Mensile speciale allegato alla rivista telematica valtaronetwork.com

n. 19 del 19/04/2003

 



Rubriche

Copertina
Eventi
Cronaca
Decessi
Tuttoborgo
Storia
Personaggi
Arte
Foto
Ricetta
Sport

 

Archivio

Valtaronetwork

Legenda
 
Rubrica attiva

 
Rubrica non attiva
 



Scrivimi

 

eventi



La nostra acqua

“Fruizione e valorizzazione delle risorse idriche montane”, questo il tema su cui si è discusso venerdì 4 aprile presso la Sala Congressi del Seminario vescovile di Bedonia.
Si è trattato di un Convegno di grande interesse, sia per gli argomenti che per gli oratori che via via sono intervenuti.
Alla base di tutto ci sta un’idea che è quella di captare delle sorgenti di alcuni affluenti del Taro, per convogliare l’acqua “verso Fornovo”. Si prevede, poi, la costruzione di 8 centraline idroelettriche( 8 per il Taro e 1 per il Ceno) per la produzione di circa 30.000.000 KWh di energia elettrica.
Attorno a quest’idea altre iniziative(piste, laghetti, casse d’espansione ecc).
E’ chiaro che il progetto ha sollevato grande curiosità e non poche preoccupazioni.
Credo sia giusto che noi montanari si debba tentare ogni via per valorizzare le nostre risorse. E’ importante, però, che tutto venga fatto confrontandosi con chi abita in montagna, con la gente.
Ora la partenza è avvenuta con il piede giusto. Il convegno ha dato parola a molte voci. Nessuno ha preso posizione decisa, tuttavia i vari interventi hanno indirettamente evidenziato aspetti a favore e no.
Il progetto di massima(e non poteva essere altrimenti) non ha approfondito alcune tematiche e credo che prima di partire ci sarà bisogno di uno studio attento perché gli interrogativi che suscita il progetto non sono pochi. Ma è giusto che si tenti, che si provi, che si progetti.

Debbo dire che l’idea di captare le sorgenti dei nostri corsi d’acqua non è nuova.
Negli anni che vanno dal 1966 al 1968, l’allora Sen. Cataldo Cassano, convocò alcuni Sindaci della valle per parlarci di un progetto col quale si prevedeva di captare le sorgenti del Taro e del Ceno.
Grandi tubi avrebbero trasportato l’acqua sui crinali e ogni comune si sarebbe poi collegato. Nel punto di attacco sarebbe stato messo un contatore e da lì in avanti ogni comune avrebbe poi pensato alla distribuzione all’interno del proprio territorio. L’idea nasceva dal fatto che in quegli anni i Sindaci si rivolgevano continuamente al Senatore Cassano per ottenere finanziamenti finalizzati alla costruzione di acquedotti.
Un mese dopo il Senator Cassano mi invitò ad andare a Parma, presso l’ufficio degli ingg. Azzali, per prendere visione del progetto di massima.
Mentre l’ing. Azzali mi parlava del progetto e mi mostrava il disegno di questi grandi tubi che correvano sul crinale trasportando l’acqua del Taro, nella mia testa frullavano tanti interrogativi. Si vede che non ero riuscito a nascondere le mie preoccupazioni perché l’ing. mi disse: - Sindaco, c’è qualcosa che non va? La vedo pensieroso.
Presi la palla al balzo e risposi: - Sto pensando al nuovo nome da dare al mio paese, perché se ci mangiamo il Taro, non possiamo più chiamarlo Borgo Val di Taro.

E di acqua a quei tempi ce n’era tre volte tanta.


Albareto per la Pagliughi

Nel corso dell’anno, il Comune di Albareto intende ricordare la cantante lirica Lina Pagliughi dedicandole una piazza in località Squarci di Montegroppo, dove un tempo sorgeva la casa degli avi materni dell’artista.
Il programma prevede:
martedì 29 luglio, una conferenza sugli aspetti della lirica italiana dei primi anni del novecento;
giovedì 31 luglio, l’intitolazione a Squarci di una piazza in onore della cantante e a seguire un concerto lirico.
Notizie più approfondite sulla cantante potrete trovarle nella rubrica “Personaggio” a lei dedicato.