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Compiano  Novembre 2006 02

Immagini dall'Agriturismo Le Carovane

Intervista a Luca Marcora, 
neo Senatore delle Repubblica

 

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Foto e testi di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Foto e testi di Mauro Delgrosso   
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Luca Marcora, fiero di essere un imprenditore agricolo di montagna, di casa a Compiano, da pochi giorni eletto al Senato della Repubblica, si racconta in un'intervista, insolitamente distante dalla politica.
Un'ora di discorsi, in mezzo alla natura della Valtaro, in mezzo ai suoi cavalli bardigiani.

 

Sabato mattina, poco dopo l’ora della prima colazione, la valle che accoglie l’agriturismo Le Carovane, a due passi dal castello di Compiano, si sta animando di vita. E’ il giorno e il momento giusto per incastrare, in senso buono, per un’oretta Luca Marcora, per conoscerlo meglio, per farlo conoscere meglio in Valtaro. Confesso che anch’io ho delle difficoltà ad inquadrarlo pienamente, a capire fino in fondo chi sia. Si sa che è un uomo di successo, che in politica è figlio d’arte, che è stato uno dei pionieri dell’agriturismo, della zootecnia in montagna (a Compiano ha una stalla con 300 vacche!), delle produzioni biologiche; si vede che si muove come una trottola, in giro per l’Italia, che lavora e si agita 24 ore al giorno.
E’ importante capire, perché è uno che, arrivato qui a 2 anni, catapultato da Milano, si è innamorato talmente tanto di questi monti da trasformarsi in un montanaro; in uno che ha continuato ad investire la sua vita e le sue risorse in Valtaro. Oltretutto, cosa non da poco, da pochi giorni è stato eletto al Senato, dopo alcuni mesi di estenuanti alterne vicende politiche, “squisitamente” romane, alcune francamente poco chiare ai comuni mortali. E’ importante quindi conoscerlo per comprendere come “uno dei nostri” possa agire a favore della montagna.
Lo accompagno, sempre con un senso di profonda attenzione a quanto di bello ci circonda, mentre si muove tra i suoi rustici recuperati, mentre scambia un po’ di impressioni con i suoi dipendenti o con gli ospiti del suo agriturismo. Il telefonino squilla in continuazione, fortunatamente lo dimentica per un po’ in auto. Pochi passi e siamo in mezzo ad un campo verdissimo, circondati da cavalli bardigiani (Marcora é Presidente dell’Associazione Nazionale del Cavallo Bardigiano), con alle spalle il Pelpi che si illumina dei primi raggi di sole. Finalmente si tranquillizza, probabilmente non ha capito bene fino in fondo dove le sue parole andranno a finire, ma ci conosciamo di vista da tanti anni. Accetta la sfida, accetta di sbottonarsi, almeno un po’, di fronte ad un’intervista che ha poco di politico e molto di personale. 

 

La mia prima domanda è a bruciapelo, immediata.
D. Tra le tante attività, tra i tanti interessi, quale è la vera professione dell’Onorevole Luca Marcora? 
R. Sicuramente l’imprenditore agricolo, sono quindici anni che gestisco l’azienda agricola e l’Agriturismo Le Carovane. Tutto è partito con la scomparsa improvvisa di mio padre e con la necessità di portare avanti il suo grande progetto di valorizzazione delle produzioni agricole di montagna. Poco alla volta, fatica dopo fatica, stringendo i denti, sono arrivato a capire che il mio cammino di vita è nel mondo dell’agricoltura di qualità. Oltre vent’anni di esperienza diretta mi hanno consentito di avere una visione precisa dei problemi e delle prospettive del settore agricolo, soprattutto di quello legato alle produzioni di qualità, tipiche dell’Italia. E poi, basta guardarsi intorno: cosa altro potrei fare, con tutta questa bellezza (si rivolge con una mano verso il Pelpi, splendido a quest’ora).

D. Essere un imprenditore agricolo, nel mondo politico, è un punto di forza o di debolezza?
R. Dal mio punto di vista é un enorme punto di forza. Da quando sono entrato in politica, da quando fui eletto per la prima volta alla Camera nel 2001, anche in conseguenza dell’eredità morale di mio padre, mi sono accorto che tantissimi “miei colleghi” (e intanto gli scappa un sorrisino) hanno fatto della politica una professione, che li accompagnerà per una vita intera. Io, sotto questo profilo, sono abbastanza libero, per non dire del tutto: il giorno che non riterrò di dover continuare in questo campo, il giorno che i compromessi si dovessero fare eccessivi, potrò di nuovo dedicarmi a tempo pieno alla passione della mia vita. Anche la vicenda infinita della mia entrata in Senato, non mi ha turbato più di tanto: ho continuato a fare il mio lavoro, aspettando che i tempi fossero maturi, senza patemi, con spirito di servizio. Al giorno d’oggi, con quello che si vede e si sente, potrà sembrare difficile da credere, ma faccio politica per passione, per degli ideali, non per me stesso. Lo faccio sicuramente per i miei figli, per dare loro una prospettiva di futuro, come fece con me e la mia famiglia mio padre.

