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Foto e
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le immagini che seguono, relative all'animale morto, pur
rappresentando un evento del tutto naturale, sono di una certa crudezza:
potrebbero colpire la sensibilità di chi le guarda.
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I resti del cavallo
sbranato dai lupi
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I resti del cavallo
sbranato dai lupi
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I resti del cavallo
sbranato dai lupi
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Le impronte intorno
alla carcassa
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Le impronte intorno
alla carcassa
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Particolare della
testa del cavallo
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Immagini di
repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008: impronte
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Immagini di
repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008 : escrementi di lupo,
con pelo di capriolo
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Immagini di
repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008: impronte
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Immagini di
repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008: impronte
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Immagini di
repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008
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Foto e testi di Mauro
Delgrosso
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Un branco
di lupi ha ucciso e divorato un vecchio cavallo, che viveva allo stato
brado, appena fuori dalla frazione di Belforte, in Val
Cogena. L'ulteriore testimonianza della ricomparsa di un animale
selvatico, praticamente scomparso dalle nostre montagne. |
Un branco di lupi
dell'Appennino, più volte avvistati intorno al massiccio del Molinatico, ha
divorato un vecchio cavallo, che, da anni, viveva pascolando allo stato
brado, nei boschi appena fuori l'abitato di Belforte.
Probabilmente, come loro abitudine di caccia, lo hanno ucciso, e poi
sbranato, dopo ore di appostamento, dopo aver studiato le sue mosse, dopo
aver capito dove era più vulnerabile. Hanno atteso che fosse con gli
zoccoli nell'acqua, nel fango, nel fondo di un canalone, dove l'animale era
solito abbeverarsi. Già nell'escursione pubblicata il 19
gennaio scorso su Valtaro.it,
avevo documentato il ritrovamento di alcuni escrementi di lupo, contenenti
pelo di capriolo e piccole unghie, sempre di capriolo. Sempre allora,
proprio uscendo dal bosco, quasi al buio, dopo una lunga camminata lungo il
crinale, avevo incontrato il vecchio animale, finito vittima, in questi
giorni, dei suoi predatori.
L'uccisione fa seguito ad una lunga serie di recenti segnalazioni in merito:
la scomparsa di un nutrito branco di capre inselvatichite, che solitamente
si incontrava nel crinale sopra Belforte, lo sbranamento di alcune pecore a
San Vincenzo, il ritrovamento di alcune carcasse di cinghiali, l'uccisone di
un vitello al pascolo, in prossimità di Lago Buono. La reintroduzione del
lupo, specie particolarmente protetta e soggetta a disciplina di tutela di
interesse comunitario, ad opera di alcuni parchi e di alcuni zone protette,
anche piuttosto lontane da noi, sta quindi avendo i primi effetti, sia sulla
fauna selvatica che su quella domestica.
C'è da tranquillizzare la popolazione e gli escursionisti, in quanto non si
hanno notizie di aggressioni nei confronti di esseri umani dal lontano 1825,
periodo in cui, comunque, si tendeva ancora a rendere il lupo responsabile
di ogni forma di nefandezza nei confronti dell'uomo e del bestiame.
Il predatore in questione, il lupo appenninico, é di taglia medio piccola,
é molto intelligente, ha un comportamento molto schivo, tende a cibarsi di
prede medio piccole (il cavallo é una vera eccezione), arrivando a sfamarsi
anche con la frutta che trova nel bosco. La sua presenza può essere
percepita attraverso il ritrovamento di impronte, dai segni che usa per
marcare il territorio (soprattutto sulla neve), dai suoi escrementi e dai
suoi rari ululati.
Può percorrere centinaia di chilometri in poche ore, spostandosi, per la
sua caccia, su areali di centinaia di chilometri quadrati. Per crescere la
prole, da due a otto cuccioli non autosufficienti per alcuni mesi, utilizza
vecchie tane, piccole grotte e vecchi tronchi scavati. Proprio in questi
giorni dovrebbero iniziare i primi parti: la carne del cavallo morto, con
ogni probabilità, avrà nutrito qualche femmina gravida, in cerca di
nutrimento per i suoi futuri cuccioli.
Vinta l'atavica
paura per la specie, la sua presenza, potrebbe diventare una buona forma di
attrazione di tipo turistico ed escursionistico.
Di certo, d'ora in avanti, quando mi addentrerò, come faccio di solito, nei
boschi ai piedi del Molinatico e nell'alta valle del Cogena, starò ancor
più attento a cogliere la presenza e le tracce di questo interessante, e,
tutto sommato, un po' misterioso animale.

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