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Un
altro grande successo della
Compagnia Filodrammatica i Fiö d'al Burgu: in questo periodo di
Feste, ha portato in scena una
deliziosa commedia, Arsenico
e... founzi "brügnö", del
bardigiano Mario Faccini, in un Farnese letteralmente gremito. |
Il primo pensiero é
per Giuseppina Brugnoli, una compagna indimenticabile di tante recite, di
tante commedie: il rimpianto é per i suoi occhi, per il suo sguardo, per il
suo dialetto perfetto, per la sua grande umanità; il suo corpo non era al
Farnese, letteralmente gremito. Ma sono sicuro che il suo viso era negli
occhi e le sue parole erano nella mente di tutti gli spettatori, di tutti
gli attori.
La popolazione della Valle, e non solo di Borgotaro, come sempre, ha
risposto con grande entusiasmo alla proposta teatrale dialettale, divenuta a
tutti gli effetti e meritatamente un'importante tradizione natalizia: da
alcuni giorni non c'era più nessun posto disponibile.
L'atmosfera che si
é respirata in teatro era quella giusta, unica per l'importanza delle
nostre tradizioni linguistiche e culturali: simpatia, affiatamento, grande
divertimento; sia per chi recitava, sia per chi assisteva.
Anche quest'anno la piacevole sorpresa dei dialoghi portati avanti in un
dialetto perfetto; con tutti i ritmi delle battute serrati, con tre tempi
che sono letteralmente volati. Pippo Cramagna, il regista coadiuvato
egregiamente da Filippo Galli, é diventato bravissimo nell'interpretare
l'estro creativo del bardigiano Mario Faccini, autore particolarmente bravo
a comporre delle trame moderne, che hanno come filo conduttore le nostre
complicate espressioni dialettali; sempre seguendo filoni culturalmente e
filologicamente ineccepibili.
L'ultimo atto é stato spumeggiante, travolgente, in un crescendo di battute
e di tanti colpi di scena; condotti all'insegna del sottile e garbato doppio
senso e del equivoco. Tutto sempre in un dialetto magistrale, puro, oserei
dire ortodosso.
Alla bravura, a cui
ci hanno abituati da anni i "soliti" attori borgotaresi, come
sempre truccati e acconciati magistralmente da Gianni e Rosalba Delpoio,
quest'anno si é aggiunto l'estro, la spontaneità e l'energia di Joanna
Wnek (Mitty): ha sostituito benissimo Daniela Orsi, impegnata con la sua
tesi universitaria. Il suo "anglo-borgotarese" ci ha ricordato i
tanti dialoghi a cui si può assistere, in un qualsiasi lunedì di compere,
in via Nazionale o in Viale Bottego.
Renato Toschi (Marolla) ha interpretato, come ormai da tradizione,
l'irresistibile pasticcione parmigiano, quello un po' arioso, giunto dalla
bassa, e coinvolto senza scampo e, come sempre, simpaticamente, nelle
infinite trame di vita del Borgo: il suo agile e improvviso salto del
divano, rimarrà storico. Come storico rimarrà il duetto con la
simpaticissima ed eclettica Clara Molinari (Amalia), dopo un
incontro/scontro dentro ad uno sgabuzzino "galeotto", all'insegna
di un perentorio "niente anticipi"!
Carlo Contini (Paride), quest'anno ha lasciato i panni della canaglia
borghigiana di strada, per indossare quelli dell'avvocato, emigrato dal
Borgo, richiamato in "patria" e quindi vittima divertita e ironica
della complicata situazione familiare. Vittima anche del latino. Marchetto
Ferrari (Riccardo) e Claudia Leonardi (Gina), intenti nella parte dei non
più giovani e pasticcioni amanti, hanno divertito, soprattutto grazie alla
loro spontaneità e alle tante improvvisazioni. Marco poi é stato un eroe,
viste le sue condizioni di salute... non proprio adatte a fare scorribande,
come suo solito, su un palcoscenico!
E i due soliti giganti della scena, due attori nati: Maria Rosa Pattoneri
(Costanza) e Franco Brugnoli (Eugenio). Il loro modo di recitare diventa
ogni anno sempre più perfetto, sempre più professionale. Sempre più
semplice e facile. Franco mette tutto il suo jazz, il suo swing nel ritmo
delle battute. Il suo modo di essere irriverente, senza mai essere volgare,
nei confronti della moglie, ricorda i tanti antichi battibecchi dialettali,
ancora vivi nei ricordi. Maria Rosa é riuscita a piazzare più volte, e nel
modo più giusto, una pennellata di perfetta emotività tipicamente
femminile e borgotarese, senza mai scadere nel dramma e riuscendo sempre ad
essere sottilmente ironica.
Merita una citazione
importante l'allestimento particolarmente curato e raffinato delle scene,
fatto da Massimo Piscina e da Antonio Murena: smontare il palcoscenico é
stato un peccato, vista la cura e l'impegno che questi artigiani ci hanno
messo.
Una serata splendida, passata in leggerezza, in bellezza, in simpatia. In un
teatro che non aveva neanche un posto vuoto, ad esclusione della prima fila,
riservata ad alcune autorità, purtroppo assenti.
Le risate e gli applausi improvvisi sono stati tantissimi, come sempre da
alcuni anni a questa parte. Un bellissimo e ormai tradizionale modo per
scambiarsi i primi auguri: in allegria, in simpatia.
In dialetto borgotarese.
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