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Borgotaro - Sala Imbriani 9 Marzo 2010 02

Immagini dall'incontro

Il lupo in Alta Valtaro

 

Foto e testi di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma,  anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Nicolò Madoni 
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Mario Andreani 
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Giuseppe Bertorelli 
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Michele Sartori 
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Foto e testi di Mauro Delgrosso
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Valtaro

 

Il lupo in Alta Valtaro: se ne é parlato in un interessante incontro pubblico, organizzato dal Forum Alta Valtaro. Sfatati tanti luoghi comuni, per il re dei predatori italiani, che, dopo aver rischiato l'estinzione, ha iniziato a farsi vedere sulle nostre montagne.

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Il lupo in Alta Valtaro: se ne é parlato e discusso in un interessante incontro pubblico, organizzato dal comitato "Forum Altavaltaro", in Sala Imbriani, martedì 9 marzo.

Il tavolo dei relatori, composto da Nicolò Madoni, Mario Andreani e Giuseppe Betorelli, tutti particolarmente qualificati e vicini al tema, per vari motivi, é stato moderato da Michele Sartori.

Dal dibattito, seguito attentamente da un pubblico non particolarmente numeroso solo per le condizioni atmosferiche definibili come estreme, sono emersi alcuni concetti, sono stati sfatati alcuni luoghi comuni. Si sono fatte delle ipotesi di gestione del territorio, basandosi su esperienze e dati scientifici.

Le popolazioni, i branchi, presenti sull'intera provincia sono stimabili in una dozzina, tre dei quali quasi sicuramente di casa in Valtaro (zona della Val Cogena, passo dei Due Santi, dintorni del Monte Gottero). La presenza del lupo, organizzato in branchi dalla gerarchia rigida e definita, con una sola coppia di riproduttori per ogni branco (il maschi e la femmina "alfa"), con areali che variano dai 70 ai 200 Km quadrati, é cresciuta solo grazie alle condizioni ambientali tornate favorevoli, dopo la quasi estinzione, nei primi anni '70. Condizioni favorevoli dovute dalla presenza di molti ungulati (cinghiali, caprioli, daini), introdotti per la caccia. Il lupo italiano, negli ultimi 25 anni ha iniziato a ricolonizzare gli spazi rurali e boschivi. Creando problemi di convivenza fondamentalmente con allevatori e animali domestici: un lupo consuma circa 3 kg di carne al giorno, spesso predate negli allevamenti ovini. Ma non impoverendo le popolazioni di ungulati: é dimostrato che, dove é presente il lupo, i branchi di cinghiali, di camosci come nel caso del Piemonte,  sono diventati più numerosi e senza malattie genetiche. L'opera di selezione, di predazione su esemplari deboli o malati, ha reso più consistenti, forti e resistenti i branchi di erbivori.

Analisi genetiche, condotte su campioni biologici e su animali trovati morti, hanno categoricamente escluso la reintroduzione forzata di animali non autoctoni, spesso oggetto di "leggende rurali". Cosa diversa l'ibridazione, l'incrocio, con i cani domestici: nel recente passato, la mancanza di animali riproduttori a portato il lupo ad accoppiarsi con cani (solitamente l'incontro tra i due sfocia nell'uccisione del cane), trasformando alcuni caratteri morfologici (come nel caso del mantello nero). Sempre la presenza di cani inselvatichiti, un vero problema non risolto dalle leggi che ne vietano l'abbattimento, porta alla creazione di pericolosi branchi "misti", addirittura con l'avvistamento di un branco, nell'Appennino Reggiano, che aveva come capobranco, come maschio "alfa", un cane maremmano.

Sul piano degli allevamenti di montagna, dei pastori, ormai rimasti in pochi, come il lupo, la strada da percorrere, per una convivenza poco conflittuale, consiste nel cercare di tenere lontano il lupo, magari con l'aiuto di cani pastore, di produrre sistemi di recinzione e contenimento in grado di tenere fuori il predatore, e non solo di non far allontanare le pecore, piuttosto che le capre. Un recinto fatto male, comporta lo sterminio di un gregge: se un lupo entra in una zona recintata, sollecitato dalla situazione, dalla presenza di molti animali, non smetterà di uccidere finché non avrà abbattuto ogni capo, anche se poi alla fine ne divorerà uno solo.

Un'altro fattore di discussione é stato il metodo di rimborso dei capi sbranati: la normativa regionale, piuttosto complessa e farraginosa, non consente ai fondi istituiti dai cacciatori di rimborsare gli allevatori o i privati; questi devono far ricorso ad altri fondi, rivolti agli animali domestici o inselvatichiti, spesso senza adeguata copertura finanziaria. Allo stesso modo, in caso di danni, cagionati dai lupi, una volta compresa la strada da percorrere, si parla sempre di "indennizzo" e non di "risarcimento". Nel primo caso si parla sempre di cifre inferiori al valore del danno, secondo parametri dettati dall'ente competente (mai più del 80% del valore di mercato!), nel secondo, più corretto, si risarcisce la parte lesa con l'effettivo ammontare del danno. 

La serata si é conclusa anche ragionando di turismo, di attività attrattive per potenziali turisti: il lupo é "attraente", é un possibile catalizzatore territoriale. Occorre però inserire ogni forma di iniziativa, legata al predatore, in un contesto di studio più generale, duraturo nel tempo, con le giuste coperture finanziarie e con le adeguate garanzie scientifiche. Pacchetti turistici, attività escursionistiche, trekking dedicati, possono funzionare se si evitano le scorciatoie di facili strumentalizzazioni, che portano, alla fine, solo a disturbi sul territorio e alla banalizzazione del tema. Una risorsa che ha molto appeal, diventa una specie di macchietta. Con conseguente svilimento e fallimento dell'elemento attrattivo, per mancanza di qualità scientifica e per difficoltà nel giustificare una presenza, quella del lupo, spesso molto difficile da individuare, se non attraverso degli indicatori indiretti, nonchè tanta pazienza.

Altri articoli che hanno trattato il tema "lupo":

www.valtaro.it/lupo_ucciso/index.htm

www.valtaro.it/lupi_sbranano_cavallo/index.htm

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