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Borgotaro 25 Novembre 2005 02

Immagini di repertorio

Il caso "Amanda Castello" alias "Muriel Bianchi"

 

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Testi e foto di Mauro Delgrosso 
Attenzione: il  materiale fotografico e i testi riportati sono di proprietà del portale Valtaro.it; é espressamente vietato l'utilizzo in qualsiasi forma, anche parziale o modificata, e per qualsiasi motivo.

 
Amanda Castello / Muriel Bianchi

Prima pagina di Polis del 24 novembre 2005 
 

Prima pagina della Libertà di Piacenza del 23 novembre 2005

Prima pagina della Libertà di Piacenza del 24 novembre 2005

Prima pagina della Libertà di Piacenza del 25 novembre 2005
   
Testi e foto di Mauro Delgrosso 
Tutti i diritti sono riservati, proprietà esclusiva del portale Valtaro.it, é vietata ogni forma di utilizzo non autorizzato.

 

Amanda Castello,  presidente dell'Associazione Paulo Parra per la ricerca sulla Terminalità, motore di tante attività sociali, secondo le rivelazioni  di alcuni giornali, sembrerebbe aver celato per anni la sua vera identità: in realtà si chiamerebbe Muriel Bianchi. Sull'accaduto sembra indagare la Procura della Repubblica di Piacenza.

"Amanda Castello" non sarebbe "Amanda Castello": in realtà si tratterebbe di Muriel Bianchi. Paulo Parra, l'uomo a cui é intitolata un'associazione di aiuto ai malati terminali, suo marito, deceduto alcuni anni fa, si sarebbe invece chiamato Antonio Expedito Carvahlo Perera.
Una vicenda veramente strana, ai limiti della comprensibilità per tutti i comuni mortali, intenti a vivere normalmente e a chiamarsi per nome e cognome da una vita. Figurarsi qui in montagna, dove ci conosciamo tutti, da generazioni. Si tratta di una di quelle notizie che ti sconvolgono un po', che ti mettono quasi in crisi. Che ti fanno capire che il mondo é molto più complesso di quanto noi sprovveduti montanari possiamo immaginare. Una notizia a cui fai fatica a credere, che accetti solo quando trovi tanti riscontri, inequivocabili.

Ma veniamo ai fatti; cerchiamo di capire cosa é successo, cercando di restare oggettivi e obiettivi; un compito per niente facile, vista la grande quantità delle fonti citate e i pochi riscontri oggettivi riportati; vista la delicatezza degli elementi e delle argomentazioni, leggibili negli articoli pubblicati da alcuni organi di stampa nei giorni scorsi, Libertà di Piacenza per prima, e Polis poi.

Amanda Castello, presidente della Associazione ART, persona molto conosciuta e stimata in Valtaro per il progetto Hospice, a sostegno dei malati terminali, sembrerebbe aver dato per anni false generalità. In realtà si dovrebbe chiamare (il condizionale è un imperativo!) Muriel Bianchi. Non é brasiliana ma francese. Suo marito, morto alcuni anni fa per una malattia oncologica e motore primo del suo impegno nel settore delle cure palliative, non si sarebbe chiamato Paulo Parra ma bensì Antonio Expedito Carvahlo Perera. I due si sarebbero rifugiati in Italia, a Bettola, nel 1980, in un antico casale chiamato "La Bagnata", sfuggendo a presunte persecuzioni politiche e cambiando il loro nome per motivi di sicurezza personale.
Su questo caso, secondo quanto riportato da Polis, sta indagando la Digos (reparto speciale della Polizia di Stato Italiana, specializzato in reati di terrorismo a sfondo politico), coordinata dal Sostituto Procuratore Maurizio Boselli, in collaborazione con altre strutture di polizia italiane ed estere. Il tutto sembra essere partito dal contenuto di un libro dello scrittore sud americano Fernando Molica, intitolato "L'uomo che morì tre volte". Sempre, secondo le fonti giornalistiche, in questo libro, la figura di Paulo Parra/Perera, viene descritta  quale elemento collegato al terrorismo internazionale.

