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Una
commedia in tre atti e non più di 250 parole in italiano! Un record. Solo "burg'zan"
e del più "stricu". Con termini e costruzioni letterali
estremamente ricercate e filologicamente corrette.
Il teatro Farnese stracolmo: i biglietti erano introvabili da giorni.
Un gruppo storico di affezionati spettatori e cultori, Sindaco di
Borgotaro Salvatore Oppo e Vicesindaco Ernesto Ferri in testa; ci si sentiva
a casa, quasi in famiglia. Qualche ospite illustre.
Un'atmosfera coinvolgente ed emozionante, carica di aspettative. Un
privilegio riservato solo a chi vive qui ed apprezza la Valtaro, che riesce
a lasciarsi dietro la vita frenetica della città e finalmente si rilassa.
Un altro gruppo di amici, quelli che recitano, che sono anche degli ottimi attori, anzi dei mattatori.
Gente che si diverte (e si vede davvero!), e che ha l'estremo pregio e la
bontà di coinvolgerci nel loro divertimento. Coordinati da un solido regista
Giuseppe Caramagna, animato da tanta passione e volontà. Con
solide basi culturali. Immagino tante serate tolte al sonno e al riposo per preparare una deliziosa commedia
dialettale e regalare a Borgotaro una serata unica. Un appuntamento a cui
ogni vero borgotarese non può e non vuole mancare. I commenti del pubblico sono stati di
grande piacevolezza, di completo stupore e di meraviglia; un po' tutti ci
siamo chiesti: come fanno "questi matti" ogni anno ad essere così bravi,
così professionali? Mi vengono in mente in ordine sparso gli
attori (attori veri, non semplici dilettanti) e quello che mi hanno
trasmesso.
Carlo Contini (Ginu), l'interpretazione della simpatica canaglia
borgotarese é sua; veramente sua. Il personaggio é completamente a suo
agio (qualche amico "un po' maligno" ha detto che ha fatto poca fatica nel
calarsi nella parte!); gestualità e espressioni uniche. Marco Ferrari
(Chisőla) riesce a tenere la scena
come un attore della commedia dell'arte di professione, un mimo, un
guitto; non sembra avere fatto altro da sempre. Ha una totale confidenza
con il pubblico, comunica in modo diretto: ti fa sentire come se tu fossi
l'unico in sala ad ascoltarlo. Stefania Ariata (Cesira) esprime una
forte proprietà espressiva e una capacità interpretativa unica. La sua
forza nel calarsi nel personaggio é totale. La sua maschera (un bravo ai
truccatori Gianni e
a Rosalba Delpoio) era prima di tutto interpretativa, non di solo
make-up; bella la sua scelta dei tempi e del ritmo, una voce splendida e
distinta; Renato Toschi (Duvicu) ha una simpatia innata, un
contatto epidermico con il pubblico; suo, veramente suo e sentito, il
carattere dell'uomo della pianura, pratico e benestante, che sale ai monti
ed ha una soluzione per tutti i problemi: la sua conduzione della scena é
piacevolissima e le improvvisazioni sul tema sono di una maestria unica
(rimarrà famosa la battuta "togli tempo" sull'affascinante medico e la
grande quantità di formaggio parmigiano mangiato in scena con la "figlia
Cesira" che "mangia tutto, come una mietitrebbia"). Claudia Leonardi
(Andreina) e Clara Molinari (Teresa) una coppia perfetta, due persone,
un cuore: il dialogo del dialetto fatto persona, i tempi del vivere in
paese, i mestieri, i piatti, i riti della messa e della festa, il buon senso
comune; il senso di un tempo, dello scorrere quotidiano di una civiltà, di
un modo di vivere in fase di estinzione; mancavano solo gli odori e i sapori
della nostra memoria ed eravamo in pieno 1950. Brave. Franco, il Franco Brugnoli (Giuvanèin) animatore di
mille e una manifestazione borgotarese, conoscitore profondo del nostro
mondo: un'interpretazione ironica e vista con occhio benevolo, totalmente calata nella parte, fine, garbata
come lo stile di vita di Franco, un "burg'zan" DOC (anzi IGP);
capace di farci rivivere le atmosfere del Borgo di un tempo, viste con
occhio maschile (mi ha
ricordato la figura di "Nello di Giubba",
recentemente scomparso). Impeccabile il suo accento e perfetto il suo modo
di intendere la comunicazione in borgotarese. Giuseppina Brugnoli
(la Strol'ga), purtroppo troppe poche battute per un talento
naturale, con un borgotarese che gli sgorga da dentro attraverso una voce
unica (quella che ho nelle mie memorie di bambino per le vie del borgo e che
chiamavano a merende estive o a messe invernali) e un senso del tempo e del
movimento splendido (indimenticabile la formula magica a base di "sangunasi
e suprasà", con le sue mani che producevano cerchi perfetti nell'aria); Maria Rosa Pattoneri
(Curina), la regina e l'anima della Compagnia: tiene la scena in modo
totale; ad un certo punto del terzo atto, verso la fine e in un momento di
totale drammaticità, con il suo magnetismo al massimo, si é sentito qualcuno del pubblico
che ha urlato in dialetto: "Maria
Rosa, e basta! Così mi fai piangere!!!". Una drammaticità sentita e
un'interpretazione profonda dell'ironia del modo di vivere l'universo
borgotarese; in certi momenti della commedia sembrava invitarci a salire
sul palco a recitare con lei: coinvolgente. Daniela Orsi (La
Dottoressa) intellettuale e sexy nei suoi movimenti come sempre: ha
rappresentato l'italiano ufficiale (intesa come lingua), che incontra il
dialetto; un italiano che non si contrappone, ma totalmente in grado di
comunicare con il "borghigiano": non é esattamente banale e semplice
riuscire a trasporre il modo di comunicare tra epoche, tra mondi, tra
culture; più o meno i dialoghi che si possono sentire ogni giorno in quasi
tutte le famiglie della Valtaro, magari all'ora di cena.
Speaker ufficiale il sempre efficace Giovanni Bonfiglio, scenografie
perfettamente in stile (Antonio Murena con la collaborazione di Paride
Magnani), suoni e luci professionali come
sempre grazie a Massimo Armani e Ettore Scarsella.
Il
gruppo Mandolinistico Borgotarese ha proposto, all'inizio e alla
fine dello spettacolo, con la preziosa collaborazione di Tiziana Paoli
(una jazzista con l'amore per le tradizioni musicali locali), alcuni brani
folkloristici valtaresi.
Due appunti al regista (me lo consenta,
é stato comunque bravissimo): forse qualche minuto in meno nella durata e la
velocizzazione con qualche anticipo di battuta di alcuni dialoghi e qualche
taglio avrebbero aiutato il pubblico a seguire meglio e a non avere cali
emotivi; trattandosi di una commedia dialettale alcuni ospiti, meno
conoscitori del borgotarese, hanno fatto un po' di fatica a ricollocare
l'azione.
Un Grazie di cuore ai "I fiő dal Burgu",
siete unici! Arrivederci a Bedonia, il 6 gennaio 2002, per la replica.
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