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Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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L'inaugurazione del
Museo dell'Emigrazione |

Il
monumento all'emigrante, di Ido Armani |

Un'anteprima
delle foto della Festa del Bestriau, visibili in fondo a questa pagina |

Tarsognini
DOC |

Alessandro
Cardinali e Vincenzo Bernazzoli |

Enrico
Bricca |

Ido Armani, Alessandro
Cardinali e Vincenzo Bernazzoli |

Oggetti
dell'emigrazione |

Vincenzo Bernazzoli |

Il progettista del
Museo illustra la sua opera |

Un momento
dell'inaugurazione |

Augusta |

Un momento
dell'inaugurazione |

Oggetti
dell'emigrazione |

Il progettista del
Museo illustra la sua opera |

Ido Armani |

Volti dell'Emigrazione |

Ido Armani, Alessandro
Cardinali |

Un momento
dell'inaugurazione |

Volti dell'Emigrazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Oggetti
dell'emigrazione |

Renato Cattaneo,
grande studioso dell'emigrazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Volti dell'Emigrazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Oggetti
dell'emigrazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Ido Armani, Alessandro
Cardinali |

Beppe Conti |

Il parroco di
Trasogno, Don Roberto |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Vincenzo Bernazzoli e
il Sindaco di Bardi Tambini |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |

Un momento
dell'inaugurazione |
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Immagini della Festa del
Bestraiau 2004 |
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Testi e foto di
Mauro
Delgrosso
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Inaugurato
a Tarsogno il
Museo dell'Emigrazione: poche ore prima dell'annuale appuntamento con
la Festa del Bestriau,
la festa che i Tarsognini dedicano ai loro emigrati.
Collocato nella
terra dove
l'emigrato, il Bestraiau, é sacro; dove ogni famiglia ha provato,
sulla sua pelle, la sofferenza estrema e crudele dell'abbandono, della
nostalgia di chi ha abbandonato tutto ed é andato all'estero. |
Il Museo
dell'Emigrazione, unico in Regione, e la Festa del Bestraiau: tutti e due a
Tarsogno.
Sono anni che frequento la festa del Bestriau, sono anni che sento, anzi
sarebbe meglio dire che imparo, quanto i Tarsognini si sentano realmente
legati a tutti i loro "Bestraié", a tutti quelli che si sono
sparsi nel mondo per lavorare, per vivere, e anche per portare in alto
l'orgoglio della gente della nostra Montagna e dell'Italia.
I Tarsogni: in pochi
li conoscono bene. Forse non si conoscono bene neanche loro, pensano sempre
a lavorare e poco a studiarsi, a capirsi; forse non ne hanno bisogno, forse
hanno tutto nel loro millenario DNA: sanno qual'é il loro dovere, sanno
sempre cosa devono fare, fin da piccoli, anche se con fatica. Anche quando
li vedi stremati dalla vita, anche quando stanno sputando l'anima, alzano la
loro testa, serrano le mascelle, volgono lo sguardo in alto e ricominciano a
lottare. Senza lamentarsi.
Averli in squadra, averli di fianco, ti porta sempre ad essere orgoglioso di
qualsiasi impresa, di qualsiasi risultato, grande o piccolo che sia. Con
loro sai che "te la sei giocata", che sei stato veramente
protagonista degli avvenimenti che ti circondano; magari un po' nell'ombra e
con poca enfasi, come loro stile. Parlo per esperienza personale, per
orgogliosa esperienza personale.
A volte sono visti con un po' di diffidenza, soprattutto per la loro innata
e indiscutibile abilità negli affari, nel fare impresa. E' gente che parla
poco e lavora tanto, anzi tantissimo; é gente che ricorda e non dimentica,
nel bene e nel male.
E nei secoli sono stati così bravi da non dimenticare nessun figlio della
loro terra d'origine, di non dimenticare nessun cognome, nessuna tradizione,
nessun pezzo di storia. E' un popolo che si é mescolato con il mondo; che
é partito, in modo convinto, alla conquista di nuovi mercati, di nuovi
affari: ma che mantiene, ed ha sempre mantenuto, la sua identità fino in
fondo. Un Tarsognino resta sempre un Tarsognino, legato per sempre alla sua
terra, alla sua gente, al suo dialetto, alle sue tradizioni; e lo fa che si
trovi a Londra, a New York o in una casina della Breva.
Ed é per questo che
la scelta di costruire e inaugurare il Museo dell'Emigrazione a Tarsogno é
particolarmente azzeccata, particolarmente sentita, particolarmente
intelligente. Qui non ci sono tanti studiosi, non ci sono troppi teorici:
qui sono da sempre pratici, laboriosi; con poco riescono a fare tanto; qui
ci vive chi sa cosa vuol dire emigrare, cosa vuol dire provare il dolore
infinito, lacerante e malinconico di avere un affetto "bestraiau"
in famiglia. Di non poter stringere, ogni giorno, tra le tue braccia chi
ami.
L'emigrante a Tarsogno é sacro, é intoccabile. Guai ad usarlo per secondi
o terzi fini, guai a mancargli di rispetto. Il Museo ha qui dei formidabili
guardiani. Quando senti parlare le persone di Tarsogno dei loro fratelli,
sparsi nel mondo, percepisci nei loro occhi una serie di sentimenti
contrastanti: attimi di malinconica nostalgia che si fondono con una
fierezza del tutto particolare. La fierezza dell'antico viandante, del
conquistatore; della gente che, anche se distante migliaia di chilometri
dalle origini, non perde mai la sua scaltra dignità, anche davanti alla
fatica e alla sofferenza.
Ed é qui, in questi
prati, in queste frazioni, che ogni anno si ripete il rito del Bestraiau, la
festa dell'emigrante. Una festa tutta particolare, che coinvolge proprio
tutti per due giorni, da oltre trent'anni. Si parte silenziosi nella
notte, con una fiaccolata incredibile. Centinaia di persone scalano la
montagna, nella notte, come atto doloroso e faticoso del ricordo di chi é
partito. Poi, il giorno dopo, tutti insieme a magiare sotto gli alberi, in
mezzo alla natura, alla natura della loro montagna e dei loro boschi. Fino a
notte, insieme.
Il Museo é
veramente bello, studiato intelligentemente e con il cuore da Ghiretti; è
il primo a carattere regionale; lo trovo geniale nella sua semplicità,
nella sua essenzialità. Per terra, alla base del grande pannello, come
fosse un'installazione, tante pietre con i nomi delle famiglie, sparse per
il mondo. Affronta il fenomeno dell'emigrazione, e anche dell'immigrazione,
come un insieme eterogeneo e multiforme, in continuo movimento, in continua
mutazione.
Formidabili i video girati a Londra, semanticamente interessante il grande
tavolo sui cui appoggiare i poveri oggetti dei viaggi della sopravvivenza,
composto da otto essenze lignee diverse. Splendido e di effetto il pannello
con duecento fotografie, tutte affiancate, che si possono girare, in modo da
creare una moltitudine di diverse grandi immagini: fatte tutte con le stesse
tessere, con gli stessi elementi, ma sempre a rappresentare qualcosa di
diverso. Come l'emigrazione e il popolo degli emigrati.
I Tarsognini: forti,
strane e bellissime genti. Da sempre, in tutto il mondo.
Ora anche con un museo, che rende ancor più onore alle loro tante
bellissime storie.
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