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Fincuoghi:
procede, in senso negativo, la
crisi aziendale dello stabilimento di Bedonia. A forte rischio
parecchi posti di lavoro. Nei prossimi giorni sono previsti una serie
di incontri, in attesa della presentazione del piano industriale,
prevista per il 25 febbraio.
Grossi problemi a
livello di comunicazione:
i lavoratori hanno saputo del peggioramento della loro situazione
occupazionale dalla televisione, che ha riportato una serie di fughe
di notizie. |

"Mauro, fai le
foto in bianco e nero, tanto la situazione é grigia!".
Così mi ha detto un delegato sindacale, appena dopo la riunione di sabato
pomeriggio, prima della conferenza stampa del presidente della Provincia.
In effetti, dopo il comunicato del 6 febbraio della Fincuoghi, dopo la
conferenza stampa pomeridiana di sabato, il futuro della fabbrica di Bedonia,
con tutti i suoi 170 lavoratori, non sembra tanto roseo.
Il presidente della Provincia, a nome del tavolo istituzionale che si é
riunito d'urgenza, a cui hanno partecipato tutte le parti sociali, le
amministrazioni locali, la Comunità Montana e la Provincia, ha espresso
quattro concetti fondamentali.
Il primo accetta come reale, e non fittizia, la crisi del settore ceramico;
il secondo definisce l'unitarietà di intenti e di azione, di tutti i
lavoratori coinvolti, stabilimento di Borgotaro compreso, collocando tutti i
soggetti istituzionali coinvolti, insieme, uniti nell'affrontare la crisi;
il terzo pone l'attenzione sull'importanza assoluta dei posti di lavoro che
si trovano a rischio, in una situazione già di grande difficoltà nel
creare e mantenere occupazione in montagna. Il quarto, il più importante,
é il non voler accettare supinamente l'ipotesi di chiusura dello
stabilimento, ventilata nella comunicazione aziendale come altamente
probabile.
I prossimi passaggi, quelli ufficiali, quelli definiti dal tavolo di crisi,
sono individuati in una riunione il 10 febbraio e nella presentazione del
piano industriale della Fincuoghi, previsto per il 25 febbraio. Nel
frattempo, il 16, riprenderà la produzione, con l'impiego di tutti i
dipendenti ora in cassa integrazione. Fin qui i dati ufficiali, le versioni
accreditate.
Purtroppo anticipate e accompagnate da una serie di vicende umanamente
incomprensibili, soprattutto vista la delicatezza estrema del tema; visto
che si parla di 170 stipendi, di 170 esistenze in bilico.
Ma andiamo con ordine.
Venerdì, a causa di una fuga mattutina di notizie e di una miriade di
comunicazioni telefoniche informali (su cui penso che sarebbe opportuno
svolgere degli approfondimenti, soprattutto in ambito Fincuoghi),
probabilmente innescate dai vertici aziendali (secondo quanto detto in TV),
amplificate da alcuni politici locali, RTA, la TV locale, poche ore dopo la
messa in onda di un servizio simile su TV Parma, trasmette nel TG serale la
notizia degli imminenti licenziamenti.
In pratica, i lavoratori valtaresi della fabbrica di Bedonia, in parziale
contrasto con le comunicazioni ufficiali, sono venuti a conoscenza del
peggiorare della loro crisi occupazionale dalla televisione, giusto all'ora
di cena, giusto il fine settimana. Immaginiamo la situazione: mentre uno si
serve un piatto di pasta, mentre chiede ai figli come é andata a scuola,
mentre ragiona con la moglie delle difficoltà del mutuo da pagare, scopre,
insieme alla Valtaro tutta, di essere senza lavoro. Non male, vero? Manco i
rappresentanti sindacali sapevano nulla.
Per intenderci, la TV ha fatto il suo "sporco" lavoro
giornalistico: è qualche altro soggetto che, secondo il mio parere, ha
agito poco opportunamente; facendo trapelare alla stampa, magari tramite
delle persone poco accorte, senza cautela e senza sensibilità nei confronti
dei lavoratori coinvolti, informazioni, sicuramente attendibili, ma prive di
ogni ufficialità. Le elezioni imminenti di Bedonia, con le solite
"sottili" logiche della propaganda politica, hanno forse avuto il
sopravvento sull'umanità, sul risvolto umano. I tanti posti di lavoro a
rischio, si sono trasformati in preziosi elementi di un cinico calcolo.
Ma non é finita: in Comunità Montana, proprio quando ce ne sarebbe meno
bisogno, si é consumato l'ennesimo strappo tra la maggioranza e una parte
della minoranza del comune di Borgotaro. Rodolfo Marchini ha cercato, senza
averne troppo titolo, di partecipare alla riunione indetta dalla Provincia:
a questa riunione, erano infatti invitate le amministrazioni comunali
locali, in pratica i soli sindaci. I quali, come consueto, potevano farsi
accompagnare da alcuni loro rappresentanti; quelli che ritenevano più
opportuni. Senza troppe discussioni, Oppo, probabilmente, visti i toni
accesi degli ultimi mesi, i continui attacchi e la decisione di Marchini di
non seguire i lavori del consiglio comunale, ha ritenuto di lasciarlo fuori
dalla porta.
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