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21 dicembre 2001
ore 21.00
Teatro Farnese
“Ar cocu d’la mamà”
Commedia dialettale
dei

I fiő dal Burgu

 

 

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Immagini del primo atto
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Immagini del secondo atto:
il pranzo
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Immagini del terzo atto
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Immagini del gran finale
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Testi e foto di Mauro Delgrosso
 

Una commedia in tre atti e non più di 250 parole in italiano! Un record. Solo "burg'zan" e del più "stricu". Con termini e costruzioni letterali estremamente ricercate e filologicamente corrette.


Il teatro Farnese stracolmo: i biglietti erano introvabili da giorni.
Un gruppo storico di affezionati spettatori e cultori,  Sindaco di Borgotaro Salvatore Oppo e Vicesindaco Ernesto Ferri in testa; ci si sentiva a casa, quasi in famiglia. Qualche ospite illustre. Un'atmosfera coinvolgente ed emozionante, carica di aspettative. Un privilegio riservato solo a chi vive qui ed apprezza la Valtaro, che riesce a lasciarsi dietro la vita frenetica della città e finalmente si rilassa.
Un altro gruppo di amici, quelli che recitano, che sono anche degli ottimi attori, anzi dei mattatori. Gente che si diverte (e si vede davvero!), e che ha l'estremo pregio e la bontà di coinvolgerci nel loro divertimento. Coordinati da un solido regista Giuseppe Caramagna, animato da tanta passione e volontà.  Con solide basi culturali. Immagino tante serate tolte al sonno e al riposo per preparare una deliziosa commedia dialettale e regalare a Borgotaro una serata unica. Un appuntamento a cui ogni vero borgotarese non può e non vuole mancare. I commenti del pubblico sono stati di grande piacevolezza, di completo stupore e di meraviglia; un po' tutti ci siamo chiesti: come fanno "questi matti" ogni anno ad essere così bravi, così professionali? Mi vengono in mente in ordine sparso gli attori (attori veri, non semplici dilettanti) e quello che mi hanno trasmesso.


Carlo Contini (Ginu), l'interpretazione della simpatica canaglia borgotarese é sua; veramente sua. Il personaggio é completamente a suo agio (qualche amico "un po' maligno" ha detto che ha fatto poca fatica nel calarsi nella parte!); gestualità e espressioni uniche. Marco Ferrari (Chisőla) riesce a tenere la scena come un attore della commedia dell'arte di professione, un mimo, un guitto; non sembra avere fatto altro da sempre. Ha una totale confidenza con il pubblico, comunica in modo diretto: ti fa sentire come se tu fossi l'unico in sala ad ascoltarlo. Stefania Ariata (Cesira) esprime una forte proprietà  espressiva e una capacità interpretativa unica. La sua forza nel calarsi nel personaggio é totale. La sua maschera (un bravo ai truccatori Gianni e a Rosalba Delpoio) era prima di tutto interpretativa, non di solo make-up; bella la sua scelta dei tempi e del ritmo, una voce splendida e distinta; Renato Toschi (Duvicu) ha una simpatia innata, un contatto epidermico con il pubblico; suo, veramente suo e sentito, il carattere dell'uomo della pianura, pratico e benestante, che sale ai monti ed ha una soluzione per tutti i problemi: la sua conduzione della scena é piacevolissima e le improvvisazioni sul tema sono di una maestria unica (rimarrà famosa la battuta "togli tempo" sull'affascinante medico e la grande quantità di formaggio parmigiano mangiato in scena con la "figlia Cesira" che "mangia tutto, come una mietitrebbia"). Claudia Leonardi (Andreina) e Clara Molinari (Teresa) una coppia perfetta, due persone, un cuore: il dialogo del dialetto fatto persona, i tempi del vivere in paese, i mestieri, i piatti, i riti della messa e della festa, il buon senso comune; il senso di un tempo, dello scorrere quotidiano di una civiltà, di un modo di vivere in fase di estinzione; mancavano solo gli odori e i sapori della nostra memoria ed eravamo in pieno 1950. Brave. Franco, il Franco Brugnoli (Giuvanèin) animatore di mille e una manifestazione borgotarese, conoscitore profondo del nostro mondo: un'interpretazione ironica e vista con occhio benevolo, totalmente calata nella parte, fine, garbata come lo stile di vita di Franco, un "burg'zan" DOC (anzi IGP); capace di farci rivivere le atmosfere del Borgo di un tempo, viste con occhio maschile (mi ha ricordato la figura di "Nello di Giubba", recentemente scomparso). Impeccabile il suo accento e perfetto il suo modo di intendere la comunicazione in borgotarese. Giuseppina Brugnoli (la Strol'ga), purtroppo troppe poche battute per un talento naturale, con un borgotarese che gli sgorga da dentro attraverso una voce unica (quella che ho nelle mie memorie di bambino per le vie del borgo e che chiamavano a merende estive o a messe invernali) e un senso del tempo e del movimento splendido (indimenticabile la formula magica a base di "sangunasi e suprasà", con le sue mani che producevano cerchi perfetti nell'aria);   Maria Rosa Pattoneri (Curina), la regina e l'anima della Compagnia: tiene la scena in modo totale; ad un certo punto del terzo atto, verso la fine e in un momento di totale drammaticità, con il suo magnetismo al massimo, si é sentito qualcuno del pubblico che ha urlato in dialetto: "Maria Rosa, e basta! Così mi fai piangere!!!". Una drammaticità sentita e un'interpretazione profonda dell'ironia del modo di vivere l'universo borgotarese; in certi momenti della commedia sembrava invitarci a salire sul palco a recitare con lei: coinvolgente. Daniela Orsi (La Dottoressa) intellettuale e sexy nei suoi movimenti come sempre: ha rappresentato l'italiano ufficiale (intesa come lingua), che incontra il dialetto; un italiano che non si contrappone, ma totalmente in grado di comunicare con il "borghigiano": non é esattamente banale e semplice riuscire a trasporre il modo di comunicare tra epoche, tra mondi, tra culture; più o meno i dialoghi che si possono sentire ogni giorno in quasi tutte le famiglie della Valtaro, magari all'ora di cena.

Speaker ufficiale il sempre efficace Giovanni Bonfiglio, scenografie perfettamente in stile (Antonio Murena con la collaborazione di Paride Magnani), suoni e luci professionali come sempre grazie a Massimo Armani e Ettore Scarsella.

Il gruppo Mandolinistico Borgotarese ha proposto, all'inizio e alla fine dello spettacolo, con la preziosa collaborazione di Tiziana Paoli (una jazzista con l'amore per le tradizioni musicali locali), alcuni brani folkloristici valtaresi.

Due appunti al regista (me lo consenta, é stato comunque bravissimo): forse qualche minuto in meno nella durata e la velocizzazione con qualche anticipo di battuta di alcuni dialoghi e qualche taglio avrebbero aiutato il pubblico a seguire meglio e a non avere cali emotivi; trattandosi di una commedia dialettale alcuni ospiti, meno conoscitori del borgotarese, hanno fatto un po' di fatica a ricollocare l'azione.

Un Grazie di cuore ai "I fiő dal Burgu", siete unici! Arrivederci a Bedonia, il 6 gennaio 2002, per la replica.