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Carnevale e
le ormai solite polemiche che accompagnano i festeggiamenti: quest'anno
con la novità, a Borgotaro, di una lettera di protesta, distribuita
in tutti i luoghi pubblici e nelle scuole. Uno scritto che ha fatto
riflettere molti: peccato per l'anonimato dei mittenti.
Abbiate pazienza, per il testo, un po' lungo:
il resto delle foto della tante manifestazioni saranno pubblicate nei
prossimi giorni. Il tema in ballo é troppo importante per essere
messo in disparte. |
Non passa Carnevale senza una qualche polemica. Ormai ci si è abituati, in fondo, porta bene. Quest’anno, in quel di Bedonia, si discute di come ripensare alle manifestazioni in maschera, di come organizzare una qualche iniziativa strutturata per animare il Carnevale al Sabato pomeriggio e alla sera; qualche amministratore, probabilmente dotato di poco spirito carnevalizio, sembra addirittura essersela presa per una scritta assonante con una manifestazione autunnale: d’ora in poi, i gerundi, per ordinanza suprema, non si potranno più usare! Speriamo che il divieto si fermi prima della Bertorella, celebre demarcatore linguistico. A Compiano si è fatto un convoglio di festanti erranti per la sola Alta Valtaro, con una puntatina a Bardi: un’azione messa in piedi come protesta dagli organizzatori compianesi, neanche tanto velata, per uno spiacevole disguido organizzativo in cui erano incorsi, loro malgrado, lo scorso anno, nelle sfilate di Borgotaro.
E poi Borgotaro, dove nei giorni scorsi, a metà settimana grassa, è comparsa nei luoghi pubblici del capoluogo, nonché nelle scuole, informate con grande zelo, una lettera di protesta sul modo di comportarsi di alcuni personaggi (secondo la missiva “molti”), durante la prima sfilata domenicale.
Di solito, eravamo abituati a leggere la graffiante satira della "Voce
del Sabbione", quest'anno inspiegabilmente non pubblicato.
Lo scritto in questione, visibile a fianco, in originale, senza tanti mezzi termini, critica, censura e mette l’accento su alcuni eccessi, manifestatisi in modo palese e
plateale durante la prima sfilata dei carri. Eccessi eccezionali, secondo l’anonimo estensore, frutto dell’abuso di alcol e di malcostume. E non solo, mi permetterei di aggiungere io.
Il mittente, appunto: si firma con un generico, e un po’ ingannevole per chi ha letto in
fretta, professori compresi, “gruppo sostenitore del nostro Carnevale”; in realtà, a ben vedere, si tratta di un testo completamente anonimo. Che si tratti di un gruppo non c’è da dubitarne: vista l’invasione contemporanea del messaggio, in ogni dove borgotarese, deve essere anche piuttosto
nutrito e ben organizzato.
Premetto che, almeno personalmente, condivido pienamente il principio del contenuto del volantino. Anzi, mi permetto di aggiungere, senza falsi pudori, che qualche scena, vista con i miei occhi,
é stata a dir poco allucinante. In particolare mi ha dato un fastidio enorme vedere qualche furbetto, già travisato alle due del pomeriggio, così sconvolto da essere intento ad offrire, senza farsi problemi, superalcolici all’universo
mondo: ragazzini e bambini inclusi. Non sto a riportare altro, per l’insignificanza percentuale dei soggetti rispetto alla totalità dei partecipanti, per non creare morbose elucubrazioni, magari in cerca degli autori, su cui scaricare infinite colpe. Anche, e soprattutto, per rispetto dei protagonisti, che, in fondo, mi sembrano niente più che delle
vittime; oltretutto, visti ora come comodi capri espiatori di una situazione complessa.
Sempre personalmente, mi ha infastidito e anche un po' preoccupato, l’anonimato di chi ha messo in giro il foglio; anonimato che ha tolto, se non
del tutto, almeno buona parte, del valore dei contenuti del messaggio.