Ho incrociato, come tanti a Borgotaro, l'attività di Amanda Castello/Muriel Bianchi; ho seguito i suoi lavori di sensibilizzazione al tema della morte, il suo attivismo convinto a favore dei malati terminali, per l'apertura dell'Hospice di Borgotaro. L'ho sentita parlare più volte ai convegni, alle cerimonie di inaugurazione. Una volta addirittura l'ho sentita richiamare pubblicamente, con piglio, il Sindaco di Borgotaro, in Sala Imbriani, per un suo presunto ritardo nell'esecuzione di un progetto. Mi stupii.
Una volta, abbiamo anche mangiato insieme al Mistrello, insieme a mezzo centinaio di altre persone, dopo un coinvolgente convegno sulle cure palliative, ospiti della Coop Aurora.
Eravamo in tavoli distanti; ricordo un lungo colloquio con una funzionaria della Regione; veramente entusiasta del lavoro della Castello/Bianchi: mi aveva quasi convinto ad andare a visitare una struttura hospice vicino a Bologna.
Pensandoci un attimo, cercando di comprendere la situazione, ammettendo sempre ipoteticamente che tutto quello che é stato pubblicato sia vicino al vero, tentando di capire chi é, almeno nelle mie reminiscenze, mi sono ricordato di aver acquistato, in uno degli immancabili banchetti informativi che la seguivano dappertutto, due suoi brevi libri ("Un "alien" chiamato dr. Crabe" e "Il miracolo dei delfini"). Prima di scrivere questo pezzo sono andato a rileggerne qualche pagina.
Mi sono reso conto che, con quello che é stato pubblicato, non sono più coinvolto da quello che scrive; confesso che sono quasi infastidito nel leggere queste corte pagine. Sono stato colpito dai tanti titoli ostentatamente precisi (Dott., Pres., Avv, Comm.,...) attribuiti a tutti gli "attori" degli scritti: sia agli interpreti immaginari, sia ai sostenitori e ai collaboratori reali.  Tanta precisione stride con l'assioma ipotetico iniziale di un nome falso dell'autore. Sinceramente non capisco.

Sempre con la premessa del ragionevole dubbio, dell'attesa dei risultati ufficiali della magistratura e degli organi di controllo, ripenso alle attività di A.R.T. (di cui Castello/Bianchi é o era  presidente) a scuola, allo Zappa-Fermi, così come in tanti Istituti di Piacenza: dove degli ancora candidi e incontaminati figli del nostro tempo, sono stati coinvolti, educati come si fa solitamente in una scuola. Di prassi gli studenti sono abituati a comunicare con un nome vero e univoco, ad usare il linguaggio con senso: cosa penseranno dei progetti svolti? Quale opinione avranno degli adulti, del mondo delle Istituzioni?
Nella prefazione di una pubblicazione ufficiale, che ancora conservo, ("Parole discrete", con tanto di loghi della Regione, del Comune e della Azienda USL), dove gli studenti hanno trascritto i loro preziosi pensieri, leggo: " L'Associazione Paulo Parra per la ricerca sulla Terminalità - A.R.T. é un'associazione senza fine di lucro, fondata dall'Avv. Dott.ssa Amanda Castello dopo la morte di suo marito, Dott. Paulo Parra, medico psichiatra e psico-oncologo, deceduto di cancro nel marzo 1996,". I titoli e i nomi a questo punto di chi sono? A chi si riferiscono i titoli accademici e professionali?
Nei progetti sull'educazione alla morte nelle scuole, aprendo un'ipotetica porta dei loro pensieri, dove le parole hanno un senso, cosa penseranno di avere di fronte? Un "cappuccetto rosso" o un "lupo"?
Come la prenderanno i genitori della Valtaro nel sapere che qualcuno, presentando probabilmente delle false generalità, ha portato avanti, con il consenso delle istituzioni, delle attività formative dei loro figli, nelle scuole che frequentano? Come reagirà questo mondo tutto particolare, professori per primi, quando qualche altro volontario, qualche altro appassionato, proporrà qualche iniziativa? Gli chiederanno l'esame del DNA? Nel caso anche di una condanna, anche semplicemente solo pecuniaria, a loro, soprattutto a loro, qualche spiegazione in più é sicuramente dovuta.

