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La
Mongolia, vista attraverso le foto bellissime e
speciali di Roberto Chilosi; un'opportunità per dare uno sguardo ad
un paese lontano, attraverso il punto di vista di un borgotarese che
ha visitato, sempre accompagnato dalla sua canoa, tutti e cinque i
continenti. Un'occasione per cercare di conoscere un po' meglio
l'autore degli scatti. |
Intervista a Roberto
Chilosi, un Borgotarese un po' atipico, da sempre un personaggio realmente
originale nelle sue scelte di vita. Roberto é reduce da un viaggio
bellissimo in Mongolia, accompagnato, come sempre, dalla sua immancabile
canoa (Rainbow Ninja) e dalle sue macchine fotografiche. Ci conosciamo fin
dai tempi delle scuole superiori: lui, per tanti, era il
"marziano", sempre inquieto, sempre agitato, che arrivava da
Grosseto! E' da sempre uno che cerca la venticinquesima ora, ogni giorno: in
questo si é sempre distinto dall'indole locale, più propensa alla visita
al bar che allo sbattimento assoluto.
A quarant'anni suonati, ti sembra di avere di fronte il solito ragazzo,
fresco di patente, dallo sguardo curioso e idealista, dal fisico possente.
Invece parli con uno che ha visitato di persona, sempre in canoa, la
passione della sua vita, i cinque continenti: dalla Patagonia al Nepal, dai
grandi fiumi africani fino alle rapide australiane. Lo si vede poco in
paese: é più facile incontrarlo in MTB in un bosco, lo vedi in canoa
appena il Taro si gonfia di pioggia. Corre, nuota, si agita perennemente.
Pur avendo vissuto, anche per lunghi periodi, in tante parti del mondo, nei
più bei paradisi naturalistici del pianeta, ha scelto di avere la sua
"tana" a Borgotaro. Si trova bene in Valtaro perché "é
messa bene a livello geografico, si sta bene con tutti, c'é un territorio
splendido per allenarsi e stare ogni momento a contatto della natura; non si
incontra un semaforo per muoversi; per andare al lavoro ci metto meno di
dieci minuti!, senza incontrare traffico, che proprio non
sopporto!".
Parliamo con lui di dei suoi viaggi, in particolare di questo ultimo, fatto
in Mongolia e di cui pubblichiamo un ampio bellissimo reportage fotografico.
D.
Roberto, il tuo primo ricordo della Mongolia, a mente fredda.
R.
L'immensità assoluta dei paesaggi, splendidi, struggenti; gli orizzonti
infiniti, l'unione degli elementi; la cordialità genuina, sempre fortemente
dignitosa e orgogliosa, della popolazione. Avviene tutto il contrario
rispetto ad altri posti che ho visitato, dove appena si scorge che sei un
occidentale, torme di ragazzini ti assaltano, dove tutti ti vedono come una
specie di bancomat ambulante; pur essendoci un abisso linguistico (la lingua
mongola é incomprensibile!) sei accolto da tutti in modo amichevole, ti
mettono a tuo agio. Dopo 24 ore di aerei e dogane, rimbalzando da un
aeroporto all'altro, ti ritrovi catapultato in una terra, grande cinque
volte l'Italia, dove l'orizzonte é sempre infinito, dove si ha la
percezione della curvatura della terra. Appena fuori da Ulan Bator, la
capitale ben servita che ospita quasi la metà dei due milioni e mezzo della
popolazione nazionale, tutte le strade sono sterrate, ti muovi bene
solo con un buon 4x4, viaggiando alla media di 30 Km all'ora. Dormendo
sempre nella tua canadese o ospitati nelle "gher" (le tende
locali), intorno ad una stufa sempre accesa. Un'altra dimensione, dove ogni
curva della strada ti apre un nuovo incredibile scenario naturalistico.
