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La Pasqua astronomica
Natale, come si sa, cade sempre il 25 dicembre. E’, come si dice, una festa “fissa”.
Pasqua invece si sa che cade sempre in giorno di domenica, ma la data varia ogni anno. Si dice, quindi, che è una festa “mobile”.
Sorge allora una domanda: - Chi decide il giorno della Pasqua?
La domanda potrebbe far ridere qualcuno dei miei pochi lettori, ma vi garantisco che parlando con tante persone mi sono accorto che la confusione è molta.
Certamente non facevano confusione i nostri vecchi che nei confronti della luna avevano grande rispetto e quindi né conoscevano vita e miracoli: nuova, crescente, piena, calante. Ogni fase lunare si prestava ad una coltivazione o ad una lavorazione, e chi dimenticava “s’ la loina l’era cula bon-na” peggio per lui. I funghi avrebbero fatto le farfalle, le cipolle avrebbero fatto il “maschio”, il vino bianco sarebbe uscito “lözu”, i “pason” sarebbero marciti ecc.
Ma perché mai, si chiederà qualcuno, mi son messo a parlare della luna.
Quello che oggi si dice calendario, un tempo era detto lunario. Più che la divisione dell’anno in mesi, la gente seguiva le lune.
Erano infatti le fasi lunari a dettare tempi e ritmi nei lavori, ma anche a stabilire la probabile data di nascita di un bambino.
Modi di dire “U g’ha la loina storta o d’ traversu”; “L’è mai d’ loina” danno l’idea del fatto che gli uomini credevano nell’influsso lunare anche nei confronti del loro umore..
D’altra parte se la luna riesce a provocare le maree, attraendo sterminate quantità d’acqua, significa che la sua forza può davvero incidere anche su molti aspetti della nostra esistenza.
Ma mi accorgo di aver deviato di molto e occorre quindi che ritorni alla Pasqua.
Dunque la data della Pasqua viene fissata in questo modo:
Partendo dall’equinozio di primavera(il 21 marzo) si aspetta il primo plenilunio e la domenica successiva è stabilita la Pasqua. Per cui la Pasqua(che può essere “ata o “basa”) non può cadere prima del 21 marzo e mai dopo il 24 aprile(se ho fatto bene i conti). Infatti potrebbe accadere di avere la luna piena il 20 marzo e quindi di dover attendere la futura per 28 giorni. Questo giorno di luna piena potrebbe coincidere con il giorno di lunedì e quindi bisognerebbe attendere altri sei giorni perché arrivi la domenica.
Se andate a vedere un lunario di quest’anno, vedrete che il plenilunio(luna piena) di primavera è avvenuto il 16 e la prima domenica successiva era quella del 20, fissata per la Pasqua.
Partendo da questa data si fissavano altre date: l’inizio della Quaresima(giorno delle Ceneri e quindi indirettamente si fissava anche l’ultimo giorno di Carnevale), la Pentecoste e l’Ascensione.
La "pata"
Anni fa, tanti a dire la verità, il dottor Angelo Battaglioni si mise a calcolare i giorni che la luna aveva in quel momento. Doveva infatti decidere se imbottigliare o meno.
E mi accorsi che si mise a fare dei conti strani.
Al che mi disse:- Non sai che in ogni momento dell’anno io posso sapere in che fase lunare siamo senza guardare il lunario?
Io rimasi a bocca chiusa. Non sapevo cosa dire. Conoscevo però bene il dottore e sapevo quanto fosse burlone e gli piacesse spiazzare l’interlocutore. Così mi misi sulla difensiva.
Lui però continuò a solleticarmi: - Lo sai, almeno, cos’è la “pata”? E in quell’almeno c’era tutta la sua ironia. Come dire: tu che vuoi sapere tutto delle nostre tradizioni, vedi che hai ancora molta strada da fare….
A quel punto mi arresi. Lui cominciò a spiegare:
I nostri vecchi facevano cominciare l’anno lunare il primo di marzo. L’anno sarebbe poi terminato l’ultimo di febbraio dell’anno seguente.
Allora per procedere alla conta e sapere se siamo in luna calante o crescente bisogna conoscere prima di tutto “la pata d’la loina”, una specie di numero fisso che cambia ogni anno e che serve per fare i conti in modo preciso.
Come si calcola la “pata” ? Basta contare i giorni che la luna aveva alla fine di febbraio.
Una volta scoperta la “pata” non la si dimentica più perché ogni anno cambia e si deve aggiungere 11 alla pata precedente. Quando la somma supera i 30, dal numero occorre togliere trenta.
A questo punto in ogni giorno dell’anno noi possiamo sapere quanti giorni ha la luna e se siamo in luna crescente o calante.
Ecco la formula pata + calende(i mesi) + giorni di quel mese.
Passiamo ora all’attualità:
La “pata” di quest’anno è 27
Voglio sapere quanti giorni ha la luna il 18 giugno
27(pata) + 4(i mesi trascorsi dal primo marzo compreso) + 18(i giorni del mese)= 49
Poiché il numero supera 30, bisogna togliere 30. Quindi 49-30= 19.