D. Visto che siamo in argomento, quale è la più grande soddisfazione imprenditoriale?
R. Sicuramente il buon funzionamento e il successo del mio agriturismo, qui a Compiano: dopo anni di sacrifici (è stato il 7° agriturismo ad iscriversi nel registro provinciale, più di quindici anni fa), di impegno, senza snaturare l’ambiente e le tradizioni locali, senza fare investimenti assurdi, grazie ad una politica di promozione mirata, riusciamo ad avere gente tutto l’anno. Tra azienda agricola e struttura turistica trovano impiego 11 persone, in maniera stabile, non poche per un territorio come il nostro. In Valtaro non è per niente difficile riempire le strutture ricettive per un paio di mesi, durante l’estate. Il complicato arriva in primavera e in autunno, non parliamo poi dell’inverno, con il suo clima da vera montagna. Si hanno i costi per dodici mesi e i ricavi per due, al massimo tre: bisogna sempre inventarsi qualcosa, per non sprecare risorse. La nostra valle è un luogo di arrivo, non di passaggio e manca, senza una vera ragione viste le bellezze naturali che vi sono, di un’immagine che si possa vendere facilmente da sola; mi viene in mente la Val d’Orcia, del tutto simile, ma molto più conosciuta e apprezzata. Nel tempo, facendo una politica difficile e faticosa abbiamo imparato ad attirare scuole e gruppi di persone che fanno formazione all’aria aperta, in mezzo alla natura. Una volta che i turisti sono arrivati fin qui, una volta che hanno apprezzato la qualità della nostra vita, le tradizioni gastronomiche, i nostri cavalli bardigiani, non è complicato farli tornare. Il difficile è farli arrivare qui per la prima volta. 

D. E la più grande delusione?
R. Il biologico. Pur essendo il Presidente del Consorzio BioParma, purtroppo devo ammettere che pur avendo una filiera di prodotti incredibili per qualità e unicità, non riusciamo a far decollare sui mercati il concetto di biologico e di tutto quanto vi ruota intorno; è una mancata occasione e la cosa mi rattrista moltissimo: la parola stessa ha addirittura perso negli ultimi anni il valore intrinseco che avevamo sempre cercato di fargli avere. Nonostante tutto ho creduto e credo ancora fortemente nel concetto di “biologico”: per fare un esempio, tutto quello che si mangia qui, in questa azienda agrituristica, è frutto della terra valtarese, è frutto di agricoltura e allevamento biologico. Purtroppo, anche per colpa nostra, di noi produttori biologici, che forse non abbiamo ancora saputo far squadra come si deve, gli interessi di altri gruppi industriali, già presenti sul mercato, hanno prevalso. E così, tutte le battaglie di sensibilizzazione e di informazione sono andate a favorire chi non ne aveva proprio bisogno. Non riusciamo ad aiutare e a tutelare in maniera efficace gli agricoltori, che sono il vero anello debole della filiera produttiva; non siamo riusciti a creare un sistema alternativo di rapporti all’interno della filiera e con il consumatore.
A questa delusione lego anche la crisi del Parmigiano Reggiano, il formaggio migliore del mondo, soprattutto quello prodotto con latte di montagna, oltretutto biologico: costa tanto da produrre, ha una tradizione incredibile, una grandissima qualità e subisce purtroppo la concorrenza di prodotti a volte addirittura scadenti. Dare una mano in ogni modo al settore, alla filiera, sarà uno dei miei impegni da parlamentare.

D. Una chiusura d’intervista, degna di un neo Senatore della Repubblica
R. So di rappresentare un’intera regione, l’Emilia-Romagna, ma, e lo dico senza retorica e senza paura di essere smentito, mi sento fino in fondo un uomo di montagna, un uomo e un imprenditore della Valtaro. Qui, tra mille impegni e mille posti in cui in fondo “sopravvivo”, ci sono le mie radici, la mia vera casa, i miei affetti, i miei cavalli; c’è il posto dove riunire in santa pace, almeno una volta alla settimana, la mia famiglia. Conoscendo il grande potenziale della nostra terra, ma conoscendo in prima persona anche i problemi che ci sono, cercherò di essere il più possibile efficace e concreto nelle azioni che riuscirò ad intraprendere a Roma.