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Mongolia    Settembre 2006 02

Immagini della Mongolia

La Mongolia, vista e raccontata,
dal Borgotarese Roberto Chilosi

 

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Testi di Mauro Delgrosso foto di Roberto Chilosi
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Pensieri, su un lago 
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Roberto Chilosi 
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Testi di Mauro Delgrosso foto di Roberto Chilosi
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

La Mongolia, vista attraverso le foto bellissime e speciali di Roberto Chilosi; un'opportunità per dare uno sguardo ad un paese lontano, attraverso il punto di vista di un borgotarese che ha visitato, sempre accompagnato dalla sua canoa, tutti e cinque i continenti. Un'occasione per cercare di conoscere un po' meglio l'autore degli scatti.

Intervista a Roberto Chilosi, un Borgotarese un po' atipico, da sempre un personaggio realmente originale nelle sue scelte di vita. Roberto é reduce da un viaggio bellissimo in Mongolia, accompagnato, come sempre, dalla sua immancabile canoa (Rainbow Ninja) e dalle sue macchine fotografiche. Ci conosciamo fin dai tempi delle scuole superiori: lui, per tanti, era il "marziano", sempre inquieto, sempre agitato, che arrivava da Grosseto! E' da sempre uno che cerca la venticinquesima ora, ogni giorno: in questo si é sempre distinto dall'indole locale, più propensa alla visita al bar che allo sbattimento assoluto. 
A quarant'anni suonati, ti sembra di avere di fronte il solito ragazzo, fresco di patente, dallo sguardo curioso e idealista, dal fisico possente. Invece parli con uno che ha visitato di persona, sempre in canoa, la passione della sua vita, i cinque continenti: dalla Patagonia al Nepal, dai grandi fiumi africani fino alle rapide australiane. Lo si vede poco in paese: é più facile incontrarlo in MTB in un bosco, lo vedi in canoa appena il Taro si gonfia di pioggia. Corre, nuota, si agita perennemente. Pur avendo vissuto, anche per lunghi periodi, in tante parti del mondo, nei più bei paradisi naturalistici del pianeta, ha scelto di avere la sua "tana" a Borgotaro. Si trova bene in Valtaro perché "é messa bene a livello geografico, si sta bene con tutti, c'é un territorio splendido per allenarsi e stare ogni momento a contatto della natura; non si incontra un semaforo per muoversi; per andare al lavoro ci metto meno di dieci minuti!, senza incontrare traffico, che proprio non sopporto!". 

Parliamo con lui di dei suoi viaggi, in particolare di questo ultimo, fatto in Mongolia e di cui pubblichiamo un ampio bellissimo reportage fotografico.

D. Roberto, il tuo primo ricordo della Mongolia, a mente fredda.
R. L'immensità assoluta dei paesaggi, splendidi, struggenti; gli orizzonti infiniti, l'unione degli elementi; la cordialità genuina, sempre fortemente dignitosa e orgogliosa, della popolazione. Avviene tutto il contrario rispetto ad altri posti che ho visitato, dove appena si scorge che sei un occidentale, torme di ragazzini ti assaltano, dove tutti ti vedono come una specie di bancomat ambulante; pur essendoci un abisso linguistico (la lingua mongola é incomprensibile!) sei accolto da tutti in modo amichevole, ti mettono a tuo agio. Dopo 24 ore di aerei e dogane, rimbalzando da un aeroporto all'altro, ti ritrovi catapultato in una terra, grande cinque volte l'Italia, dove l'orizzonte é sempre infinito, dove si ha la percezione della curvatura della terra. Appena fuori da Ulan Bator, la capitale ben servita che ospita quasi la metà dei due milioni e mezzo della popolazione nazionale, tutte le strade sono sterrate,  ti muovi bene solo con un buon 4x4, viaggiando alla media di 30 Km all'ora. Dormendo sempre nella tua canadese o ospitati nelle "gher" (le tende locali), intorno ad una stufa sempre accesa. Un'altra dimensione, dove ogni curva della strada ti apre un nuovo incredibile scenario naturalistico. Praterie, laghi e cielo: mandrie di animali seguiti da un pastore, a cavallo o in moto. Accampamenti sperduti di "gher", in perenne spostamento.

