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Belforte - Borgotaro 22 Marzo 2008 02

Immagini del cavallo divorato dai lupi

Un cavallo divorato da un branco di lupi

 

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Foto e testi di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

Attenzione - le immagini che seguono, relative all'animale morto, pur rappresentando un evento del tutto naturale, sono di una certa crudezza: potrebbero colpire la sensibilità di chi le guarda.
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I resti del cavallo sbranato dai lupi 
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I resti del cavallo sbranato dai lupi 
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I resti del cavallo sbranato dai lupi 
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Le impronte intorno alla carcassa 
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Le impronte intorno alla carcassa 
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Particolare della testa del cavallo 
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Immagini di repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008: impronte
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Immagini di repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008 : escrementi di lupo, con pelo di capriolo
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Immagini di repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008: impronte 
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Immagini di repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008: impronte
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Immagini di repertorio, scattate a Belforte il 19 gennaio 2008 
Foto e testi di Mauro Delgrosso
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

    Valtaro

 

Un branco di lupi ha ucciso e divorato un vecchio cavallo, che viveva allo stato brado, appena fuori dalla frazione di Belforte, in Val Cogena.  L'ulteriore testimonianza della ricomparsa di un animale selvatico, praticamente scomparso dalle nostre montagne.

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Un branco di lupi dell'Appennino, più volte avvistati intorno al massiccio del Molinatico, ha divorato un vecchio cavallo, che, da anni, viveva pascolando allo stato brado, nei boschi appena fuori l'abitato di Belforte.
Probabilmente, come loro abitudine di caccia, lo hanno ucciso, e poi sbranato, dopo ore di appostamento, dopo aver studiato le sue mosse, dopo aver capito dove era più vulnerabile. Hanno atteso che fosse con gli zoccoli nell'acqua, nel fango, nel fondo di un canalone, dove l'animale era solito abbeverarsi. Già nell'escursione pubblicata il
19 gennaio scorso su Valtaro.it, avevo documentato il ritrovamento di alcuni escrementi di lupo, contenenti pelo di capriolo e piccole unghie, sempre di capriolo. Sempre allora, proprio uscendo dal bosco, quasi al buio, dopo una lunga camminata lungo il crinale, avevo incontrato il vecchio animale, finito vittima, in questi giorni, dei suoi predatori. 

L'uccisione fa seguito ad una lunga serie di recenti segnalazioni in merito: la scomparsa di un nutrito branco di capre inselvatichite, che solitamente si incontrava nel crinale sopra Belforte, lo sbranamento di alcune pecore a San Vincenzo, il ritrovamento di alcune carcasse di cinghiali, l'uccisone di un vitello al pascolo, in prossimità di Lago Buono. La reintroduzione del lupo, specie particolarmente protetta e soggetta a disciplina di tutela di interesse comunitario, ad opera di alcuni parchi e di alcuni zone protette, anche piuttosto lontane da noi, sta quindi avendo i primi effetti, sia sulla fauna selvatica che su quella domestica. 

C'è da tranquillizzare la popolazione e gli escursionisti, in quanto non si hanno notizie di aggressioni nei confronti di esseri umani dal lontano 1825, periodo in cui, comunque, si tendeva ancora a rendere il lupo responsabile di ogni forma di nefandezza nei confronti dell'uomo e del bestiame. 
Il predatore in questione, il lupo appenninico, é di taglia medio piccola, é molto intelligente, ha un comportamento molto schivo, tende a cibarsi di prede medio piccole (il cavallo é una vera eccezione), arrivando a sfamarsi anche con la frutta che trova nel bosco. La sua presenza può essere percepita attraverso il ritrovamento di impronte, dai segni che usa per marcare il territorio (soprattutto sulla neve), dai suoi escrementi e dai suoi rari ululati. 

Può percorrere centinaia di chilometri in poche ore, spostandosi, per la sua caccia, su areali di centinaia di chilometri quadrati. Per crescere la prole, da due a otto cuccioli non autosufficienti per alcuni mesi, utilizza vecchie tane, piccole grotte e vecchi tronchi scavati. Proprio in questi giorni dovrebbero iniziare i primi parti: la carne del cavallo morto, con ogni probabilità, avrà nutrito qualche femmina gravida, in cerca di nutrimento per i suoi futuri cuccioli.

Vinta l'atavica paura per la specie, la sua presenza, potrebbe diventare una buona forma di attrazione di tipo turistico ed escursionistico. 
Di certo, d'ora in avanti, quando mi addentrerò, come faccio di solito, nei boschi ai piedi del Molinatico e nell'alta valle del Cogena, starò ancor più attento a cogliere la presenza e le tracce di questo interessante, e, tutto sommato, un po' misterioso animale.

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