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Borgo Val di Taro (PR)

Borgotaro, ottobre 2001

 

Metodi tradizionali
di conservazione dei funghi:
secchi e sott'olio

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Funghi "misti" sott'olio: porcini, morette, steccherini e trombette dei morti

spezie: alloro, chiodi di garofano, grani di pepe

funghi secchi - essiccati con "metodo tradizionale"

Trombette dei morti

Morette di fine stagione

Morette con porcini di contrasto

Funghi porcini preparati per l'essiccazione

Funghi porcini preparati per l'essiccazione

Funghi porcini preparati per l'essiccazione

Funghi (porcini, morette e trombette dei morti) pronti per la cottura in aceto

Cottura dei porcini in aceto e vino bianco

Prima scolatura

Sistemazione per il raffreddamento

Particolare dopo la cottura

Cottura delle morette in aceto e vino bianco
 

Prima scolatura

Prima scolatura delle trombette dei morti bollite

Vasi pronti con olio e altri funghi pronti
 
Testi e foto di Mauro Delgrosso


Tempo di primi bilanci per i cercatori di funghi e gli appassionati di micologia:una splendida annata per  quello che riguarda la qualità, le dimensioni medie e il periodo utile di raccolta (ormai oltre 45 giorni di stagione favorevole). Un po' meno per la quantità: escluse le grandi raccolte dei boschi di Albareto e Nola, le altre zone di ricerca si sono comportate al di sotto della media annuale. Grande affluenza di cercatori, con punte di oltre 5000 cercatori "non indigeni" al giorno.
Bilanci e valutazioni, ma anche tempo di conservazione e di messa in dispensa. Molti cercatori ed appassionati di cucina preferiscono di gran lunga consumare i funghi conservati, piuttosto di quelli cucinati freschi.
Ecco due ricette tipiche per la conservazione: i funghi secchi e i funghi sott'olio.
La preparazione dei funghi secchi si perde nella passato: notizie certe sul consumo le abbiamo in epoca rinascimentale ("trifola secca") e in tutto l'ottocento. Farli é semplicissimo; ecco il metodo "tradizionale", basato sull'uso di reti poste in prossimità di una stufa a legna in ghisa, alimentata con legna di faggio o quercia, e in ambiente chiuso.
Si affettano con una lama tagliente i funghi in senso longitudinale rispetto il gambo, con fette di spessore di almeno 5 millimetri, facendo attenzione a non guastare la geometria perfetta del fungo; si adagiano quindi le fette su reti o setacci fatti con rete fine in acciaio. Si lasciano a seccare in prossimità di una stufa a legna, in ghisa e perennemente accesa a fuoco lento per almeno 36 ore. Si insaccano i funghi, ormai secchi, in fodere di lino o cotone e si lasciano riposare per alcuni giorni in prossimità sempre della stufa. Si conservano, ovviamente in luogo secco e a temperatura costante, in damigianette in vetro sigillate, a collo largo e con alcuni grani di pepe messi sul fondo. Per chi non ha una stufa a legna, locali, reti e quanto altro, esistono in commercio degli ottimi essiccatori ad aria (ad es. gli essiccatori Valla, venduti sul nostro portale) di eccezionale qualità e di semplicissimo utilizzo.
Tutt'altra cosa i funghi sott'olio: presi funghi freschissimi e giovanissimi, completamente privi di parassiti, si mondano e si lavano (i porcini con una spugnetta, gli altri, in quanto ricchi di residui di terra e sabbia, immergendoli in acqua corrente). Si asciugano e si lasciano riposare per almeno 3 ore su un asciugamano lindo. Si tagliano a pezzi e quindi si scottano per alcuni minuti in una soluzione 50% aceto bianco e 50% vino bianco secco a bassa gradazione, una manciata di sale grosso e pochi chiodi di garofano.
Prima si preparano i funghi "chiari di carne" (porcini, morette) e quindi gli altri (trombette dei morti per ultime). Si scolano con mescola forata e quindi si adagiano su un panno di cotone lindo e asciutto. Vi si lasciano riposare per una notte. All'alba si invasano (con mani perfettamente pulite e mascherina) in vasi di vetro sterilizzati; le varie qualità si possono tenere in vasi separati, oppure fare delle miscele. Nei vasi possono prendere posto una foglia di alloro e pepe in grani secondo i gusti; a coprire tutto, olio extravergine, leggero e poco fruttato. Conservati in cantina fresca e buia; controllati almeno quindicinalmente (non devono fermentare, perdere olio o mutare colore). Idealmente consumati dopo non meno di 30 giorni dall'invasatura, durano per alcuni mesi; secondo tradizione valtarese si gustano il giorno di Natale, come antipasto. L'olio di conservazione é ottimo per bruschette, crostini e per condire patate e verdure lessate.