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Borgotaro 2 Febbraio 2009 02

Immagini della famiglia Minoli

Giulio Minoli, classe 1923, 
si é spento a Londra 

 

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Foto, video e testi di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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Giulio Minoli (1923-2009) 
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Matrimonio, a Londra
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Matrimonio, a Londra
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Matrimonio, a Londra
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La trebbiatura
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Gruppi partigiani
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Gruppi partigiani
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Gruppi partigiani
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Gruppi partigiani
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Mamma Marcella
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Gruppi partigiani
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Giulio e Peppino, morto in Russia
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Una sorella 
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La famiglia di Mario 
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Il primo a destra, Davide Minoli, alla sinistra Marcella Rinaldi
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La trebbiatura
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Firmino
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Davide Minoli
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L'intervista al fratello Firmino 
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Firmino, tra la moglie e Domenico Gavaini
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Firmino, durante la costruzione di un metanodotto in Nuova Zelanda
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Foto, video e testi di Mauro Delgrosso
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    Valtaro

 

E' morto, a Londra, Giulio Minoli: classe 1923, Alpino della Julia, reduce di tanti fronti;  il suo nome, per le tante imprese, é presente in molti libri di storia partigiana.  Le sue vicende si legano fortemente con quelle della sua famiglia, dei suoi 8 fratelli. Una vera epopea, che abbraccia un secolo intero. Qui, solo accennata...
Le vicende di vita e di morte di 9 fratelli, che si intrecciano, per un secolo intero, in mezzo a due guerre mondiali, su tutti i continenti. Una storia appassionante, che disegna un quadro esatto del carattere della gente di montagna, abituata a fare sempre il proprio dovere, anche a costo di enormi sacrifici.

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Si é spento,a Londra, Giulio Minoli, classe 1923. Alpino della Julia, partigiano impegnato nelle principali battaglie della Valtaro; e poi, come migliaia di Valtaresi, emigrante nel Regno Unito; in cerca di un qualche futuro. Il suo nome é su tanti libri di storia della resistenza: proverbiale la sua risolutezza, la sua forza (brandeggiava una mitragliatrice da 20 mm, soprannominata la "pesante" in quanto di 70 Kg, come fosse una fionda), la sua volontà di sopravvivere, di vincere. Era presente alla liberazione di Borgotaro, come nella battaglia della Manubiola.

La sua storia, la storia della sua forte famiglia, ha dell'incredibile. Quasi dell'impossibile. Una storia emblematica delle tribolazioni estreme, silenziose e umili, della gente della nostra montagna; una storia che é ora possibile raccontare, almeno in parte, grazie al prezioso aiuto e alle foto del suo fratello più giovane, Firmino. Una vicenda che meriterebbe una sceneggiatura.

Giulio é il terzo di nove fratelli, nati da Davide Minoli, classe 1885, e da Marcella Rinaldi, entrambi originari della frazione borgotarese di San Pietro. Davide, dopo una ferma di diversi anni, combatte nel macello della Grande Guerra, diventando un Cavaliere di Vittorio Veneto. 
Decorato, ricordava sempre di essere stato mandato, in un solo giorno, all'assalto per ben undici volte: si salvò per puro miracolo. La sua pace, il suo ritorno alla normalità, la sua visone del mondo dopo la guerra, goduta per troppo poco tempo, era la sua numerosa famiglia; tutta seduta intorno al grande tavolo, nella sua cucina. Il suo paradiso familiare, fatto di tanto lavoro e di tanti figli, dopo l'inferno della "15-18", fu distrutto, un pezzo per volta, dall'arrivo di un altro macello assurdo; dall'arrivo della Seconda Guerra Mondiale; da tutti gli stenti che ne conseguirono, per decenni.

Ma torniamo a Giulio. 
Prima di lui, nel 1919 era nata una sorellina, subito stroncata dalla tremenda febbre spagnola; nel 1920 era nato anche un fratello, Giuseppe (Peppino); il primo Alpino della numerosa famiglia, che risulterà poi disperso nella tragedia della spedizione italiana in Russia dell'Armir. Nel 1925 nasce Mario: anche lui, nonostante i fratelli al fronte, viene arruolato negli Alpini, finendo a combattere nelle rovine di Montecassino; dopo l'8 settembre, appena può, diventa subito partigiano; ritorna in Valtaro, al fianco del fratello, a fianco di Giulio.

