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BIT 2010,
borsa internazionale del turismo
di Milano: la cronaca, semiseria e a volte sconcertante, di una
piccola, ma significativa, indagine, condotta sulla cortesia degli
addetti, sulla qualità dell'accoglienza degli stand istituzionali e
regionali. |
Era un po' di tempo
che l'articolo mi "frullava" nella testa. L'ispirazione, se così
si può dire, mi é venuta durante i miei giorni di presenza, per motivi
professionali, alla BIT (Borsa Internazionale del Turismo) di Milano,
svoltasi qualche settimana fa.
Approfittando di un mezzo pomeriggio libero, durante una delle giornate
riservate agli operatori, ho lasciato gli stand che seguivo per avventurarmi
alla caccia di gadget da portare a casa e di nuove idee. Ovviamente dotato
di tagliandino "press", ben visibile, insieme alla macchina
fotografica.
Con un po' di faccia tosta, ho iniziato a chiedere, a cercare. E, di fronte
alle più disparate risposte, a certi atteggiamenti poco consoni, di gente
demotivata e veramente molto "scazzata", mi é venuta un'idea:
perché non provare a vedere, a testare, sistematicamente, le reazioni degli
addetti presenti agli stand ufficiali, seduti, accovacciati, in strutture
maestose e costose delle regioni italiane? Perché non verificare, di fronte
alla richiesta, magari un po' diversa, di materiale, le reazioni? Perché
non provare a verificarne la cortesia, l'ospitalità? In fondo é il loro
mestiere, la loro "mission". O no?
La mia frase di approccio, sistematica, é sempre stata la stessa:
"scusate, sono alla ricerca di qualche oggetto, qualche gadget, da
portare a casa, per mia figlia di tre anni. Avete qualcosa di
simpatico?".
Apriti cielo. Ne ho sentite di tutti i colori, ho visto reazioni di tutti i
tipi. Da una serie di distaccati "abbiamo solo carta e poster, non
penso le possano piacere", passando per un "non abbiamo niente -
sorrisetto atrofico - mi dispiace" allo sfottò involontario di un
ragazzotto che, attratto forse più dal prosperoso seno della sua collega
che dalla mia richiesta, alla fine, non accorgendosi che ero alle sue
spalle, mi prende in giro pubblicamente, vantandosi di avere delle belle
penne, ma che non valeva la pena darmele, che se le sarebbe portate a casa.
Un genio!
In un front office di una delle regioni più "tourist", con
un bancone lungo decine di metri, voltando un angolo, un ragazzetto
antipatico e disgustoso, come una merendina scaduta, mi prende anche in
giro, insieme ad una altra mezza dozzina di "sfigati" come il
sottoscritto.
Nella piazzetta fiorita, piena di fiori appassiti, mentre suona
un'improbabile orchestrina, una signora sorridente, nel dubbio, si imbosca
una manciata di foulard.
Stand faraonici, con tappeti di erba vera, improbabili gigantografie,
trionfi di salumi, formaggi, cascate di calici di vino; pacchi di inutili
DVD, di opere multimediali, fini a se stesse; un'orgia di minigonne, di
tailleur da pornodiva pentita, di trampoli a spillo. Fogli, pieghevoli,
pacchi di pubblicazioni tutte uguali, indistinguibili. Inutili. E scatoloni
di portachiavi, portacellulari, di penne, gonfiabili e palloncini. Forse da
portare a casa, agli amici, visto che sono off-limits.
Soldi pubblici, una montagna di soldi pubblici. Centinaia, forse migliaia di
addetti. Stanchi, stufi, poco motivati. Controproducenti, al massimo.
Alla fine, di tutte le mie richieste, in solo quattro situazioni, solo gli
operatori di cinque regioni, su tutte quelle a cui mi sono rivolto, hanno
cercato di fare bene il loro lavoro, di rendersi cortesi, almeno con un po'
di sorrisi, almeno cercando di rendersi utili e ospitali. Emilia Romagna,
Piemonte, Trentino e Marche; nella struttura della regione Sicilia, una
specie di quartiere, la Provincia di Messina: gli unici. Una vera tristezza.
Gli altri, non ho capito bene cosa ci stessero a fare alla BIT, la borsa
internazionale del turismo. Non ho capito bene come potevano essere utili al
sistema turistico italiano. Non ho capito da che parte stavano: da chi gli
paga lo stipendio o della concorrenza?
Stavo quasi per dimenticare, al "chicca delle chicche":
nell'angolo Italia, nello stand istituzionale dell'Italia, svettavano due
biondone perfette, due "barbie". C'era gente che si fermava a
fotografarle, per quanto erano belle. Tanto perfette da avere, sotto due
occhioni ammiccanti e cerulei, un perfetto accento dell'est europeo nel
rispondermi a monosillabi; da non saper neanche parlare in italiano, per
più di tre frasi. Alla faccia delle bellezze mediterranee.
PS. negli stand degli altri paesi ti ricoprivano di attenzioni, di regalini,
di materiale. Soprattutto quando vedevano il cartellino "press".
Viva la concorrenza!

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