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Compiano - Isola    6 luglio 2003 02

Immagini della cerimonia della
della benedizione delle acque del Taro

La benedizione delle acque del Taro:
una tradizione che si ripete dal 1630

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso


Grande folla

Compiano

Grande folla

Vecchie ferite

Confraternita

La processione

Acque benedette

Il Taro

La processione

Acque benedette
 

Vita nel Taro

Grande folla

In attesa

Camillo

Don Lezoli

Il Sindaco Bertani

Grande folla

Acque fresche

La processione

Don Ponzini

La processione

In attesa

Vita nel Taro

Don Lezoli

In attesa

La distribuzione del pane benedetto

I portatori

Lo stendardo

Il Taro

In attesa

In attesa
 
La folla
Testi e foto di Mauro Delgrosso

 

La luce violenta del sole di luglio e il caldo sono fortissimi. L'odore pungente delle erbe e delle alghe del fiume si mescolano improvvisamente al profumo della naftalina, intrisa nei vestiti a piccoli fiorellini scuri, da tanto tempo chiusi in un armadio.
Un torrente di persone si riversa verso il Taro: le due processioni, provenienti da Compiano e da Isola, si incontrano sui sassi smossi del greto. Preghiere, benedizioni, segni di fede.
Pochi minuti e il rito é compiuto, la benedizione solenne viene invocata: ancora improvvisamente tutti si chinano verso la corrente del fiume e vi immergono le mani, si bagnano il viso; si raccoglie l'acqua in piccole bottiglie, si inumidiscono panni e fazzoletti di stoffa.
Questo momento particolare avviene dal 1630, terribile periodo di pestilenze e di miserie scampate: anche quest'anno la tradizione si é ripetuta, la fede ha perpetuato il suo corso e le persone si sono unite al fiume, in un rito solenne toccante come pochi.

E ancora una volta, dopo questa vera e propria tempesta di sensazioni e di emozioni, mi sorge un pensiero, una riflessione: mi rendo conto che le tradizioni della mia Valle hanno sempre portato rispetto alla natura e al suo modo di essere.
Mi rendo conto che il legame che univa l'uomo alla natura era ben diverso e ben pił saldo di quello attuale.
Mi rendo conto che l'acqua del mio fiume é sempre meno abbondante e che la sua sopravvivenza come tale e la vita in esso sono in pericolo. Ho vissuto tanti anni in cittą, ho potuto vedere, grazie alla miopia umana, cosa sono diventati tanti fiumi: andate a vedere il Lambro, l'Adda o l'Olona.
Un tempo l'uomo chiedeva aiuto alle acque del Taro per purificare le sue ferite e le sue malattie; ora in molti, pur dichiarandosi cristiani, hanno perduto il sentimento religioso e il senso di gratitudine per la natura che ci ha sempre mantenuti vivi: strani progetti per portare le gią scarse acque in pianura, escavazioni di materiali per costruzioni, creazione di enormi e inutili invasi artificiali. Strane e pericolose idee, permettetemelo, contro l'essenza vitale della natura e in fondo contro Dio che ce l'ha donata.
Basta andare ad una cerimonia come quella per la benedizione delle acque, per capire che ora é il fiume che ci chiede disperatamente aiuto, che sente arrivare la sua agonia. Siamo sempre in forte debito con l'ambiente e quindi con il nostro futuro.
E' il momento di contraccambiare la sua bonaria assistenza centenaria, una volta tanto tutelandolo e non sfruttandolo solamente: anche per non perdere la nostra anima e la nostra identitą culturale.