La fonte anonima, a mio giudizio, pur avendo il merito di aver sollevato la questione, ribadisco sacrosanta e fondata, almeno a livello di piazza, ha banalizzato una forma di protesta e di denuncia più che
legittima; più che doverosa, se fatta in altri modi, con altri metodi,
senza maschere. La mancanza di una firma, di un mittente, ha dato fiato corto ad una protesta che
dovrebbe mettere l'accento su un modo di intendere il divertimento, profondamente sbagliato e
pericoloso; che purtroppo ha radici e contaminazioni lontane, ormai globali.
C’è anche da registrare che, come tanto velocemente il “Pasquino carnevalizio” è comparso, al crescere delle prime polemiche di strada, alle prime domande mirate sugli autori, altrettanto velocemente, è stato fatto sparire. Sempre ad opera di mani
anonime; o quasi, visto che si vive in un paese e ci si conosce tutti, da generazioni.
Penso di essere un osservatore abbastanza attento del Carnevale: ogni anno affronto,
con grande piacere, una mezza maratona fotografica. Mi sono andato a rivedere un po’ di foto passate, ho fatto mente locale, mi sono confrontato con un po’ di persone; posso dire che, quello che si è visto nella prima domenica di carri, non si discosta molto da certe situazioni che si verificano da un quinquennio a questa parte. Poche ciucche colossali e un bel po’ di persone allegrotte, se non di più: di ogni età, di ogni ceto e di ogni estrazione sociale.
Una forma di polemica simile, più o meno con gli stessi toni, è stata portata avanti, con forza, da alcune madri lo scorso anno. L’anno precedente qualcuno aveva scritto una serie di interventi, particolarmente decisi, sul guestbook di Valtaro.it.
La lettera di protesta ha quindi messo l’accento su un nervo scoperto, forse non molto evidente, ma esistente da parecchio tempo. Ma non solo: nel volantino si parla di abuso di alcool, di malcostume. Siamo sicuri si tratti solo di questo? A me, questa, sembra una domanda retorica, dalla risposta scontata, visto come gira il mondo.
Di fronte a questa montagna di dubbi, di domande, mi sono preso la briga di contattare un po’ di gente competente, cresciuta professionalmente
con merito nei posti giusti. Gente di cui mi fido, che mi dà sempre buoni consigli, buone
indicazioni, quando mi permetto di scrivere.
Ho scoperto così che non ce n’è uno che la pensi allo stesso modo, che mi indichi una valutazione,
una lettura, abbastanza simile.
Tutti evidenziano dei problemi di fondo, legati al modo di socializzare, di
stare insieme: un tempo, soprattutto in montagna, si beveva un po’ per divertirsi, oggi ci si diverte bevendo. E magari assumendo anche dell’altro.
Qualcuno mi parla di comportamenti border-line, di rissosità eccessiva dei festanti, con tanto di ricoveri di minori per malori strani; qualcun altro mi fa notare che i dati ufficiali delle denuncie per lesioni, che gli interventi per rissa o per situazioni di contrasto, sono minimi, comunque allineati con gli ultimi Carnevali. Un altro, per dirmi che è tutta colpa della cocaina, che ormai sta invadendo ogni angolo della società moderna, mi indica di fare un salto su siti specialistici sull’uso di droghe pesanti e l’abuso di droghe leggere, cause dirette di molti eccessi.
Anche tra la gente "comune" sono nate tante opinioni.
Qualcuno, padre di due bambini, grida allo scandalo: “i miei figli li mando all’Oratorio in maschera, non
voglio che siano coinvolti nel Carnevale di Rio, in mezzo alle pubbliche vie!” Qualche adulto, autorevole, parla di una certa ipocrisia generale e di problemi sociali complessi, dando buona parte delle responsabilità alle famiglie, spesso inesistenti: “se ai miei tempi mi fossi comportato come si comportano certi ragazzini oggi, mi avrebbero rinchiuso in casa, prendendomi pure a pedate. Avrei rivisto il Carnevale con la maggiore età”. Un barista mi pone una domanda, sentendosi preso in mezzo: “ma come fanno, a soli quindici anni, ad avere sempre il portafogli gonfio?
