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Le vie
dell'inferno sono lastricate di buone intenzioni.
E' un vecchio
e sempre attuale detto, ricordiamocelo sempre.
Nei prossimi giorni
a Bedonia ci sarà un importante convegno sullo sfruttamento e valorizzazione delle risorse
idriche in montagna. E l'argomento é un po' sulla bocca di tutti in paese.
E succedono anche strane cose.
Alcuni giorni fa ho ricevuto in modo anonimo, (una busta nella cassetta
della posta), uno
strano documento; la copia di una proposta di progetto
sullo sfruttamento delle acque della nostra Valle. Leggo e rileggo e, pur
avendo una formazione personale di indirizzo scientifico, confesso
candidamente la mia forte perplessità, la mia non comprensione. Captazioni
delle sorgenti, grandi condotte rivolte alla pianura, alcuni invasi
artificiali, dighe e centraline idroelettriche. Si tratterebbe di portare
acqua per 300.000 abitanti (trecentomila!), quasi l'intera provincia di
Parma. Leggo anche qualche proposito ambientale. Opere definibili come
faraoniche, milioni di euro di investimenti; l'impiego di tante imprese
esterne, la nascita di decine di cantieri e tanti anni di disagio per tutti.
Una vera rivoluzione.
Praticamente tutte le risorse idriche della "Montagna Ovest" ne sarebbero interessate. Guardo la
firma del documento, una persona nota, per quanto ne so io stimabile e
capace; guardo la
carta intestata, guardo i destinatari della missiva. Se fosse vero, se fosse
autentico, forse ci sarebbe di che esserne realmente perplessi.
La Comunità Montana, in modo appropriato e intelligente, ha avviato il
progetto scientifico Fo.Re.Sta, per la certificazione ambientale del
territorio, per analizzare le risorse naturali, indicando gli sviluppi
ecocompatibili: mi domando, se fosse vera la proposta di progetto, perché non attendere
i risultati e le indicazioni?
Alla fine rifletto un fine settimana intero, prendo informazioni, rompo le scatole a
qualche amico influente, chiedo consigli.
E' domenica notte, sono tormentato: parlo, non parlo? Scrivo o non scrivo?
Mi caccio nella mischia o ne resto fuori? Farò bene, farò male?
Amo troppo la mia terra, la mia gente, il mio paese, i miei boschi: ne devo
parlare. Anche se tutto si basa su ipotesi, forse (magari fosse così!) su
chiacchiere montate ad arte, su strane idee.
Penso che forse parlarne, anche in modo ipotetico, potrebbe comunque aiutare
chi ci amministra a decidere meglio, ad evitare sbagli e scelte dolorose.
Sono anche loro dei montanari, gente con una famiglia, gente come me.
In questo articolo
decido di non citare esplicitamente il documento, l'autore e la fonte:
voglio prima verificarne l'indiscutibile attendibilità. Per correttezza nei
confronti dei diretti interessati e delle loro attività, per tutelare
l'integrità del portale e per evitare stupide e inutili polemiche
strumentali.
Certo che se fosse autentico... ammetto che la mia delusione, pur restando
il tutto probabilmente in un ambito di legittimità e legalità, sarebbe
forte.
Colgo quindi questa
occasione ipotetica, per pensare a quello che mi circonda, a quello che vedo
tutte le volte che mi immergo nei miei boschi, nel mio ambiente, nella mia
natura. Lo scorso anno i primi funghi prugnoli li ho raccolti il 22 marzo:
quest'anno niente, neanche l'ombra! I canali sono asciutti, i boschi secchi,
i pratoni del Molinatico non conoscono ancora il verde dell'erba di
primavera.
L'unica cosa che spunta sul "Monte", che si infittisce ogni giorno di più, é
un bosco di antenne e di pali arrugginiti. Sembra lo scenario di una vecchia
base militare abbandonata, come un residuato della guerra fredda. Nessuno
che fa niente.
La natura, il clima
si stanno ribellando in tutto il globo: gli effetti arrivano purtroppo anche
qui.
Il Tarodine, il bellissimo e maestoso Tarodine, é secco, agonizza!
Forse anche a causa di una captazione che sembra levargli tutta l'acqua: per
verificare quello che scrivo, basta andare a Valvenera, appena dopo Valdena.
Il canale della Macchia Grande, quello che separa Pontolo e Baselica, é
quasi asciutto: forse anche in conseguenza delle captazioni dei bacini che
alimentano Pontremoli.
Il Varacola, dopo tante devastanti alluvioni, ora assomiglia ad un
canale di scolo. Il Vona, dove tanti anni fa imparai a pescare, é un
rigagnolo che scorre tra massi.
Il Cogena, l'immacolato e selvaggio Cogena, stenta a far sentire la sua
voce.
Il Taro, il fiume che genera perfino il nome del mio amato borgo, lo si può
attreversare in ogni dove, comodamente a piedi. E siamo in primavera!
Se, per remota
ipotesi, il documento si rivelasse vero e autentico, mi chiedo: siamo così
sicuri di avere tutta questa acqua da mandare fuori dalla Valle?
Il clima della Terra muta, la natura é sempre più debole e ribelle alle
azioni dell'uomo. Non sarebbe meglio avere un approccio scientifico ed
ecologico, e non, come apparirebbe, puramente amministrativo, al problema?
Al limite basato sul buon senso nostrano?
Siamo sicuri che occorre avere tutta questa fretta, che si debbano
necessariamente mettere in campo tanti e tali interessi economici, intorno allo
sfruttamento delle risorse naturali?
Cari amici pensateci, e pensateci bene.
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