Pietro, classe 1927, diventa invece bersagliere: non fa la guerra, ma ha il destino segnato; purtroppo, muore giovane, probabilmente per i postumi di trattamenti medici eccessivi.

Il 1930 e il 1933 sono gli anni delle donne: prima Dirce, che ora vive a Racconigi, sposata, guarda caso, con un Alpino, anch'esso reduce; quindi Anna, emigrata a Londra, insieme a Giulio.

Nel 1935, mentre la famiglia si sposta da San Pietro a Iera Campana, a Borgotaro, vede la luce Alberto, e quindi, due anni dopo, Firmino, la nostra memoria storica. 

Anche loro, obbedendo diligentemente alla Patria, sempre così esigente, e sempre così poco attenta alle tribolazioni dei suoi cittadini, nell'immediato dopo guerra, si faranno 18 mesi di naja: anche se il tributo di sangue familiare era già stato versato, anche se la loro famiglia aveva un bisogno estremo delle loro forti braccia. Si perché la loro casa, vicina al ponte della ferrovia, fu bombardata e distrutta dalle bombe alleate, sganciate a centinaia, in cerca dei binari: solo per puro miracolo si salvarono la madre e i bimbi più piccoli, grazie anche ad una provvidenziale porta di legno massiccio, che riparò tutti da una pioggia di schegge.

Il 1946 é l'anno dell'ennesimo trasloco, del podere di Ostia Parmense: anche qui ci sono i decine di buchi di bombe, da colmare di sassi e di terra; anche qui c'é da ricominciare, da ricostruire. Grano, orzo, ortaggi: sempre tanta fatica, dall'alba al tramonto, senza sosta. I filari di viti della famiglia Minoli divennero proverbiali: partivano dalla montagna per arrivare al Taro, per centinaia di metri. Le annate buone davano anche 120 damigiane di buon vino. I ragazzi, per far quadrare i conti, cercarono di fare mille lavori, in ogni angolo della Valtaro; Giulio, forte come un toro, rimase famoso per aver scaricato da un treno, in un pomeriggio, insieme all'amico "Narisa", con le sole braccia, 700 quintali di concime.

Dopo anni di guerra, dopo i tributi di sangue, la famiglia Minoli, così come molte altre della Valtaro, si trovò davanti al dilemma di non riuscire a tirare avanti. E così, uno alla volta, con il crepacuore di mamma Marcella, solo per poter sopravvivere dignitosamente, i figli presero la via dell'emigrazione. Il primo fu Mario, che si imbarcò nel 1947, per l'Argentina, dove vive tutt'ora. I suoi, seppero della sua decisone, da una lettera, che spedì mentre si stava imbarcando a Genova. 

Giulio, insieme ad Anna, finì nel Regno Unito: era il 1953. Si dedicò, aiutato dall'amico Paolo Castagnoli, come é accaduto spesso ai nostri emigrati, alla ristorazione di qualità; divenne, con grandi sacrifici, con grande impegno, un perfetto chef; chiamato negli anni dai migliori ristoranti, Hilton compreso.

Alberto e Firmino presero la via della Svizzera tedesca, appena dopo la "solita" ferma militare, poco prima del 1960. Da qui, il primo, trovata moglie, é finito a Bari, dove ancora vive. Il secondo, la nostra memoria, dopo aver imparato perfettamente il mestiere di saldatore, é tornato a Borgotaro: si é guadagnato da vivere girando il mondo intero (Tanzania, Libia, Iraq, Caraibi, Nuova Zelanda,...), costruendo metanodotti e oleodotti, insieme a miglia di altri italiani. 

Oggi, si svolgeranno i funerali di Giulio Minoli a Londra, dove sarà sepolto. Nel pomeriggio, alle 17, nella chiesa di Sant Antonino, a Borgotaro, sarà celebrata una funzione in suo ricordo.

  

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