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Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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fotografico e i testi riportati sono di proprietą del portale Valtaro.it; é
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Il fotografo Thomas
Billhardt e la moglie Anita |

La casa di Sanbuceto |

Thomas Billhardt e le foto
del suo passato |

Il suo studio |

La vista su Sanbuceto, in
un pomeriggio d'inverno |

La moglie Anita |

Thomas e Lina |

Vietnam 1969 |

Thomas e Lina |

Vietnam 1968 |

La casa di Sanbuceto |

Nicaragua 1982 |

Thomas spiega |

Libano 1978 |

Thomas spiega |

Siberia 1979 |

Thomas spiega |

Mozambico 1983 |

Thomas e Anita
spiegano |

Thomas Billhardt |

Thomas e Anita
spiegano |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

Davanti alla TV, durante
una delle sue tante interviste alle televisioni internazionali |

La vista sulla Valle, in
un pomeriggio d'inverno |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

La moglie Anita |

La vista su Sanbuceto, in
un piovoso pomeriggio d'inverno |

Foto, caffč e le
inseparabili Nikon |

Lina |

L'interno della casa |

Claudio Barella, lo
|

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

L'interno della casa |

L'interno della casa |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

L'interno della casa |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

I lavori di Thomas |

La vista sulla Valle, in
un piovoso pomeriggio d'inverno |

Lina e Thomas |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

Il suo studio |

I lavori di Thomas: gli
scatti famosi |

Cile 1969 |

I lavori di Thomas |

Honeker e Breshnew DDR 1974 |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: Cuba |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: sulla grande muraglia cinese |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: in Tibet |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: in Africa |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: in Nicaragua |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: con il pilota americano abbattuto in Vietnam |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: a Sarajevo |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: con Allende |

