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Curiosità settecentesche
Consultando i documenti antichi della nostra comunità, ci si imbatte spesso in notizie che pur non avendo una grande importanza storica, tuttavia ci permettono di meglio comprendere come si viveva in quei tempi. Ecco alcuni appunti:
- 1747 - gli osti in paese erano: Sisto Mariani, Lorenzo Canali, Angelo Bracchi, Pietro Giovanni Terzana, Giulio Speroni.
- 27.8.1754. Il Commissario G. Ferrari legge una lettera della Segreteria di Stato in cui si chiede che i medici condotti assistano e curino gratis anche i frati di San Domenico “come tutti gli altri abitanti del paese”
- Nel 1754 si inizia una strada verso la regione di Genova(è la strada di Malarino o della Bertorella) e per il primo tratto da Borgotaro a Pieve di Campi ogni uomo fino a sessant’anni di età doveva dare gratis una giornata di lavoro.
- Nel 1755 un ordine del Duca stabiliva che gli orologi pubblici dovevano essere regolati alla francese(le ore si contano da un mezzogiorno all’altro e non più da un tramonto all’altro). Vengono incaricati il Sindaco Locatelli e Giovanni Ruffini perché “ricerchino un artefice capace a rendere gli orologgi tanto del palazzo che di San Antonino regolati alla francese”.
Spettacolo di beneficenza per la chiesa
Sono in corso importanti lavori di restauro nella chiesa di Antonino. Occorrono quindi molti fondi che la parrocchia non possiede.
Il Comitato per il restauro ha allora pensato di programmare un secondo spettacolo teatrale nell’intento di raccogliere fondi per i lavori alla chiesa.
La proposta è stata quella di mettere in programma “Una sèira burg’zan-na”, una serata tutta borgotarese nel corso della quale doveva essere il dialetto al centro di tutto.
L’approccio non è stato dei più facili, pareva che la serata non potesse reggere, le idee erano diverse, spesso divergenti…alla fine grazie alla buona volontà di tutti si è disposto un canovaccio e via.
La serata è andata bene e in particolare alcuni “numeri” hanno davvero fatto divertire gli spettatori.
A me che pure sono un patito del dialetto, è toccata l’unica parte in italiano. Non solo, ma in una serata in cui tutti venivano in teatro per ridere, ascoltare battute, sentire vecchie canzoni borgotaresi, mi è stato affidato l’ingrato compito di parlare di…storia seria.
Dico la verità, per la chiesa si fa questo e quello, ma avevo qualche perplessità.
Invece ho avuto la sorpresa di trovare una platea bene attenta.
Questo il mio intervento che aveva lo scopo di ripercorre la lunga storia della chiesa.
“Qualche anno fa moriva una persona molto conosciuta in San Rocco: si chiamava Pèin d’la Piév’. Ossia Giuseppe della Pieve.
Della Pieve non era il cognome, ma il nome della località in cui prima suo padre e poi lui avevano fatto i mezzadri.
La località la Pieve si trova immediatamente al di là della nostra stazione ferroviaria e il nome sta ad indicare che lì un tempo c’era una Pieve: la Pieve di San Giorgio, la prima chiesa della valle, fondata dai monaci di Bobbio, 1200 anni fa.
Cos’era una Pieve: era una chiesa importante dalla quale dipendevano altre chiese o cappelle minori.
Importante perché soltanto la Pieve aveva il diritto di battesimo e di sepoltura.
La Pieve di San Giorgio si trovava tra due fiumi: il Taro e il Tarodine.
Lì si fermavano gli Abati di Bobbio e altri importanti prelati che si fermavano prima di affrontare il passo del Borgallo o del Fratello per andare a Roma.
Abbiamo altre Pievi nei dintorni: la Pieve di Campi, la Pieve di Gusaliggio.
Intorno a questa Pieve nacque il primo nucleo abitato di quello che sarà Borgotaro.
Dopo vari decenni, per ragioni forse di migliore esposizione al sole o di migliore difendibilità, gli abitanti si spostarono sulla sponda opposta del Taro, nella zona compresa tra Vona e Varacola, nasce così Torresana, Borgo Torresana.
Ma non siamo ancora a Borgotaro o meglio a Borgo Val di Taro.
Passano i decenni, un secolo o due ed ecco che intorno al 1200 nasce, non sappiamo come e perché, un nuovo borgo, murato, pensato, studiato tavolino, con la sua forma rettangolare, con le vie dritte e perpendicolari tra loro. E’ ancora un mistero la nascita del nostro Borgo.
Ma questo borgo fortificato, popolato, importante non ha una chiesa propria, dipende ancora dalla Pieve di San Giorgio.
