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Intervista
a Luigi Lucchi, il sindaco di Berceto, il fenomeno mediatico della
politica montana: i suoi pensieri, le sue idee a ruota
libera, in mezzo al fumo di mille sigarette, a cento telefonate. |
E' da un po' di
tempo che il pezzo su Luigi Lucchi é pronto. L'ho incontrato appena dopo
l'estate. Una mezza mattinata, molto piacevole. La sua dialettica é
fluente, la sua logica pulita. Tantissime parole, tantissime idee, immerse
nel fumo di mille sigarette. Interrotte, a cadenza fissa, da cento
telefonate. Un mondo, fissato in un file.
E' veramente un soggetto fuori dagli schemi, un figlio originale della
montagna. Non é mai maleducato, ma non esita a mandartele a dire; si vede
che non ha paura neanche del diavolo: sempre garbatamente, educatamente. La
cosa più incredibile, per un politico delle "Terre Alte", é la
sua costanza, il suo impegno costante. Non molla un secondo. Ogni settimana,
grazie alla sua fantasia, a quella del gruppo di cui si é circondato,
arriva un nuovo comunicato stampa, una nuova idea. Che si tratti del
festival, dell'iniziativa della Pivetti, del Natale in fabbrica. Ha una
capacità innata di far parlare di se, delle sue iniziative.
Ha le idee chiare sulla Comunità Montana, che la ritiene abbastanza
inutile, forse troppo Borgotaro-centrica. L'unione dei comuni, di quelli
affini, può essere una soluzione. I suoi colleghi politici, soprattutto
quelli che lo hanno preceduto, hanno avuto poco coraggio, sono stati sempre
troppo all'inseguimento; troppo passivi: "non guidano, si fanno
guidare". Accettano che la burocrazia, quella comune ormai a tutti gli
enti pubblici, asfissi la gente, le imprese, le idee.
Sull'economia locale, bastona di brutto. "Vivere in montagna é un vero
lusso. Le amministrazioni sono piene di debiti, sono senza le risorse
minime; le famiglie della montagna, le imprese, sono quelle alla fine più
indebitate, quelle più fragili. Senza interventi mirati, la loro fine é
vicina".
I prodotti tipici possono essere la chiave di lettura di un territorio, come
quello di Berceto: il fungo, il formaggio parmigiano; le lumache, troppo a
lungo dimenticate. "Ci sono le potenzialità, ma i mezzi per farci
conoscere, per attrarre, non li sfruttiamo bene: in passato, a Berceto, in
montagna, abbiamo fatto tante strade, forse troppe; sono solo servite a far
scappare la gente, non a farne restare o farne venire. Abbiamo sbagliato
tanto".
La Pivetti, Irene Pivetti, come é arrivata a Berceto? "Con la posta
elettronica, semplicemente scrivendole e descrivendo la situazione di
Berceto. Un po' di scambi di corrispondenze, ed é diventata una di noi.
Sembrava uno scherzo, qualcuno rideva, poi ha accettato di diventare
assessore. Sul serio".
Un'ultima domanda, prima di bere l'ennesimo caffè, con l'ennesima
sigaretta. E' socialista: gli chiedo se esistono ancora i socialisti. Mi
risponde "si, esistono, ci sono io!"



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