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Giulio Minoli
(1923-2009)
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Matrimonio, a Londra
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Matrimonio, a Londra
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Matrimonio, a Londra
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La trebbiatura
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Gruppi partigiani
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Gruppi partigiani
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Gruppi partigiani
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Gruppi partigiani
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Mamma Marcella
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Gruppi partigiani
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Giulio e Peppino, morto in Russia
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Una sorella
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La famiglia di Mario
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Il primo a destra, Davide Minoli, alla sinistra Marcella Rinaldi
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La trebbiatura
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Firmino
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Davide Minoli
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L'intervista al fratello Firmino
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Firmino, tra la moglie
e Domenico Gavaini
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Firmino, durante la
costruzione di un metanodotto in Nuova Zelanda
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E' morto, a
Londra, Giulio Minoli: classe 1923, Alpino della Julia,
reduce di tanti fronti; il suo nome, per le tante imprese, é
presente in molti libri di storia partigiana.
Le sue vicende si legano fortemente con quelle della sua famiglia, dei
suoi 8 fratelli. Una vera epopea, che abbraccia un secolo intero. Qui,
solo accennata...
Le vicende di vita e di morte di 9 fratelli, che
si intrecciano, per un secolo intero, in mezzo a
due guerre mondiali, su tutti i continenti. Una storia appassionante,
che disegna un quadro esatto del carattere della gente di montagna,
abituata a fare sempre il proprio dovere, anche a costo di enormi
sacrifici. |
Si é spento,a
Londra, Giulio Minoli, classe 1923. Alpino della Julia, partigiano impegnato
nelle principali battaglie della Valtaro; e poi, come migliaia di Valtaresi,
emigrante nel Regno Unito; in cerca di un qualche futuro. Il suo nome é su
tanti libri di storia della resistenza: proverbiale la sua risolutezza, la
sua forza (brandeggiava una mitragliatrice da 20 mm, soprannominata la
"pesante" in quanto di 70 Kg, come fosse una fionda),
la sua volontà di sopravvivere, di vincere. Era presente alla liberazione
di Borgotaro, come nella battaglia della Manubiola.
La sua storia, la
storia della sua forte famiglia, ha dell'incredibile. Quasi
dell'impossibile. Una storia emblematica delle tribolazioni estreme,
silenziose e umili, della gente della nostra montagna; una storia che é ora
possibile raccontare, almeno in parte, grazie al prezioso aiuto e alle foto
del suo fratello più giovane, Firmino. Una vicenda che meriterebbe una
sceneggiatura.
Giulio é il terzo
di nove fratelli, nati da Davide Minoli, classe 1885, e da Marcella Rinaldi,
entrambi originari della frazione borgotarese di San Pietro. Davide, dopo
una ferma di diversi anni, combatte nel macello della Grande Guerra,
diventando un Cavaliere di Vittorio Veneto.
Decorato, ricordava sempre di essere stato mandato, in un solo giorno,
all'assalto per ben undici volte: si salvò per puro miracolo. La sua pace,
il suo ritorno alla normalità, la sua visone del mondo dopo la guerra,
goduta per troppo poco tempo, era la sua numerosa famiglia; tutta seduta
intorno al grande tavolo, nella sua cucina. Il suo paradiso familiare, fatto
di tanto lavoro e di tanti figli, dopo l'inferno della "15-18", fu
distrutto, un pezzo per volta, dall'arrivo di un altro macello assurdo;
dall'arrivo della Seconda Guerra Mondiale; da tutti gli stenti che ne
conseguirono, per decenni.
Ma torniamo a Giulio.
Prima di lui, nel 1919 era nata una sorellina, subito
stroncata dalla tremenda febbre spagnola; nel 1920 era nato anche un
fratello, Giuseppe (Peppino); il primo Alpino della numerosa famiglia, che
risulterà poi disperso nella tragedia della spedizione italiana in Russia dell'Armir.
Nel 1925 nasce Mario: anche lui, nonostante i fratelli al fronte, viene
arruolato negli Alpini, finendo a combattere nelle rovine di Montecassino;
dopo l'8 settembre, appena può, diventa subito partigiano; ritorna in
Valtaro, al fianco del fratello, a fianco di Giulio.