I borghigiani chiedono di poter costruire una chiesa nuova, perché la vecchia è piccola, cadente, scomoda da raggiungere. Quando il Taro e il Tarodine sono in piena la Pieve è irraggiungibile, la passerella crolla ad ogni piena…
Finalmente nel 1226 il Capitolo di Sant’Antonino di PC dà il permesso di costruire la nuova chiesa: ne decide anche la dedicazione: dovrà essere titolata a Sant’Antonino.
Il 30 marzo 1226, avviene la posa della prima pietra.
Doveva essere bella, romanica, tutta in pietra. Abbiamo un disegno e un mappa. Aveva l’entrata verso l’ospedale vecchio, l’altare rivolto all’oriente dove nasce il sole, a significare che Nostro Signore è la luce del mondo, luce di verità.
Chiesa bella, borgo popolato, ma è la Pieve piccola e lontana a mantenere i diritti plebani invano invocati dai borghigiani.
Come mai, vi chiederete: oggi diremmo motivi politici. La Pieve era di patronato dei Platoni, antica e potente famiglia borgotarese, alla quale competeva il diritto di nomina dei vari pievani.
Passeranno ben 400 anni dal 1226 per vedere i Platoni rinunciare ai loro diritti per passarli alla chiesa di Sant’Antonino.
Ma ancora non siamo alla chiesa di oggi, ma stiamo per arrivarci.
1606: grande avvenimento al Borgo. Arriva per la prima volta il Duca di Parma Ranuccio Farnese.
I borgotaresi, come capita oggi quando viene in visita un ministro, presentano alcune richieste. Tra queste quella di poter costruire una nuova chiesa perchè la vecchia è ormai troppo piccola per le necessità della popolazione borgotarese. Il Duca dà una risposta sibillina: " Ci contentiamo sia fatta da chi tocca di ragione". Che significava: fatela pure purchè ve la paghiate.
E allora i Borghigiani, dopo qualche polemica interna, danno il via alla costruzione della nuova chiesa.
Nel settembre 1668 la nuova chiesa viene consacrata ed è la chiesa che vediamo oggi, con una piccola variante: nel 1925 viene rifatta la gradinata, posti i due leoni e sostituita la vecchia facciata barocca con quella che vediamo oggi, quella stessa che è oggetto di restauro.
Vedete quanta storia ha alle spalle la nostra chiesa e come debba meritare la nostra attenzione, la nostra cura.
Oh! lo so che è meglio avere un capannone e una comunità viva, fedele che partecipa, ma fa parte degli obblighi di una comunità anche quello di conservare ciò che i nostri padri ci hanno consegnato.
Tra l’altro la nostra chiesa conserva degli autentici tesori d’arte.
Un organo settecentesco della ditta Serassi che è come dire una Ferrari delle auto.
Un organo con più di 1000 canne, un organo che molti organisti italiani e stranieri apprezzano.
Un altare della Comunità o di San Carlo, un tempo di giuspatronato del comune, che conserva la statua di San carlo Borromeo, patrono dell’intera Comunità e le spoglie di Sant’Antonino
L’altare del Crocefisso, un capolavoro di scultura in legno dorato, opera di un grande artista del seicento: Aili
Un altare in marmo di Carrara opera di un nostro concittadino
Un pulpito dal quale hanno predicato grandi personaggi:
Padre Segneri, uno dei più grandi quaresimalisti italiani, Adeotato Turchi, tutti e due gesuiti, Beato Antonio Gianelli
E poi avete mai pensato che nessun ambiente è di tutti come la chiesa.
E’ la casa di tutti come nessun altro posto?
Quando uno di noi nasce, la prima uscita ufficiale si può dire la faccia entrando in chiesa per il battesimo.
Poi nella chiesa tutti noi abbiamo vissuto tanti momenti importanti: belli e brutti.
Gioia quando nasce un nostro figlio, quando si sposa un nostro amico
Tristezza quando muore un nostro famigliare, un nostro amico e in chiesa andiamo per dargli l’ultimo saluto.
Tutto questo è accaduto a noi, ai nostri genitori, ai nostri nonni, indietro indietro negli anni per secoli.
Pensate quanta gente è passata nella nostra chiesa:
E noi stessi, purtroppo, è lì che daremo l’addio a chi rimane.
Poi
Come si fa, allora, a restare anni senza entrarci?
Come si fa a non conoscerla?
Come si fa a non volerla bella, sicura, in ordine.
Anche se non siamo più dei cattolici praticanti, entriamo senza timori nella nostra chiesa, è aperta a tutti,
che se poi entrando vi nasce un pensiero
vi viene una riflessione
o vi torna in mente una preghiera che qualcuno tanti anni fa vi ha insegnato
ebbene non c’è nulla di male, credetemi.
Grazie! E buona serata..
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