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Si é
spento Abramo Maucci, stimato e conosciuto commerciante di Borgotaro.
Un vero "uomo simbolo" della ricostruzione economica e
sociale dell'Italia del dopoguerra, avvenuta anche attraverso il
sacrificio e la volontà di tanti piccoli imprenditori e commercianti. |
Abramo Maucci si é
spento, consumato dalla vecchiaia, dopo aver vissuto una vita lunga, intensa
e laboriosa. Soprattutto giusta.
Ho avuto il piacere e il grande onore di passare tanto tempo con Abramo
Maucci per una lunga intervista televisiva; ricordo ancora benissimo le sue
parole, le sue espressioni alle mie sollecitazioni, la sua vitalità
incontenibile nel mimare alcuni episodi; ho conservato fino ad oggi le foto
che scattai durante un uggioso pomeriggio borgotarese di fine marzo, di
qualche anno fa; l'intervista si trasformò per me in una vera miniera di
scoperte, in una fonte inesauribile e interessantissima di informazioni
sulla nostra storia più recente. Abramo Maucci, con la sua tenacia, con la
sua forza, con la sua acutezza, é stato uno di quei personaggi che ha
assistito, come impotente protagonista, alla rovina bellica dell'Italia; ha
visto cadere in ginocchio il nostro Paese: non si é perso d'animo é si é
trasformato in uno dei tanti silenziosi e laboriosi artefici attivi della
sua ricostruzione, della sua rinascita.
Durante la Seconda Guerra Mondiale fu mandato come Alpino a combattere in
Jugoslavia, su un'isola della Croazia. Qui ebbe la sfortuna di assistere a
tanti orrori della guerra, vedendo cadere tanti commilitoni; fino
all'armistizio. Pochi giorni dopo l'8 settembre fu imbarcato su una nave, la
Diocleziano, per essere tradotto in Patria. Appena salpata, la nave fu
affondata da alcuni aerei, forse degli ex alleati tedeschi. Maucci, uomo di
montagna, poco pratico di acque e di mare, si salvò, anche grazie ai
consigli di alcuni compagni, rimanendo in mare per parecchie ore. Salvato da
un motoveliero, dopo alcune altre peripezie, facendo rotta per il sud Italia
per ricongiungersi con le altre truppe italiane, fu fatto prigioniero con
tutto l'equipaggio dalle truppe inglesi. E qui iniziò la sua prigionia
sotto gli Alleati: ricordo ancora le sue parole quando narrava della durezza
di trattamento nei suoi confronti. La sua abilità e la sua volontà lo
aiutarono a tornare a casa sano e salvo. Ricordo ancora le sue parole
lucidissime e fermissime nel condannare ogni forma di guerra, di conflitto
tra uomini: un fattore che lo ha accomunato a tanti reduci, anche con idee e
principi talvolta radicalmente diversi.
Appena terminata la guerra, con le strade e i ponti distrutti, con la
miseria imperante e la fame diffusa, Abramo con immenso coraggio diventa,
anzi decide di diventare commerciante. Una specie di robusta tovagliona
sulle spalle, una grande vela, dove rimetteva tanti altri indumenti nuovi,
tante stoffe. E poi migliaia di chilometri a piedi, su tutte le strade e i
sentieri impolverati dell'Appennino: per partecipare a mercati, per vendere
porta a porta. Albe, tramonti, intemperie, giornate di sole: sempre a piedi!
Fino a riuscire a comprare un mulo, paziente compagno di anni di lavoro e di
commercio.
Mesi di fatiche ed ecco che Abramo approda a Borgotaro, dove mette su
famiglia e dove mette in piedi un ormai storico e affermato negozio di
abbigliamento, ora passato in gestione al figlio Enrico. Un altro esempio
della sua capacità di saper costruire, di saper fare impresa.
Era veramente appassionato del suo lavoro, della sua nobile professione di
commerciante: non era raro, anche negli ultimi tempi, trovarlo nella nuova
prestigiosa sede commerciale del negozio da lui fondato decenni prima: con
il suo stile, seduto elegantemente su una sedia, con poche parole, con la
sua capacità dialettica, riusciva sempre a mettere a suo agio il cliente,
riusciva sempre a trovare un punto di comunicazione.
Il Santo Rosario
sarà recitato stasera nella Chiesa di Sant'Antonino alle 20 e 30. I
funerali si svolgeranno domani, domenica 5 Marzo alle 15, sempre nella
chiesa di Sant'Antonino.
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