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E' arrivata la prima
notte di vero freddo autunnale: il termometro in valle é sceso sotto lo
zero, per la prima volta dopo l'estate. Ed é in questa occasione
particolare, per scaldarci un po', per il ricordare il grande caldo
dell'estate 2003, che può diventare bello rievocare le suggestioni e le
impressioni dello spettacolo più divertente dell'estate valtarese: mi
riferisco a quello di Gene Gnocchi a Bedonia.
L'artista comico, con uno spettacolo divertentissimo e un po' fuori dai
canoni delle manifestazioni di piazza, ci ha veramente fatto divertire in
modo totale.
La sua pungente ironia, a volte paradossale, ha contagiato tutti, ogni età,
ogni spettatore. Quando lo rivedo nei suoi spettacoli televisivi, mi viene
in mente la sua verve comica, il suo modo disincantato e malandrino di
comunicare. Dietro un'apparente banalità, dietro a delle battute che ci
fanno semplicemente ridere, ci sono ore di preparazione, giorni di prove.
Ho assistito ad alcuni momenti che hanno preceduto lo spettacolo: definire
Gnocchi come professionista é veramente riduttivo. E' concentratissimo,
pensieroso fino in fondo, serissimo, attentissimo ai particolari, alla sua
preparazione mentale: a volte ti intimorisce quasi, per quanto diventa serio
e taciturno. Ti osserva, un po' di traverso, e ti fissa: temi che ti possa
"uccidere" con una sua frase pungente. Poi forse si rende conto delle sue
grandi capacità, dell'impari lotta nei tuoi confronti, occasionale
"vittima", e tace, ti risparmia.
Parte lo spettacolo, la magia inizia e tutto fila velocissimamente, in modo
vertiginoso: ore di prove si concentrano in pochi minuti. Forse é li il
segreto del successo di un grande fantasista e comico: incastrare le
emozioni e le sensazioni di una vita in pochi istanti, in poche battute. Far
vedere, con la visione di occhi un po' disincantati, la realtà che ci
circonda tutti i giorni.
Riuscire a far ridere le persone é una magia incredibile, come anche
riuscire a far evadere i pensieri: forse Gene Gnocchi ci riesce bene perché
la sua intelligente lettura del mondo, unita alla fine ironia emiliana, la
sua parlata strana, per alcuni istanti, ti rapiscono e ti coinvolgono; ti
permettono di non essere te stesso. In questo modo riesci a vedere le
vicende umane con un'ottica diversa: quella del comico, che con disincanto
ne ride.
Finito lo spettacolo, riesci ad assistere all'ennesima metamorfosi: dopo la
soddisfazione del giusto successo, della valanga di applausi, il comico
torna l'uomo "normale", torna a parlare la lingua di tutti. Il suo viso si
rasserena, si rilassa.
Anche questa è la fortuna di vivere in posti come la Valtaro, un po' fuori
dai grandi numeri; qui ti é consentito, senza troppa fatica, di assistere a
spettacoli sempre un po' speciali; ti permette soprattutto di poter essere
presente, a volte anche da protagonista, a delle esperienze uniche che si
vivono dietro alle quinte, là dove non sempre lo sguardo della gente arriva.
Dove, se sei un po' curioso e attento, puoi cercare di intuire cosa sta
dietro alla magia dello spettacolo di un grande comico; come quello di
Gene Gnocchi.
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