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NELLE ALTE VALLI DEL TARO E DEL CENO UNA GRANDE VARIETA’ DI FLORA SPONTANEA Un ambiente che è rimasto inalterato nel corso dei secoli
I monti delle alte Valli del Taro e del Ceno sono da tempo meta di botanici che vengono a studiare le rare specie di flora spontanea che vi si trovano. In questi monti, che fanno corona attorno a Bedonia, dal passo del Bocco al monte Ragola, attraverso i monti Penna, Tomarlo, Maggiorasca, Bue, Nero, Zovallo, al solitario monte Pelpi che domina da una parte Bedonia e dall’altra Bardi, si può ammirare una grandissima varietà di flora spontanea e officinale, soprattutto fiori rari e bellissimi, in zone di interesse naturalistico tra le più intatte del nostro Appennino. Questa zona è praticamente una foresta continua di faggete, intersecate, specialmente nelle parti di proprietà demaniale, da ripopolamenti a pinete. Numerosi sono anche i pascoli, ben tenuti, e i ruscelli che scendono a valle a rimpinguare delle loro fresche acque il Taro e il Ceno, le sorgenti dei quali si trovano nelle pendici del monte Penna. Il tutto contribuisce a creare uno scenario altamente suggestivo e salubre. I terreni, ove non sono di
proprietà demaniale, sono quasi tutti beni di dominio collettivo di proprietà
delle Comunalie. Questi monti in primavera e nell’estate ci mostrano in tutta la loro sfolgorante bellezza numerosissime specie botaniche precipue non solo degli Appennini, ma anche specie alpine e perfino alcuni fiori propri delle regioni marine mediterranee. In queste zone impervie e lontane dalle grandi correnti di traffico, negli angoli più recosti ma anche nelle praterie frequentate dal bestiame al pascolo, la natura ha preservato per la gioia degli occhi di noi viandanti domenicali i più bei colori del creato. Molte specie sono protette da una quanto mai provvida Legge Regionale a tutela del patrimonio naturalistico della Regione Emilia Romagna. Per ulteriori informazioni potete contattare il curatore della rubrica Giuliano Mortali: mortali@valtaronetwork.com Per ulteriori informazioni visita anche il sito del "Centro Studi per la Flora Mediterranea"
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