Madagascar 1990 |

Alla TV, su un canale SAT
tedesco: con Arafat |

USA 1994 |
Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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Thomas Billhardt,
uno dei
pił grandi fotogiornalisti contemporanei: da qualche tempo ha
restaurato con grande gusto un vecchio casale a Sanbuceto, sulle
colline della Valtaro. E vi si é trasferito.
Un pomeriggio
invernale,
passato con lui e
con sua moglie, nella sua magnifica e ospitale casa, cercando di
percepire l'arte profonda e la magia di un grande maestro.
Migliaia di
scatti, la
testimonianza diretta di un secolo appena finito, in tantissimi
luoghi: DDR, Unione Sovietica, Vietnam, Libano, Jugoslavia, Cile e
Cuba. Thomas era presente nei momenti in cui la storia aveva qualcosa
da dire, da far vedere, da imprimere per sempre su una pellicola e
nelle memorie. |
Provate a inserire
su Google il nome "Thomas Billhardt"! Troverete pagine e pagine di
informazioni e di articoli.
Thomas, il grande fotografo e giornalista, si é trasferito da poco tempo in
un bellissimo casale a Sanbuceto, tra Compiano e Bedonia. Ha comprato un vecchio rudere e lo sta
trasformando in una piccola reggia. Ogni angolo della sua casa valtarese
parla della sua professione, dei suoi infiniti viaggi, della sua storia di
uomo e di grande artista. Guardi e, con un po' di fantasia, vedi sempre un
oggetto che ti dice qualcosa del suo passato.
Billhardt é stato per decenni uno dei fotografi ufficiali della ex DDR: la
Germania dell'Est, quella appartenente al blocco sovietico, aderente al
Patto di Varsavia e contrapposta alla Nato. Ad un certo punto della sua
carriera professionale, si é trasferito in occidente, prima della caduta del
muro di Berlino. Ora, dopo tanti viaggi, ha messo radici qui, é diventato,
con la sua famiglia, anche lui un po' valtarese.
Mentre fuori infuria un violento temporale invernale, dentro alle mura
accoglienti e calde, comincia a tirare
fuori decine di libri, decine di riviste, migliaia di immagini. Il tempo,
attraverso le immagini, si muove nelle sue mani: la guerra del Vietnam, la
vita a Cuba ai tempi della guerra fredda, le vie e gli sguardi di Berlino ai
tempi del muro. La caduta del muro.
Parla un "inglese-tedesco", con quell'accento che si sente nei film. Ha
l'aria serena, tranquilla, anche sua moglie Anita č serafica al suo fianco: la loro ospitalitą
é squisita, da perfetti gentiluomo e gentildonna di campagna.
Grazie alla preziosa traduzione della mia amica Lina, che, tra l'altro, me
lo ha anche presentato, mi dice che "ha
nuotato, come un pesciolino rosso, per mezzo secolo, in un mare infestato di
pesci pirańa e di squali"; era abbastanza naturale che, visto il suo lavoro,
visti i frequentissimi viaggi, un po' tutti gli chiedessero di fare la spia, di trafugare documenti e foto,
da una parte all'altra del mondo. "Ho rischiato di perdere la vita tante volte;
lavoravo sempre in modo un po' incosciente, contando sulla buona sorte; a
Sarajevo me la sono vista veramente brutta: ammazzavano i fotografi e gli
operatori TV come niente fosse e anch'io ho rischiato grosso".
E' riuscito a mantenersi neutro nel tempo, senza sporcarsi e senza scendere
a troppi compromessi, pensando con la sua testa: prima come convinto
sostenitore dell'ideologia del blocco sovietico, poi come disincantato
testimone della caduta di tante utopie.
Pur viaggiando moltissimo non ha mai voluto volutamente imparare le lingue;
l'inglese lo usa in modo scolastico: il suo modo di comunicare sono e
restano le immagini, il suo punto di vista é quello di un fotografo
oggettivo e disincantato. Il suo mondo non é fatto di parole, bastano le
immagini. In effetti con lui si parla con i gesti, con i
colori. Basta uno sguardo per intenderci.
Noto un po' di tristezza sul suo viso quando mi racconta che, quando ha
lasciato la ex DDR, ha dovuto rinunciare a tutti i diritti sulle migliaia di
foto fatte: da fotografo modesto, quale io sono, lo capisco; é come se ti
privassero della memoria, delle tue sensazioni.
Gli chiedo quale paese lo ha segnato, quale é nel suo cuore: mi risponde che
un po' tutti gli sono rimasti dentro. Un buon metodo per non rispondermi:
anche ora il pesciolino rosso non ha disimparato a nuotare.
E' stato per oltre cinquanta volte nell'ex URSS, decine di volte in Vietnam,
in Libano, in Cina, in Mozambico, in Iraq. Ha lavorato molto anche in Italia: il vecchio PCI e la
Giunta della Regione Toscana, negli anni settanta, gli commissionarono
alcune pubblicazioni di alto pregio. Le ho tra le mani, le sfoglio e le guardo con lui: un
pezzo importante d'Italia é passato per i suoi occhi. Manifestazioni,
cortei, fabbriche occupate, famiglie, slogans, visi e corpi. Mi racconta che
sua madre era una famosa fotografa, che anche suo figlio Steffen é un affermato
fotografo di moda; ora vive e lavora negli Stati Uniti.
Thomas é nato nella Germania
nazista (1937), é sopravvissuto alla seconda guerra mondiale, é cresciuto ed
ha studiato nel
blocco orientale; é passato poi in occidente, prima della caduta del muro di
Berlino ed ora vive in Italia. Ascoltando i racconti di una vita, appare incredibile
cosa
il destino e la storia possano riservare agli uomini.
I suoi scatti sugli scenari di guerra, quelli che hanno per soggetto i
bambini, di prendono il cuore. Penso che la sua anima artistica si sublimi
in certi sguardi innocenti, colpiti dalla violenza cieca degli adulti. Ti
fanno capire tutta la ferocia dell'animo umano, pił di infinite parole.
Anche Per questo, collabora con le campagne di sensibilizzazione dell'UNICEF
e di tanti enti morali.
Le sue storie fatte di immagini, hanno del fantastico; anche dopo che sono passati
dei decenni,
spesso torna a trovare i soggetti
che ha fotografato in momenti particolari: il pilota americano abbattuto sui
cieli del Vietnam, la ragazzina orfana diventata madre, dopo una guerra
devastante.
Thomas Billhardt, un grande artista, una grande testimonianza vivente del XX
secolo; un grande acquisto per la nostra Valle; per me un grande incontro,
in un piovoso pomeriggio di una domenica invernale.
A Sanbuceto, nelle sperdute e, in questo periodo, malinconiche colline che
guardano la Valtaro.

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