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Berceto La frazione di Corchia  dicembre 2002 02

Immagini della frazione

Corchia, una frazione, un cantiere

 

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In extremis

Corchia e i lavori

Campanili e gru: welcome!

La mia guida
   
Testi e foto di Mauro Delgrosso


 

Uno, dieci, forse cento: archi, volte, finestrine ad arco. Tutti in sasso, tutti in pietra. Anche sotto i piedi pietra e lastroni. Deliziose piazzette, tutte comunicanti; un'infinità di passaggi, di cunicoli, di viottoli. Questa é Corchia, una frazione del Comune di Berceto. In mezzo ad uno splendido vallone. A meno di mezz'ora  di auto da Borgotaro.

Appena si arriva si é colti da un senso di inquietudine: é una frazione o un cantiere? Un enorme cantiere? Sacchi di cemento, gru, betoniere, un'infinità di mezzi per lo scavo. Dappertutto. Fin il cartello della frazione é mescolato alle indicazioni di lavoro, al nome dei progettisti e delle imprese.
Mi addentro nelle vie, anzi attraverso i passaggi, tutti destinati a finire o ad iniziare con un arco o un voltino. Alcune case sono già state ristrutturate, in modo delizioso: purtroppo hanno l'aria di essere case per le vacanze, vive per pochi giorni all'anno. E' già qualcosa, meglio dell'abbandono, dell'incuria e dei crolli.
Pietra, pietra e ancora pietra. I pavimenti e i ciottolati sono unici: in nessun altro paese dell'Appennino ne ho trovati di così belli, di così finemente lavorati. Archi ribassati e passaggi aerei, come solo qui si possono trovare. Qualche portale, forse medioevale, ormai completamente assorbito dai muri. Porte malmesse, travi miracolosamente ancora in piedi. C'é tanto da ricostruire, da recuperare.
Pensando a Corchia, a quanta fatica ora si stia facendo per farla rivivere e a quante risorse bisogna impiegare, mi viene in mente un vecchio racconto, di mio nonno Giovanni: quello dei frati e delle pere.
Scusate la banalità della storia, ma rende l'idea. Mi colpì, e tutt'ora mi fa riflettere.
Eccolo: "in un convento sperduto, un gruppo di fraticelli, poco saggi e lasciati soli dal loro priore per un po' di tempo, durante un'estate e un autunno ricchi di frutti, colpiti dall'abbondanza e dalla generosità della terra, pensarono di non conservare i doni della terra; pensarono solo a mangiare, non fecero conserve, misero poco o nulla nella dispensa, fiduciosi nei futuri raccolti e nella Provvidenza; anzi, stanchi dell'abbondanza, smisero di raccogliere, presero a giocare con la frutta, lasciando che gli animali se ne cibassero; molta la seppellirono e la gettarono nei letamai. Tagliarono addirittura alcune piante per farne legna da ardere: andare nel bosco era troppo scomodo e lontano e la produzione sembrava eccessiva.
Venne, come naturale, l'inverno e con esso la mancanza di raccolto e di cibo. La legna bruciò e gli alberi scomparvero; i fraticelli cominciarono ad avere fame. Non avendo più nulla da mangiare dovettero arrangiarsi: cercando nelle foglie, nei rifiuti e nel letame, quanto avevano sprecato. Tornò il priore e vedendo lo scempio nel frutteto ordinò loro di ripristinare quanto fatto: il tutto con grande fatica e con poco o nulla da mangiare. In povertà."
Questo abbiamo fatto nel passato recente: i montanari, attratti da strane promesse industriali, uccisi e affamati da un'economia falsata e basata sul non rispetto della natura, sopraffatti, sono fuggiti, come un esercito in rotta, abbandonando tutto. Verso la pianura e le grandi città, confondendosi nelle folle e annullando il loro sapere millenario, fatto di sacrifici e di saggezza. Costretti a lasciare solo e incustodito un gioiello come Corchia.
Vedendo questi muri non é difficile immaginare la vita che un tempo li animava, non é difficile immaginare, nell'attuale silenzio, di sentire le voci di tutti i giorni; non oso immaginare cosa possano provare gli abitanti che hanno ancora la fortuna di tornarci. Non oso pensare al dolore del distacco e del ricordo. Al dolore della mancanza di un paese tanto bello e armonioso.
Forse, in tanti stanno ristrutturando questi vecchi muri, per un atavico e lontano senso di colpa nei loro confronti e della storia. Forse stanno cercando di ovviare all'abbandono a cui furono costretti i loro padri.
Sono anche però sicuro che fra qualche tempo, tornando a Corchia, troverò una bellissima frazione, completamente ricostruita. Forse di nuovo viva per tutto l'anno.

Il priore sembra essere tornato.

PS: Barbara Lucchi, non ti lamentare più!