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"Tutte
le Vie portavano in Lunigiana": un appassionante
pezzo, scritto da Sandro Santini, ricco di tante immagini. La
descrizione di una terra tanto bella quanto ricca di storia, a soli
due passi dalla Valtaro; legata ad essa da un passato comune, ricco di
avvenimenti e di testimonianze. |
Di Sandro Santini
Sin dall’antichità gli abitanti della Valtaro, approfittando della relativa altezza dei passi
dell’Appennino tosco-emiliano, avevano stabilito importanti relazioni commerciali con la Lunigiana, anche per la possibilità di sfruttare i porti ivi presenti; prima Ameglia sulla destra della Magra e poi Luni sulla sinistra.
D’altronde qui vivevano popolazioni di comune origine Ligure (Veleiati, Apuani) e sarebbe sbagliato interpretare i confini in maniera rigida come oggi. In realtà ogni popolazione occupava dei propri territori e utilizzava dei luoghi di pascolo e legnatico in comune (compascua) posti nelle zone montane più alte.
Un forte sviluppo della viabilità fra la Valtaro e la Lunigiana si ebbe con l’arrivo dei Longobardi. Prima si ricordano solo alcune vie importanti: la via degli Alti Monti Liguri che correva lungo il crinale dal Col di Tenda all’Abetone e la Placentiam-Lucam che portava, nel periodo romano, da Piacenza a Bardi, poi in Val Vona e attraverso il passo del Borgallo o Brattello in Lunigiana.
Con la fondazione del monastero di Bobbio nel 612 dc ad opera di San Colombano, venne attivata l’importante via degli Abati o dei Monasteri, che consentiva agli Abati ed ai pellegrini di raggiungere Roma e di trasportare le derrate alimentari dalle varie “curtis” bobbiensi sino all’Abbazia.
Seguiva in gran parte la già citata via Placentiam-Lucam e costituiva un’alternativa alla più famosa via Francigena proveniente da Canterbury e Pavia, capitale dei Longobardi.
Il ramo parmense della Francigena originava da Fidenza per Fornovo, Berceto, Passo della Cisa, Montelungo e Pontremoli, e dopo il 644, con la caduta della “Maritima Italorum” bizantina (Lunigiana e riviera ligure), giungeva sino a Siena e Roma.
Oltre il Borgallo e Brattello, i traffici si svolgevano anche lungo la via dei Due Santi, allora del Faggio Crociato e della Foce dei Tre Confini o via Regia o Salaria, che seguiva il crinale emiliano-ligure, passando da Zeri.
Le vie in questione, erano in montagna, poco più che mulattiere e solo nei centri abitati di maggiore importanza, potevano raggiungere la larghezza di tre metri.
Lungo tali vie di comunicazione passarono condottieri quali il Barbarossa, Federico II, Carlo VIII;
Papi e prelati come Sigeric, Arcivescovo di Canterbury, San Winnibald, ma soprattutto in un periodo, quello altomedioevale, privo di fonti scritte, si tramandarono, nelle notti trascorse dai pellegrini nei vari Xenodochi ed Hospitalia, gestiti dalle innumerevoli congregazioni religiose, le vicende contemporanee.
In Lunigiana, in particolare, nelle varie Pievi e Abbazie appare notevole, come nelle Pievi di Fornovo,
Bardone e Berceto l’influenza di scultori del nord Italia, quali i maestri “Comacini” e l’Antelami, nonché del Lanfranco, che edificò il Battistero di Parma.
Le stesse congregazioni religiose provvedevano a mantener le strade in efficienza, riparando ponti e manufatti. Famosa è quella dei Cavalieri di Altopascio o di Tau, che curava tra l’altro la via del Cirone, che andava da Langhirano a
Pontremoli.
In Lunigiana, lungo la via Francigena e la Magra, in seguito alle innumerevoli divisioni ereditarie dei marchesi Malaspina, si ritrovano decine di castelli, fortezze, Pievi, borghi fortificati in buone condizioni e musei che testimoniano l’importanza storica di questa terra, bella ma sconosciuta.
Da vedere, non lontano da Borgotaro, ed in un raggio di pochissimi chilometri: il museo delle Statue Stele liguri a Pontremoli, quello Etnografico a Villafranca Lunigiana, la Pieve ed il Guerriero di Sorano a Filattiera, i borghi murati di Malgrate, Virgoletta, Filetto e Bagnone ed i castelli di Castiglione del Terziere, Castevoli e Lusuolo, sede del museo dell’Emigrazione Toscana.
Raggiungendo Aulla (Abbazia di San Caprasio, Fortezza della Brunella) e poi dirigendosi verso il Cerreto e Lucca troviamo le Pievi di Codiponte, Vendaso, San Lorenzo e Offiano ed i castelli di Gragnola, Fosdinovo e
Fivizzano.
Sulla via del Lagastrello si possono vedere il castello di Monti e la fortezza della Bastia
Ottima e a costi certamente inusuali è l’offerta gastronomica: i “testaroi”, i panigacci, la torta d’erbe e di cipolle di Treschietto, il miele Dop, il canestrello, la “fugacia” e la “patona” fatte nei testi, l’olio nostrano, l’agnello di Zeri ed il vino Doc dei Colli di
Luni.
Vale la pena, come novelli pellegrini, di andare a scoprire questa “enclave” dominata per un
millennio da un feudalesimo retrivo, dove l’ambiente è ancora intatto ed i ritmi di vita sono ancora spesso simili a quelli della civiltà contadina.

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