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 Tarsogno        Agosto 2004 02

Immagini dell'inaugurazione del 
Museo dell'Emigrante 
e della Festa del Bestraiau 2004

I Tarsognini nel mondo: 
il Museo dell'Emigrazione 
e la Festa del Bestraiau

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

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L'inaugurazione del Museo dell'Emigrazione
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Il monumento all'emigrante, di Ido Armani 
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Un'anteprima delle foto della Festa del Bestriau, visibili in fondo a questa pagina
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Tarsognini DOC
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Alessandro Cardinali e Vincenzo Bernazzoli
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Enrico Bricca
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Ido Armani, Alessandro Cardinali e Vincenzo Bernazzoli
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Oggetti dell'emigrazione
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Vincenzo Bernazzoli
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Il progettista del Museo illustra la sua opera
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Un momento dell'inaugurazione
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Augusta
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Un momento dell'inaugurazione
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Oggetti dell'emigrazione
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Il progettista del Museo illustra la sua opera
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Ido Armani
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Volti dell'Emigrazione
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Ido Armani, Alessandro Cardinali
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Un momento dell'inaugurazione
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Volti dell'Emigrazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Oggetti dell'emigrazione
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Renato Cattaneo, grande studioso dell'emigrazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Volti dell'Emigrazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Oggetti dell'emigrazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Ido Armani, Alessandro Cardinali
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Beppe Conti
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Il parroco di Trasogno, Don Roberto
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Vincenzo Bernazzoli e il Sindaco di Bardi Tambini
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Un momento dell'inaugurazione
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Immagini della Festa del Bestraiau 2004
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Testi e foto di Mauro Delgrosso
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Inaugurato a Tarsogno il Museo dell'Emigrazione: poche ore prima dell'annuale appuntamento con la Festa del Bestriau, la festa che i Tarsognini dedicano ai loro emigrati.
Collocato nella terra dove l'emigrato, il Bestraiau, é sacro; dove ogni famiglia ha provato, sulla sua pelle, la sofferenza estrema e crudele dell'abbandono, della nostalgia di chi ha abbandonato tutto ed é andato all'estero.

Il Museo dell'Emigrazione, unico in Regione, e la Festa del Bestraiau: tutti e due a Tarsogno.
Sono anni che frequento la festa del Bestriau, sono anni che sento, anzi sarebbe meglio dire che imparo, quanto i Tarsognini si sentano realmente legati a tutti i loro "Bestraié", a tutti quelli che si sono sparsi nel mondo per lavorare, per vivere, e anche per portare in alto l'orgoglio della gente della nostra Montagna e dell'Italia.

I Tarsogni: in pochi li conoscono bene. Forse non si conoscono bene neanche loro, pensano sempre a lavorare e poco a studiarsi, a capirsi; forse non ne hanno bisogno, forse hanno tutto nel loro millenario DNA: sanno qual'é il loro dovere, sanno sempre cosa devono fare, fin da piccoli, anche se con fatica. Anche quando li vedi stremati dalla vita, anche quando stanno sputando l'anima, alzano la loro testa, serrano le mascelle, volgono lo sguardo in alto e ricominciano a lottare. Senza lamentarsi.
Averli in squadra, averli di fianco, ti porta sempre ad essere orgoglioso di qualsiasi impresa, di qualsiasi risultato, grande o piccolo che sia. Con loro sai che "te la sei giocata", che sei stato veramente protagonista degli avvenimenti che ti circondano; magari un po' nell'ombra e con poca enfasi, come loro stile. Parlo per esperienza personale, per orgogliosa esperienza personale.
A volte sono visti con un po' di diffidenza, soprattutto per la loro innata e indiscutibile abilità negli affari, nel fare impresa. E' gente che parla poco e lavora tanto, anzi tantissimo; é gente che ricorda e non dimentica, nel bene e nel male.
E nei secoli sono stati così bravi da non dimenticare nessun figlio della loro terra d'origine, di non dimenticare nessun cognome, nessuna tradizione, nessun pezzo di storia. E' un popolo che si é mescolato con il mondo; che é partito, in modo convinto, alla conquista di nuovi mercati, di nuovi affari: ma che mantiene, ed ha sempre mantenuto, la sua identità fino in fondo. Un Tarsognino resta sempre un Tarsognino, legato per sempre alla sua terra, alla sua gente, al suo dialetto, alle sue tradizioni; e lo fa che si trovi a Londra, a New York o in una casina della Breva.

Ed é per questo che la scelta di costruire e inaugurare il Museo dell'Emigrazione a Tarsogno é particolarmente azzeccata, particolarmente sentita, particolarmente intelligente. Qui non ci sono tanti studiosi, non ci sono troppi teorici: qui sono da sempre pratici, laboriosi; con poco riescono a fare tanto; qui ci vive chi sa cosa vuol dire emigrare, cosa vuol dire provare il dolore infinito, lacerante e malinconico di avere un affetto "bestraiau" in famiglia. Di non poter stringere, ogni giorno, tra le tue braccia chi ami.
L'emigrante a Tarsogno é sacro, é intoccabile. Guai ad usarlo per secondi o terzi fini, guai a mancargli di rispetto. Il Museo ha qui dei formidabili guardiani. Quando senti parlare le persone di Tarsogno dei loro fratelli, sparsi nel mondo, percepisci nei loro occhi una serie di sentimenti contrastanti: attimi di malinconica nostalgia che si fondono con una fierezza del tutto particolare. La fierezza dell'antico viandante, del conquistatore; della gente che, anche se distante migliaia di chilometri dalle origini, non perde mai la sua scaltra dignità, anche davanti alla fatica e alla sofferenza.

Ed é qui, in questi prati, in queste frazioni, che ogni anno si ripete il rito del Bestraiau, la festa dell'emigrante. Una festa tutta particolare, che coinvolge proprio tutti per due giorni, da oltre trent'anni.  Si parte silenziosi nella notte, con una fiaccolata incredibile. Centinaia di persone scalano la montagna, nella notte, come atto doloroso e faticoso del ricordo di chi é partito. Poi, il giorno dopo, tutti insieme a magiare sotto gli alberi, in mezzo alla natura, alla natura della loro montagna e dei loro boschi. Fino a notte, insieme.

Il Museo é veramente bello, studiato intelligentemente e con il cuore da Ghiretti; è il primo a carattere regionale; lo trovo geniale nella sua semplicità, nella sua essenzialità. Per terra, alla base del grande pannello, come fosse un'installazione, tante pietre con i nomi delle famiglie, sparse per il mondo. Affronta il fenomeno dell'emigrazione, e anche dell'immigrazione, come un insieme eterogeneo e multiforme, in continuo movimento, in continua mutazione.
Formidabili i video girati a Londra, semanticamente interessante il grande tavolo sui cui appoggiare i poveri oggetti dei viaggi della sopravvivenza, composto da otto essenze lignee diverse. Splendido e di effetto il pannello con duecento fotografie, tutte affiancate, che si possono girare, in modo da creare una moltitudine di diverse grandi immagini: fatte tutte con le stesse tessere, con gli stessi elementi, ma sempre a rappresentare qualcosa di diverso. Come l'emigrazione e il popolo degli emigrati.

I Tarsognini: forti, strane e bellissime genti. Da sempre, in tutto il mondo.
Ora anche con un museo, che rende ancor più onore alle loro tante bellissime storie.