Praterie, laghi e cielo: mandrie di animali seguiti da un pastore, a cavallo
o in moto. Accampamenti sperduti di "gher", in perenne
spostamento.
D.
Come ti é sembrato l'elemento acqua, quello che solitamente ami e frequenti
di più?
R.
Per certi versi facile, ma ugualmente affascinante: ti muovi in acque
limpidissime, tutte potabili, ricchissime di pesce, sempre
straordinariamente di grandi dimensioni. I laghi sono sconfinati, non
incontri anima viva. Solo il clima é un po' pericoloso: in un istante si
alza il vento, fortissimo, il cielo si copre e l'aria perde una decina di
gradi: é il sintomo di una terra affascinate e selvaggia, fatta per gente
forte, che sa vivere in condizioni estreme.
D.
Esiste una classifica ideale dei tuoi viaggi, delle tue esperienze in canoa?
R.
Si, esiste, come penso in tutte le persone. Ho toccato 23 nazioni, in tutti
i continenti, vivnedo per lunghi periodi in Tibet e in Canada. Senza dubbio
la Patagonia resterà per sempre nel mio cuore, nei miei sogni. Il posto
dove mi sono sentito più a disagio, dove ho percepito un clima di
oppressione militare costante, é stato il Tibet: caserme con muri lunghi
chilometri, continue e infinite tradotte militari; i metodi adottati dalle
autorità cinesi nei confronti dei tibetani, della loro cultura, ti restano
dentro. Ti segnano per sempre, facendoti dimenticare le bellezze dei posti.
D. Nei
tuoi pellegrinaggi mondiali, ti sei mai sentito in pericolo, hai mai avuto
paura?
R. A
livello sportivo no, in quanto penso all'acqua come ad un elemento amico,
dove mi trovo sempre a mio agio. A livello sociale nemmeno: solo una volta
sono stato derubato di una macchina fotografica, mentre scaricavo i bagagli
da un autobus in Sud America; un'altra volta, sono stato importunato da un
ubriaco in Nepal: cose che ti possono succedere anche a Borgotaro. Ho
imparato a viaggiare vestendomi sempre umilmente, senza ostentare beni,
senza mai apparire come invadente, o peggio aggressivo: pantaloncini corti e
sandali, con la mia canoa vicina a me; cerco sempre di comportarmi in modo
da non urtare le tante sensibilità e le tante diversità che si incontrano.
D.
Da "grande" cosa hai intenzione di fare?
R.
Stare come sempre nella natura, continuare a fare sport. Scattare
fotografie: pensa che ho imparato ad amare la canoa, dopo che ne feci uso
per la prima volta per avvicinarmi a fotografare dei nidi, nella riserva di
Orbetello; fu un innamoramento immediato. E poi vorrei continuare a
viaggiare, come sempre partendo da Borgotaro. Magari, iniziando,
poco alla volta, a limitare i grandi spostamenti, le grandi imprese, quelle
più estreme. Imparando a cogliere le sfumature degli ambienti naturali più
vicini.
Mi sto impegnando ad organizzare dei piccoli ma significativi eventi
sportivi, per valorizzare gli sport outdoor.
Ad esempio, il 20 e 21 ottobre prossimi, insieme ad alcuni amici, abbiamo
organizzato la seconda edizione della gara di Tetratlhon Valtarese.
L'intervista
termina, consapevolmente incompleta, perché siamo rimasti fermi, seduti,
troppo tempo; perché ci sarà sicuramente un'altra occasione per parlare
ancora con Roberto, per scoprire, attraverso le sue parole e soprattutto le
sue splendide foto, qualche scenario, qualche situazione, qualche posto
veramente incredibile. Che magari é a due passi da noi o che si trova
dall'altra parte del pianeta. Per lui, per questo cittadino del mondo, per
la sua curiosità esistenziale, poco cambia.
Per altre info:
www.valtaro.it/tetrathlon2005/index.htm
http://www.valtarokayak.it/
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