Pietro, classe 1927, diventa invece bersagliere: non fa la guerra, ma ha il
destino segnato;
purtroppo, muore giovane, probabilmente per i postumi di trattamenti medici
eccessivi.
Il 1930 e il 1933 sono gli anni delle donne: prima Dirce, che ora vive a
Racconigi, sposata, guarda caso, con un Alpino, anch'esso reduce; quindi
Anna, emigrata a Londra, insieme a Giulio.
Nel 1935, mentre la famiglia si sposta da San Pietro a Iera Campana, a
Borgotaro, vede la luce Alberto, e quindi, due anni dopo, Firmino, la nostra
memoria storica.
Anche loro, obbedendo diligentemente alla Patria, sempre così esigente, e
sempre così poco attenta alle tribolazioni dei suoi cittadini,
nell'immediato dopo guerra, si faranno 18 mesi di naja: anche se il tributo
di sangue familiare era già stato versato, anche se la loro famiglia aveva
un bisogno estremo delle loro forti braccia. Si perché la loro casa, vicina
al ponte della ferrovia, fu bombardata e distrutta dalle bombe alleate,
sganciate a centinaia, in cerca dei binari: solo per puro miracolo si
salvarono la madre e i bimbi più piccoli, grazie anche ad una
provvidenziale porta di legno massiccio, che riparò tutti da una pioggia di
schegge.
Il 1946 é l'anno dell'ennesimo trasloco, del podere di Ostia Parmense:
anche qui ci sono i decine di buchi di bombe, da colmare di sassi e di
terra; anche qui c'é da ricominciare, da ricostruire. Grano, orzo, ortaggi:
sempre tanta fatica, dall'alba al tramonto, senza sosta. I filari di viti
della famiglia Minoli divennero proverbiali: partivano dalla montagna per
arrivare al Taro, per centinaia di metri. Le annate buone davano anche 120
damigiane di buon vino. I ragazzi, per far quadrare i conti, cercarono di
fare mille lavori, in ogni angolo della Valtaro; Giulio, forte come un toro,
rimase famoso per aver scaricato da un treno, in un pomeriggio, insieme
all'amico "Narisa", con le sole braccia, 700 quintali di concime.
Dopo anni di guerra,
dopo i tributi di sangue, la famiglia Minoli, così come molte altre della
Valtaro, si trovò davanti al dilemma di non riuscire a tirare avanti. E
così, uno alla volta, con il crepacuore di mamma Marcella, solo per poter
sopravvivere dignitosamente, i figli presero la via dell'emigrazione. Il
primo fu Mario, che si imbarcò nel 1947, per l'Argentina, dove vive tutt'ora.
I suoi, seppero della sua decisone, da una lettera, che spedì mentre si
stava imbarcando a Genova.
Giulio, insieme ad Anna, finì nel Regno Unito: era il 1953. Si dedicò,
aiutato dall'amico Paolo Castagnoli, come é accaduto spesso ai nostri
emigrati, alla ristorazione di qualità; divenne, con grandi sacrifici, con
grande impegno, un perfetto chef; chiamato negli anni dai migliori
ristoranti, Hilton compreso.
Alberto e Firmino presero la via della Svizzera tedesca, appena dopo la
"solita" ferma militare, poco prima del 1960. Da qui, il primo,
trovata moglie, é finito a Bari, dove ancora vive. Il secondo, la nostra
memoria, dopo aver imparato perfettamente il mestiere di saldatore, é
tornato a Borgotaro: si é guadagnato da vivere girando il mondo intero
(Tanzania, Libia, Iraq, Caraibi, Nuova Zelanda,...), costruendo metanodotti
e oleodotti, insieme a miglia di altri italiani.
Oggi, si svolgeranno
i funerali di Giulio Minoli a Londra, dove sarà sepolto. Nel pomeriggio,
alle 17, nella chiesa di Sant Antonino, a Borgotaro, sarà celebrata una
funzione in suo ricordo.
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