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Il lupo in
Alta Valtaro: se ne é parlato in un interessante
incontro pubblico, organizzato dal Forum Alta Valtaro. Sfatati tanti
luoghi comuni, per il re dei predatori italiani, che, dopo aver
rischiato l'estinzione, ha iniziato a farsi vedere sulle nostre
montagne. |
Il lupo in Alta
Valtaro: se ne é parlato e discusso in un interessante incontro pubblico,
organizzato dal comitato "Forum Altavaltaro", in Sala Imbriani,
martedì 9 marzo.
Il tavolo dei relatori, composto da Nicolò Madoni, Mario Andreani e
Giuseppe Betorelli, tutti particolarmente qualificati e vicini al tema, per
vari motivi, é stato moderato da Michele Sartori.
Dal dibattito, seguito attentamente da un pubblico non particolarmente
numeroso solo per le condizioni atmosferiche definibili come estreme, sono
emersi alcuni concetti, sono stati sfatati alcuni luoghi comuni. Si sono
fatte delle ipotesi di gestione del territorio, basandosi su esperienze e
dati scientifici.
Le popolazioni, i branchi, presenti sull'intera provincia sono stimabili in
una dozzina, tre dei quali quasi sicuramente di casa in Valtaro (zona della
Val Cogena, passo dei Due Santi, dintorni del Monte Gottero). La presenza
del lupo, organizzato in branchi dalla gerarchia rigida e definita, con una
sola coppia di riproduttori per ogni branco (il maschi e la femmina
"alfa"), con areali che variano dai 70 ai 200 Km quadrati, é
cresciuta solo grazie alle condizioni ambientali tornate favorevoli, dopo la
quasi estinzione, nei primi anni '70. Condizioni favorevoli dovute dalla
presenza di molti ungulati (cinghiali, caprioli, daini), introdotti per la
caccia. Il lupo italiano, negli ultimi 25 anni ha iniziato a ricolonizzare
gli spazi rurali e boschivi. Creando problemi di convivenza fondamentalmente
con allevatori e animali domestici: un lupo consuma circa 3 kg di carne al
giorno, spesso predate negli allevamenti ovini. Ma non impoverendo le
popolazioni di ungulati: é dimostrato che, dove é presente il lupo, i
branchi di cinghiali, di camosci come nel caso del Piemonte, sono
diventati più numerosi e senza malattie genetiche. L'opera di selezione, di
predazione su esemplari deboli o malati, ha reso più consistenti, forti e
resistenti i branchi di erbivori.
Analisi genetiche, condotte su campioni biologici e su animali trovati
morti, hanno categoricamente escluso la reintroduzione forzata di animali
non autoctoni, spesso oggetto di "leggende rurali". Cosa diversa
l'ibridazione, l'incrocio, con i cani domestici: nel recente passato, la
mancanza di animali riproduttori a portato il lupo ad accoppiarsi con cani
(solitamente l'incontro tra i due sfocia nell'uccisione del cane),
trasformando alcuni caratteri morfologici (come nel caso del mantello nero).
Sempre la presenza di cani inselvatichiti, un vero problema non risolto
dalle leggi che ne vietano l'abbattimento, porta alla creazione di
pericolosi branchi "misti", addirittura con l'avvistamento di un
branco, nell'Appennino Reggiano, che aveva come capobranco, come maschio
"alfa", un cane maremmano.
Sul piano degli allevamenti di montagna, dei pastori, ormai rimasti in
pochi, come il lupo, la strada da percorrere, per una convivenza poco
conflittuale, consiste nel cercare di tenere lontano il lupo, magari con
l'aiuto di cani pastore, di produrre sistemi di recinzione e contenimento in
grado di tenere fuori il predatore, e non solo di non far allontanare le
pecore, piuttosto che le capre. Un recinto fatto male, comporta lo sterminio
di un gregge: se un lupo entra in una zona recintata, sollecitato dalla
situazione, dalla presenza di molti animali, non smetterà di uccidere
finché non avrà abbattuto ogni capo, anche se poi alla fine ne divorerà
uno solo.
Un'altro fattore di discussione
é stato il metodo di rimborso dei capi sbranati: la normativa regionale,
piuttosto complessa e farraginosa, non consente ai fondi istituiti dai
cacciatori di rimborsare gli allevatori o i privati; questi devono far
ricorso ad altri fondi, rivolti agli animali domestici o inselvatichiti,
spesso senza adeguata copertura finanziaria. Allo stesso modo, in caso di
danni, cagionati dai lupi, una volta compresa la strada da percorrere, si
parla sempre di "indennizzo" e non di "risarcimento".
Nel primo caso si parla sempre di cifre inferiori al valore del danno,
secondo parametri dettati dall'ente competente (mai più del 80% del valore
di mercato!), nel secondo, più corretto, si risarcisce la parte lesa con
l'effettivo ammontare del danno.
La serata si é conclusa anche ragionando di turismo, di attività
attrattive per potenziali turisti: il lupo é "attraente", é un
possibile catalizzatore territoriale. Occorre però inserire ogni forma di
iniziativa, legata al predatore, in un contesto di studio più generale,
duraturo nel tempo, con le giuste coperture finanziarie e con le adeguate
garanzie scientifiche. Pacchetti turistici, attività escursionistiche,
trekking dedicati, possono funzionare se si evitano le scorciatoie di facili
strumentalizzazioni, che portano, alla fine, solo a disturbi sul territorio
e alla banalizzazione del tema. Una risorsa che ha molto appeal, diventa una
specie di macchietta. Con conseguente svilimento e fallimento dell'elemento
attrattivo, per mancanza di qualità scientifica e per difficoltà nel
giustificare una presenza, quella del lupo, spesso molto difficile da
individuare, se non attraverso degli indicatori indiretti, nonchè tanta
pazienza.
Altri articoli che hanno trattato il tema "lupo":
www.valtaro.it/lupo_ucciso/index.htm
www.valtaro.it/lupi_sbranano_cavallo/index.htm
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