So che é un atteggiamento infantile, forse  banale, ma, se le cose sono come sono state descritte dai giornali, mi sento un po' tradito. Sono anche deluso e preoccupato, per le implicazioni che questa vicenda potrebbe avere su tanti bei progetti di assistenza, una volta tanto ben avviati. Sono preoccupato per alcuni miei cari amici, di fatto coinvolti professionalmente, anzi almeno emotivamente travolti,  in questa vicenda. Prima di scrivere ho ripensato anche ai visi delle sue assistenti, quello di Maria Lavezzi su tutti; l'ho incrociata sfuggevolmente in un bar di Borgotaro, pochi giorni fa, prima della "rivelazione". Era insieme al Sindaco di Borgotaro: un saluto distratto, quasi di circostanza. E' sfuggita, con gli occhi bassi, silenziosamente: forse stanca, forse già con qualche pensiero di troppo.
Qualcuno, forse impaurito dagli sviluppi, ora tende a minimizzare l'accaduto. Qualcuno mi ha consigliato di non scrivere nulla, di lasciar stare, tanto al massimo "si becca una multa da 3000 Euro ed é finita lì; tu invece ti fai dei nemici".
Troppo comodo, e soprattutto ormai totalmente inutile: la frittata é fatta.  E' anche in questo modo che si mantiene un paese libero e democratico: rispettando le regole, che possano piacere o no, cercando di dire la verità. Cercando di riflettere su quanto accade, cercando di fare opinione, esprimendo giudizi, anche scomodi.
Mi domando: in quanti sapevano? E anche: nei tanti progetti pubblici, gestiti con risorse pubbliche, che coinvolgevano A.R.T., come sono stati regolati i contratti di gestione e di collaborazione? Chi li ha firmati? Chi aveva potere di firma e soprattutto di controllo sulle identità, con tutto quello che ne deriva, degli individui coinvolti?

Mi domando ancora, sempre se gli organi di giustizia competenti dimostreranno quanto pubblicato: perché tutto questo? Perché continuare a mentire a tutti? Dare generalità diverse é mentire, ricordiamolo. Come si pensava di seppellire il passato? Come si poteva riuscire, nell'era di internet, della comunicazione globale? Non con uno, ma bensì con due nomi falsi, il suo e quello di suo marito, oltretutto associati a progetti di risonanza mondiale. Se si voleva rimanere nascosti a dei possibili persecutori, perché cercare la luce dei riflettori? Provate a fare delle ricerche su google con i nomi in questione: migliaia di informazioni, di tutti i tipi, soprattutto grafiche. Basta avere il tempo di leggere. Ho l'impressione, badate bene solo l'impressione, che si sia solo all'inizio di una lunga storia.
Capisco nei primi tempi di smarrimento, posso capire la paura dopo la morte del marito; si può immaginare il farsi prendere la mano; posso capire la difficoltà di uscire da uno schema di difesa, gestito dal dolore della perdita, quasi automatico agli inizi dell'avventura; di un modo facile di proseguire in una, per quello che ne so io, giusta e meritoria lotta in favore di chi soffre.
Ma dopo? Stento a credere che non ci si sia resi conto che tutto stava diventando magnificamente importante e fragile per questo "peccato originale". Perché aspettare gli eventi? Perché non liberarsi di questo fardello? Perché non parlarne con quelli che stavano partecipando disinteressatamente ai progetti? E le sue "assistenti"? Sapevano?
Mi domando,sempre se tutto risulterà vero, perché una donna con tante riconosciute qualità, capace di affrontare con coraggio e determinazione il tema della morte, il tema più duro nella vita di un essere umano, non sia stata capace di affrontare anche questa battaglia, tutto sommato semplice.
Era la lotta forse più importante: quella della verità sulla propria identità; quella qualità unica che ci identifica e ci distingue come esseri, viventi.

Per leggere una serie di articoli pubblicati da Valtaro.it in riferimento alle attività in Valtaro di Amanda Castello/Muriel Bianchi:

http://www.valtaro.it/hospice2005/index.htm

http://www.valtaro.it/hospice2/index.htm

http://www.valtaro.it/hospice/index.htm