Paese che aveva contribuito a riportare alla piena dignità nei confronti del mondo fin dalla fine della guerra.
Il tuo sacrificio, caro Aldo, non è stato vano. Oggi l'omelia pronunciata da Don Mario Burlini ti ha reso anche nella tua spiritualità di cattolico impegnato in politica e che ha caratterizzato in modo cattolico la sua azione politica. Noi siamo consapevoli di cosa hai rappresentato per il nostro paese. Il valore del tuo pensiero è faro per noi impegnati in politica. Noi oggi ti abbiamo voluto ricordare così. Semplicemente come il 9 maggio di venticinque anni fa  lo slogan delle manifestazioni spontaneamente formatesi alla notizia della tua morte era “ Moro è qui con tutta la D.C.”, commemorandoti ora tu sei qui presente, insieme a noi.

Grazie, caro Aldo.