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Borgotaro 14 Marzo 2008 02

Immagini del complesso industriale

Fincuoghi: 
tempi di cassa integrazione, per 350 dipendenti  

 

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Foto e testi di Mauro Delgrosso
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Lo stabilimento Fincuoghi di Borgotaro
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Foto e testi di Mauro Delgrosso
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Fincuoghi: da lunedì prossimo, i lavoratori della fabbrica di Borgotaro, saranno messi in casa integrazione, per due settimane. Fra un mese, lo tesso provvedimento sarà adottato nella sede di Bedonia.  Interessando così, oltre 350 dipendenti e, indirettamente, quasi altre 100 unità esterne, che sono collegate all'indotto. 

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Lunedì prossimo, per i lavoratori della fabbrica di piastrelle Fincuoghi di Borgotaro, inizierà un altro periodo di cassa integrazione. Si tratta di un "altro periodo", perché, per chi non lo avesse saputo, già a Natale, lo stabilimento rimase senza operai per due settimane. Fra un mese, la stessa sorte, toccherà al complesso di Bedonia e ai suoi lavoratori.

In tutto, il provvedimento di "raffreddamento" della situazione di crisi, concordato e studiato con le parti sociali, da subito attivate, interesserà oltre 350 dipendenti; che si troveranno, loro malgrado, con uno stipendio notevolmente ridotto. 

L'intero comparto ceramico emiliano, dopo essere diventato leader mondiale, é in crisi; principalmente per tre cause, tutte purtroppo abbastanza indipendenti dalle strategie e dalle produzioni delle aziende in questione; due di queste cause, sono di portata globale, una locale: nell'ordine, si tratta della crisi dei mutui americani, dell'euro troppo forte sul dollaro e della quasi completa stagnazione dell'economia italiana. Ebbene si, la globalizzazione selvaggia e priva di regole, unitamente alla cronica incapacità amministrativa italiana, ci stanno mettendo alle corde, anche in Valtaro, anche senza nessuna colpa.

Tanto per comprendere come ormai, su questo pianeta, tutto sia tremendamente collegato, bisogna considerare che nel nord America, il problema della crisi dei mutui ha fermato gli investimenti immobiliari, ha bloccato il mercato delle costruzioni, soprattutto private. 
E così, complice un Euro, troppo forte sulle monete dell'area dollaro, che sfavorisce le esportazioni, dopo che la Fincuoghi si é data da fare a trovare un mercato ricco e reattivo, soprattutto per le sue piastrelle di qualità, principalmente prodotte a Borgotaro, si é trovata, per colpa dell'incapacità e della superficialità delle banche americane, con alcuni chilometri quadrati di prodotti invenduti. Il mercato americano, quello medio, é fermo; al limite si rivolge a prodotti di fascia bassa. Con i magazzini e i piazzali valtaresi pieni di piastrelle di qualità.

E non solo: in Italia il comparto delle costruzioni, a causa delle difficoltà economiche delle famiglie, insieme alla caduta del potere di acquisto dei salari, é in crisi. Dopo l'euforia degli scorsi anni, si costruisce e si ristruttura sempre meno. 
Non parliamo degli investimenti statali: il debito pubblico é alle stelle, le risorse prese dalle tasse, per chi non lo sapesse (penso nessuno!) sono tutte impiegate per mantenere i privilegi e gli sprechi di un apparato decadente e improduttivo, che non consente di fare investimenti strutturali, di intervenire sulle nuove costruzioni, sui restauri. Di riavviare seri piani di investimenti pubblici.

E così, due belle fabbriche, due strutture che danno da vivere onestamente e dignitosamente a 350 famiglie, che sostengono un buon numero di imprese esterne, due stabilimenti flessibili, intelligentemente diversificati nella produzione, con un management rinnovato e motivato, con dei dipendenti che non hanno mai prodotto così bene e in maniera così efficiente, con tutta una serie di investimenti innovativi in corso, si trovano in serie difficoltà. Una vera contraddizione assoluta, una vera beffa per la Valtaro.

Ovviamente, di fronte a questo problema, veramente importante e prioritario per la nostra Valle, che interesserà mezzo migliaio di famiglie a medio e basso reddito, magari con un mutuo da pagare, con dei figli da mantenere, pochi politici hanno profferito parola, poche voci ufficiali si sono sentite. Da quanto ne so io, quasi nessuno si é espresso, si é interessato. Io, nel documentarmi per l'articolo, sono riuscito a parlare concretamente dell'argomento, oltre che con i sindacati, con un solo amministratore locale. In tempo di campagna elettorale, certi argomenti sono tabù, per tutti.
Molto meglio scannarsi, a parole, su qualcosa di intangibile e di poco concreto, meglio fantasticare su improbabili trafori verso la Liguria e di metropolitane ultraveloci per Parma; proporre inceneritori ecologici insieme a convegni su prodotti tipici, dalla filiera immaginifica e inesistente. Meglio criticare, meglio teorizzare a livello filosofico, magari con un pingue stipendio pubblico alle spalle, proponendo magiche ricette di economia e di sviluppo turistico.

Il mondo, con le sue pazze regole economiche e finanziarie, mentre qui, a livello pubblico, si discute del nulla, mentre si mette al testa sotto la sabbia, ci sta facendo letteralmente a pezzi. 

L'unica cosa che mi viene da dire a tutti quelli coinvolti, a tutti i livelli, in questa situazione difficile, al limite del drammatico, quello che mi viene da scrivere é: "ragazzi, tenete duro, non é colpa vostra, cercate di superare questo momento difficile. Non abbattetevi, chi lavora come voi, chi vive solo del proprio lavoro o del proprio rischio, sono certo che é solidale con voi e con le vostre famiglie. Sa cosa rappresenta quello che state passando." Almeno questo.

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