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"Mio padre
giocava al pallone, mio zio giocava al pallone e... tutti e due non mi hanno
fatto giocare nella Juventus".
E' la frase che più mi ha colpito durante la lunga, profonda e
piacevolissima chiacchierata con Eugenio Bersellini.
Vi anticipo senza tanti preamboli: per me é un grande. Una persona solida
nell'aspetto, nei discorsi e nei principi.
Ma andiamo con ordine. Un tardo pomeriggio borgotarese di agosto, il bello
di vivere in un piccolo centro e conoscerci tutti, grandi personaggi dello
sport compresi: appuntamento, in completo da allenamento e macchina
fotografica, davanti al campo Bozzia; mi aspetta una camminata fino alle
Spiagge.
Confesso di essere un po' preoccupato: Eugenio come persona, come carriera,
come coraggio mi piace; ma allo stesso mi intimorisce un po'. Di solito,
anche quando stai prendendo un aperitivo al Firenze, ti guarda forte negli
occhi, parla poco e quel poco che dice ha sempre un significato ben preciso.
Ci incamminiamo e subito mi dice: "hai la camminata del montanaro, passi
lunghi e troppo decisi, come facevo io, tanti anni indietro. Male!"
Urca! Non si sarà mica arrabbiato? No, assolutamente: era il suo modo di
salutarmi. E parte con il raccontarmi il suo esordio a Brescia, come
calciatore: il suo allenatore lo dovette correggere: "Bersellini, devi fare
tanti passettini, corti e veloci, come se stessi passeggiando in centro: per
l'equilibrio e l'agilità!" Ora mi tranquillizzo.
Ed é così che parte una delle esperienze di comunicazione più belle della
mia vita. Mi rendo conto di avere di fronte una grande personalità,
un'intelligenza acuta e attenta. Ora capisco l'adorazione che hanno
manifestato in mia presenza, alcuni sui ex giocatori, Spillo Altobelli
e Beppe Bergomi tra i tanti.
Indubbiamente il personaggio o lo si ama o lo si detesta. Se fossi stato un
giovane calciatore, penso proprio che mi sarei affidato completamente ai
suoi consigli: sono sicuro che mi avrebbe fatto fare un'ottima carriera.
Ascolto, chiedo, ed é così che mi racconta dei suoi inizi, fatti di passione
per il calcio, di tanta grinta e di tanti sacrifici: a 16 anni é al Fidenza;
é tanto bravo che la Juventus lo opziona per la squadra giovanile: ed é qui
la svolta della sua carriera, della sua vita e la mitica frase "Mio padre
giocava al pallone, mio zio giocava al pallone e... tutti e due non mi hanno
fatto giocare nella Juventus". Parlando di suo padre gli occhi gli si
illuminano: capisco che per lui la famiglia é un valore fondamentale, da
preservare, curare e difendere. Anche con scelte a volte poco comode: come
quella che fece per lui suo padre, tanti anni indietro. Ha una vera
adorazione per la moglie e le figlie, ma ne parla poco: la sua sfera
privata, il suo mondo personale sono su un olimpo, fuori dalle circostanze
terrene. Saggio.
Due anni a Fidenza, poi al Brescia e, dopo una bella carriera da calciatore,
la splendida esperienza di allenatore di altissimo livello e di grandi
risultati: Inter, Torino, Sampdoria, Fiorentina, Ascoli, Avellino...
Ascolto le sue opinioni sul calcio definito come "moderno",
sull'organizzazione delle squadre e sul modo di vivere e di giocare dei
giocatori: queste sue parole di inizio agosto sono profetiche, niente di più
attuale in relazione a quello che tutti noi siamo costretti a subire in
questi giorni. Soldi, soldi e ancora soldi: niente sport, solo soldi.
Ascolto e per pudore non riferisco: tante riflessioni, amare e profondamente
vere. Bersellini, il duro, il sergente di ferro, é forse l'ultimo dei
romantici, l'ultimo degli sportivi con la vera passione per il calcio dentro
all'anima.
Trapela il suo disagio nel rapportarsi con persone che non amano il calcio
ma lo gestiscono, quasi con disprezzo; che vedono nello sport solo un modo
per arricchirsi. Che purtroppo "non hanno mai e poi mai dato un calcio ad un
pallone".
