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La luce violenta del
sole di luglio e il caldo sono fortissimi. L'odore pungente delle erbe e
delle alghe del fiume si mescolano improvvisamente al profumo della
naftalina, intrisa nei vestiti a piccoli fiorellini scuri, da tanto tempo
chiusi in un armadio.
Un torrente di persone si riversa verso il Taro: le due processioni,
provenienti da Compiano e da Isola, si incontrano sui sassi smossi del
greto. Preghiere, benedizioni, segni di fede.
Pochi minuti e il rito é compiuto, la benedizione solenne viene invocata:
ancora improvvisamente tutti si chinano verso la corrente del fiume e vi
immergono le mani, si bagnano il viso; si raccoglie l'acqua in piccole
bottiglie, si inumidiscono panni e fazzoletti di stoffa.
Questo momento particolare avviene dal 1630, terribile periodo di pestilenze
e di miserie scampate: anche quest'anno la tradizione si é ripetuta, la fede
ha perpetuato il suo corso e le persone si sono unite al fiume, in un rito
solenne toccante come pochi.
E ancora una volta, dopo questa vera e propria tempesta di sensazioni e di
emozioni, mi sorge un pensiero, una riflessione: mi rendo conto che le
tradizioni della mia Valle hanno sempre portato rispetto alla natura e al
suo modo di essere.
Mi rendo conto che il legame che univa l'uomo alla natura era ben diverso e
ben pił saldo di quello attuale.
Mi rendo conto che l'acqua del mio fiume é sempre meno abbondante e che la
sua sopravvivenza come tale e la vita in esso sono in pericolo. Ho vissuto
tanti anni in cittą, ho potuto vedere, grazie alla miopia umana, cosa sono
diventati tanti fiumi: andate a vedere il Lambro, l'Adda o l'Olona.
Un tempo l'uomo chiedeva aiuto alle acque del Taro per purificare le sue
ferite e le sue malattie; ora in molti, pur dichiarandosi cristiani, hanno
perduto il sentimento religioso e il senso di gratitudine per la natura che
ci ha sempre mantenuti vivi: strani progetti per portare le gią scarse acque
in pianura, escavazioni di materiali per costruzioni, creazione di enormi e
inutili invasi artificiali. Strane e pericolose idee, permettetemelo, contro
l'essenza vitale della natura e in fondo contro Dio che ce l'ha donata.
Basta andare ad una cerimonia come quella per la benedizione delle acque,
per capire che ora é il fiume che ci chiede disperatamente aiuto, che sente
arrivare la sua agonia. Siamo sempre in forte debito con l'ambiente e quindi
con il nostro futuro.
E' il momento di contraccambiare la sua bonaria assistenza centenaria, una
volta tanto tutelandolo e non sfruttandolo solamente: anche per non perdere
la nostra anima e la nostra identitą culturale.
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