D. Come ti é sembrato l'elemento acqua, quello che solitamente ami e frequenti di più?
R. Per certi versi facile, ma ugualmente affascinante: ti muovi in acque limpidissime, tutte potabili, ricchissime di pesce, sempre straordinariamente di grandi dimensioni. I laghi sono sconfinati, non incontri anima viva. Solo il clima é un po' pericoloso: in un istante si alza il vento, fortissimo, il cielo si copre e l'aria perde una decina di gradi: é il sintomo di una terra affascinate e selvaggia, fatta per gente forte, che sa vivere in condizioni estreme.

D. Esiste una classifica ideale dei tuoi viaggi, delle tue esperienze in canoa?
R. Si, esiste, come penso in tutte le persone. Ho toccato 23 nazioni, in tutti i continenti, vivnedo per lunghi periodi in Tibet e in Canada. Senza dubbio la Patagonia resterà per sempre nel mio cuore, nei miei sogni. Il posto dove mi sono sentito più a disagio, dove ho percepito un clima di oppressione militare costante, é stato il Tibet: caserme con muri lunghi chilometri, continue e infinite tradotte militari; i metodi adottati dalle autorità cinesi nei confronti dei tibetani, della loro cultura, ti restano dentro. Ti segnano per sempre, facendoti dimenticare le bellezze dei posti.

D. Nei tuoi pellegrinaggi mondiali, ti sei mai sentito in pericolo, hai mai avuto paura?
R. A livello sportivo no, in quanto penso all'acqua come ad un elemento amico, dove mi trovo sempre a mio agio. A livello sociale nemmeno: solo una volta sono stato derubato di una macchina fotografica, mentre scaricavo i bagagli da un autobus in Sud America; un'altra volta, sono stato importunato da un ubriaco in Nepal: cose che ti possono succedere anche a Borgotaro. Ho imparato a viaggiare vestendomi sempre umilmente, senza ostentare beni, senza mai apparire come invadente, o peggio aggressivo: pantaloncini corti e sandali, con la mia canoa vicina a me; cerco sempre di comportarmi in modo da non urtare le tante sensibilità e le tante diversità che si incontrano.

D. Da "grande" cosa hai intenzione di fare?
R. Stare come sempre nella natura, continuare a fare sport. Scattare fotografie: pensa che ho imparato ad amare la canoa, dopo che ne feci uso per la prima volta per avvicinarmi a fotografare dei nidi, nella riserva di Orbetello; fu un innamoramento immediato. E poi vorrei continuare a viaggiare, come sempre partendo da Borgotaro. Magari, iniziando, poco alla volta, a limitare i grandi spostamenti, le grandi imprese, quelle più estreme. Imparando a cogliere le sfumature degli ambienti naturali più vicini. 
Mi sto impegnando ad organizzare dei piccoli ma significativi eventi sportivi, per valorizzare gli sport outdoor. 
Ad esempio, il 20 e 21 ottobre prossimi, insieme ad alcuni amici, abbiamo organizzato la seconda edizione della gara di Tetratlhon Valtarese. 

L'intervista termina, consapevolmente incompleta, perché siamo rimasti fermi, seduti, troppo tempo; perché ci sarà sicuramente un'altra occasione per parlare ancora con Roberto, per scoprire, attraverso le sue parole e soprattutto le sue splendide foto, qualche scenario, qualche situazione, qualche posto veramente incredibile. Che magari é a due passi da noi o che si trova dall'altra parte del pianeta. Per lui, per questo cittadino del mondo, per la sua curiosità esistenziale, poco cambia.

Per altre info:

www.valtaro.it/tetrathlon2005/index.htm

http://www.valtarokayak.it/