Chi li riempie di soldi per sentirsi in pace con il mondo? Escono tutte le sere, bevono come spugne, spendono e spandono.”
Una vecchia volpe del Carnevale, sentendo il discorso, rincalza, calcando la
mano: "sono entrato in un bar, domenica sera: inavvertitamente ho
urtato un quindicenne, barcollante. Mi ha subito aggredito, immediatamente
spalleggiato da altri tre o quattro attaccabrighe minorenni. Potevano essere
miei figli, tutti. Ho preso e sono andato a casa, per non litigare, per non
passare per scemo. Ma i loro genitori, almeno a cena, li vedono 'sti
ragazzi?""
A questo punto, mi sa tanto che, per quello che è successo in questi giorni, la colpa,
se di colpa si può parlare, non sia né del Carnevale né di chi lo organizza: ho l’impressione che sia frutto semplicemente del sempre più rapido “progresso sociale”, figlio della cultura delle metropoli moderne, figlio di un modo globale di esistere sempre più disumano. Ammettiamolo, siamo vittime di un malessere generale, che inizia a colpirci anche qui. Come lo smog sta arrivando dalla pianura, risalendo la Valle dal basso, così arriva, poco alla volta, anche l’inquinamento delle anime, delle menti. L’inquinamento del divertimento sano, tradizionale.
Proprio per questo e per tanti altri motivi, un maggiore livello di attenzione da parte di chi organizza le varie manifestazioni, non solo il Carnevale, diventa
obbligatorio.
Il fenomeno dell’assunzione di droghe, come la cocaina, é in forte
crescita generalizzata, come pubblicano tutti i giornali italiani: inizia ad evidenziarsi maggiormente e pubblicamente in quelle manifestazioni, come il Carnevale, che estremizzano i nostri sentimenti, le nostre sensazioni, il nostro modo di vivere. Esce fuori in quei momenti dove i freni inibitori vengono meno, facendo sentire le persone in una specie di porto franco sociale. La droga, così come l’abuso di alcool, con tutto il loro mondo regolato da eccessi e da
disordini, inizia ed essere un convitato di pietra, presente in ogni dove. Quindi, e soprattutto, anche nelle feste, nei momenti di divertimento: che sempre più spesso
tendono a diventare rissa.
Appare quindi poco costruttivo, forse anche un po’ ipocrita, prendersela con il Carnevale e i suoi
eccessi, soprattutto con i suoi tanti volontari organizzatori: basta uscire un qualsiasi sabato sera, avere il coraggio di mescolarsi con il popolo della notte, per iniziare a preoccuparsi fortemente.
Per capire che i giovani stanno sempre più male, sempre più rapidamente male, anche di brutto. Perché, se non si fosse capito, è di giovani, anzi di giovanissimi, che stiamo parlando, cari “veri amanti del Carnevale”: sono loro, i veri
“imputati” inconsapevoli, di questo sommario processo di piazza.
E così, mentre qualcuno pensa all’immagine del Carnevale, qualcun altro, in qualche angolo nascosto di una qualche festa, inizia ed uccidersi. Senza neanche rendersene conto, senza tante preoccupazioni, perché già in buona e abbondante compagnia.
Il Carnevale, in fondo, con tutte le sue contraddizioni, con tutti i suoi eccessi, forse ha avuto solo il demerito (o merito?) di aver fatto emergere, alla luce del sole, i sintomi di una serie di problemi sempre più gravi. E di cui si parla sempre troppo poco: per pudore, per preoccupazione, per ignoranza.
Forse anche per comoda sottovalutazione.
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