Chiedo provocatoriamente degli arbitri: li considera umani e quindi non
infallibili; ma assolutamente preparati, sempre in buona fede e soggetti a
grandi pressioni. Mi cita una decina di esempi, una decina di partite. Mi
cita nomi del passato: il mitico Lobello ad esempio. E la Juventus? La
Juventus é una grande squadra: vince perché ha uno stile, una grande
organizzazione e tante regole sempre rispettate. Gli chiedo qualche giudizio
sulle squadre che ha guidato, nel bene e, qualche volta, nel male. Quando
parla dell'Inter... beh potete immaginare la sua soddisfazione, il suo
sguardo. Tante vittorie, lo scudetto, le coppe e soprattutto, la
preparazione della leva dei campioni che contribuirono a vincere il Mondiale
in Spagna. Tanti ragazzi che venivano da tante esperienze e che lui ha fatto
diventare dei grandi campioni, per noi italiani degli eroi indimenticabili.
Grande stile.
Lo sport per Eugenio é e deve essere, prima di tutto, passione e disciplina,
rispetto delle regole. E passione, tanta passione. Tanto studio, tanta
preparazione, sempre umiltà, gioco di squadra e sacrificio; e passione.
Camminiamo sotto le acacie del Taro: ora é tempo per una tappa "nel posto
più rilassante e bello del mondo": una panchina. Ma non di una squadra: è la
panchina pubblica che si trova nella stradina di Caravaggio, lungo il Taro.
Ti siedi; le spalle al monte e vedi Tarodine, il Molinatico, i Vighini, il
paese, il Taro; l'aria del Taro ci accarezza la faccia e ci asciuga un po'
di sudore, mentre fotografo e ascolto. Veramente splendido.
Arriviamo finalmente al Bozzia, entriamo in campo, dove una nuvola di
giovani calciatori del Parma lo riconoscono e lo circondano di feste: il suo
viso si accende di una luce bellissima. Come quella che hanno i bimbi di
fronte ad un'enorme torta di compleanno. Si gira e mi dice: "Vedi, questo é
il mio mondo, il posto in cui sto meglio al mondo: il campo."
Gli credo e comincio a ricomprendere, dopo tante chiacchiere e troppe
delusioni, cosa vuol dire la vera passione per calcio; per la vita.
La carriera in
pillole di Eugenio Bersellini, nato a Borgo Val di Taro il 10 giugno 1936
Come calciatore:
1952 - 1953 Fulgor Fidenza
1953 - 1955 Fidenza
(4° serie)
1955 - 1960 Brescia
(serie B)
1960 - 1966 Simmenthal Monza
(serie B)
1966 - 1968 Serie U.S. LECCE
Come allenatore:
1968 - 1971 Corso per allenatori di prima categoria a Coverciano (scuola
F.I.G.C.)
1968 - 1971 U.S. LECCE
(serie C)
1971 - 1973 A.C. COMO
(serie B)
1973 - 1975 A.C. CESENA
(serie A)
1975 - 1977 U.C. SAMPDORIA
- Genova (serie A)
1977 - 1978 F.C. INTER
- Milano (serie A)
- Vincitore della Coppa Italia
Partecipazione alla coppa UEFA
1978 - 1979 F.C. INTER-
Milano (serie A)
- Partecipazione alla Coppa delle Coppe
1979 - 1980 F.C. INTER
- Milano (serie A)
- Vincitore del Campionato di
Calcio Italiano serie A
- Vincitore del "Mundialito Cup"
- Partecipazione alla coppa UEFA
- Partecipazione alla coppa Kirin (Jappone)
- Finale INTER - BRUGES
1980 - 1981 F.C. INTER
- Milano (serie A)
Partecipazione alla Coppa dei Campioni
1981 - 1982 F.C. INTER
- Milano (serie A)
- Vincitore della Coppa Italia
1982 - 1984 A.C. TORINO
(serie A)
1984 - 1985 U.C. SAMPDORIA
- Genova (serie A)
- Vincitore della Coppa Italia
1985 - 1986 U.C. SAMPDORIA
- Genova (serie A)
- partecipazione alla Coppa delle Coppe
1986 - 1987 A.C. FIORENTINA
Firenze (serie A)
1987 - 1988 U.S. AVELLINO
(serie A)
1988 - 1990 A.C. ASCOLI
(serie A)
1990 - 1991 A.C. COMO
(serie C)
1991 - 1992 F.C. MODENA
(serie B)
1992 - 1993 F.C. BOLOGNA
(serie B)
1993 - 1994 S.C. PISA
(serie B)
1995 - 1996 F.C. SARONNO
(serie C)
1999 - 2000 NAZIONALE LIBICA
- 3° classificato nei GIOCHI PAN-ARABI
- Vincitore del torneo di Tripoli
2000 - 2001 AL-AHLY
Tripoli
Vincitore del Campionato di Calcio Libico
Vincitore della Coppa Libica
2001 - 2002 AL-ITTHIAD
Tripoli
Vincitore del Campionato di Calcio Libico
2002 - 2003 Collaboratore/Responsabile di tutte le
NAZIONALI LIBICHE
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