Ciò significa che alla data del 18 giugno 2003 la luna avrà 19 giorni e saremo in luna calante.
La pata dell’anno lunare prossimo(quindi a partire dal 1 marzo 2004) sarà quella della pata di questa’anno 27 più 11, e siccome la somma dà 38, si toglie 30 e si resta con 8 che sarà appunto la prossima “pata”.
Il bello è che qualche anno fa consultando un volume di astronomia mi è capitato di imbattermi in un capitolo dal titolo “L’epatta della luna”. Ho così scoperto che il metodo del dott. Battaglioni era un metodo che aveva un fondamento scientifico. Forse i nostri vecchi erano un passo avanti rispetto a noi moderni.
Se poi siete curiosi e volete sapere in quale giorno(per i prossimi 20 anni) cadrà la Pasqua, potete andare al sito www.queriniana.it/utilita/data_pasqua.html
Ponta e cü
Con tutti quei numeri e calcoli vi ho forse un poco sfiancati e allora veniamo a cose più semplici.
Mi ha colpito, ieri, un volantino giallo che invitava a passare la Pasqua in quel di Cereseto(Compiano).
L’invito era perentorio: venite a passar la Pasqua giocando con le uova a ”ponta e cü”.
Non avrei mai creduto che il popolare e semplice gioco pasquale dei vecchi tempi, potesse avere l’onore del “volantino” e potesse servire ad attrarre persone presso un noto ristorante.
La Madona dal buslan
Domenica, come ogni anno, sono andato dal Zguis’ru (pardon da Tagliavini) a comperare al “buslan” che da ormai più di un secolo si può acquistare presso quella pasticceria, in questa ricorrenza.
E’ infatti tradizione che per la Domenica delle Palme i borgotaresi interrompano i loro digiuni dai dolci, per permettersi questo “buslan” magro, poco dolce, ma squisito per il suo aroma che assomiglia vagamente a quello delle “veneziane” d’un tempo.
Come si sa, questo strappo alle severe regole quaresimali pare trovare giustificazione in una leggenda che riporto:
La Madona dal buslan
“Longu cum’ la Quarèizma” dice un antico proverbio borghigiano. Ed in quel “longu” c’è sì quell’interminabile serie di giornate, ma anche l’eco della durezza delle astinenze e dei digiuni legati al quel periodo dell’anno liturgico.
Cosa mangiassero i nostri vecchi durante la Quaresima è infatti un mistero o quasi.
Basti pensare che fino al 1820, oltre che della carne non potevano cibarsi nemmeno di uova e latticini. Soltanto in quell’anno infatti Papa Pio VII, dietro richiesta di Maria Luigia, allora sovrana dei nostri territori, concesse l’indulto ai montanari del Ducato di poter far uso di uova e latticini per tutto il periodo della Quaresima ad eccezione del giorno delle Ceneri e del Venerdì Santo.
Anche le minestre dovevano essere ben poco saporite non potendosi far uso di grasso, lardo o cotiche.
*
Un giorno una giovane donna stava avviandosi verso la fontana di Piazza della legna. Su di un braccio teneva il bambino, mentre con l’altro reggeva il secchio per la provvista d’acqua. A quei tempi nessuno l’aveva in casa.
Era la Vigilia della Domenica delle Palme, tempo di Quaresima, di digiuni e astinenze.
A quei tempi non solo la carne era vietata, ma anche le uova e i latticini. Niente ricotta, formaggi, latte. Di contro i lavori erano tutti manuali, pesanti e faticosi.
Accostata alla fontana una Signora ben vestita, bella e sorridente, teneva un braccio allungato, quasi a voler offrire qualcosa che aveva in mano.
Quando la donna e il bambino furono a un passo dalla fontana, la bella Signora parlò: - Tenete questo dolce, potete mangiarlo, troppo duro è il vostro vivere…
La donna abituata da anni a rispettare, come tutti, i rigidi precetti della Chiesa, quasi a rimproverare la Signora disse: - Siamo in Quaresima, non è possibile per noi mangiare dolci.
La bella Signora allungò la ciambella verso le manine del bambino: - Conosco i vostri sacrifici, ma da quest’anno, e per gli anni a venire, la Domenica delle Palme potrete sempre mangiare un dolce semplice come questo: farina, uova e un poco di zucchero. Mangiatelo tranquillamente, servirà a spezzare il vostro lungo digiuno.
Il bambino afferrò la ciambella, la donna chinò un attimo lo sguardo per prendere il dono e restituirlo, ma quando rialzò il capo verso la fontana, della Signora non v’era più traccia.
Quel fatto restò famoso e da allora i Borghigiani chiamarono Madona dal Buslan la domenica che precede la Pasqua.
Da quell’anno presero ad interrompere l’astinenza dai dolci, permettendosi un “buslan”, tradizione che è tutt’ora tenuta viva sia dai pasticceri locali che dalle Dame della Caritas che, per l’occasione, offrono squisite ciambelle per raccogliere fondi da utilizzare nelle loro iniziative benefiche.
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